Green economy, un mercato da oltre $5.000 miliardi. Secondo solo al tech

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Le tensioni geopolitiche e commerciali che dominano il contesto globale hanno spostato l’attenzione dal dibattito sull’azione per il clima, che oggi sembra essere passata in secondo piano. In realtà, la green economy è oggi un comparto economico consolidato: nel 2024 ha superato i 5.000 miliardi di dollari, diventando uno dei settori in più rapida crescita al mondo, secondo solo al comparto tech.

È quanto emerge dal nuovo report realizzato dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), dal titolo Already a Multi-Trillion-Dollar Market: CEO Guide to Growth in the Green Economy, che prevede per gli investimenti in green economy una crescita del 6% annuo fino al 2030, portando il comparto agli oltre 7.000 miliardi di dollari di valore. Oggi 142 Paesi, responsabili di oltre il 76% delle emissioni globali, hanno infatti adottato obiettivi di neutralità climatica, creando un perimetro regolatorio che continua a sostenere la domanda di soluzioni low carbon.

La Cina in testa per investimenti e capacità manifatturiera

“La transizione non è più una scommessa sul futuro, ma un insieme di mercati che vale già oggi migliaia di miliardi di dollari, con la Cina in testa per investimenti e capacità manifatturiera”, commenta Laura Villani, Managing Director e Senior Partner di BCG. “Le prospettive di crescita restano rilevanti: la vera sfida ora è rendere questa traiettoria duratura, trasformando investimenti e potenziale in valore economico, innovazione e occupazione stabile lungo l’intera filiera, dalla ricerca alla manifattura fino ai servizi.”

Un segnale particolarmente rilevante per il contesto europeo è il peso crescente dei mercati legati all’adattamento e alla resilienza climatica. Queste soluzioni rappresentano ormai oltre il 20% degli investimenti complessivi legati al clima e valgono circa 1.100 miliardi di dollari l’anno. Il baricentro della domanda si è ampliato ben oltre il Sud Globale: eventi estremi, stress idrico e vulnerabilità delle infrastrutture stanno rendendo questi mercati strutturali anche nelle economie avanzate. In Europa, ciò si traduce in una domanda crescente di materiali edilizi resilienti, sistemi di raffrescamento, soluzioni per la gestione del rischio climatico e tecnologie per la protezione del territorio, che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella spesa pubblica e privata.

Transizione climatica, un fattore di performance economica

Dal lato delle imprese, la transizione climatica si conferma un fattore di performance economica. Tra il 2020 e il 2024, i ricavi legati alle attività low carbon sono cresciuti in media a un ritmo doppio rispetto a quelli convenzionali, una dinamica osservabile nella maggior parte dei settori industriali. Le aziende con una presenza significativa in questi mercati risultano esposte a segmenti strutturalmente più dinamici, un elemento che contribuisce a spiegare perché, anche nei mercati europei, la transizione stia diventando un driver sempre più rilevante di crescita e riposizionamento industriale.

Questa dinamica si riflette anche nei mercati finanziari. Le imprese con una quota rilevante di ricavi legati alla transizione accedono mediamente a capitali a condizioni più favorevoli e beneficiano di premi di valutazione significativi. In particolare, le società per cui queste attività rappresentano oltre il 50% dei ricavi mostrano multipli superiori del 12–15% rispetto ai concorrenti, segnalando come investitori e mercati stiano già prezzando la capacità di queste aziende di crescere in contesti strutturalmente espansivi e meno esposti alla stagnazione.

Il quadro globale evidenzia tuttavia una competizione sempre più marcata tra grandi aree economiche. La Cina si è affermata come il principale motore di investimento della transizione, con 659 miliardi di dollari investiti nel solo 2024, un livello superiore di oltre il 50% rispetto a quello del secondo investitore mondiale. L’Europa, con 410 miliardi di dollari, mantiene un ruolo di primo piano ma si colloca in un contesto di crescente pressione competitiva, mentre gli Stati Uniti seguono con circa 300 miliardi di dollari di investimenti nel 2024. Questa asimmetria di scala sta ridefinendo il baricentro industriale e tecnologico della transizione, ponendo all’Unione Europea una sfida strategica sulla capacità di trasformare ambizione regolatoria e innovazione in leadership industriale su larga scala.

 

Nell’insieme, emerge un messaggio chiaro: la transizione climatica è già oggi un sistema di mercati pienamente operativo e, in un contesto di competizione globale sempre più esplicita, la capacità di presidiare questi mercati sarà determinante nel prossimo decennio.