KraneShares – Cina: tech, politiche industriali e ripresa dei consumi sosterranno l’azionario

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A cura degli esperti di KraneShares

Rimaniamo costruttivi sull’azionario cinese che nel 2025 ha registrato un altro anno di performance significativamente positiva, sovraperformando gli indici americani e globali. Il rally del 2025 è stato diffuso e riteniamo che nel 2026 saranno diversi i fattori favorevoli che consentiranno alle azioni cinesi di continuare a rivalutarsi.

In primo luogo, il 15° Piano Quinquennale, che sarà approvato nel primo trimestre, dovrebbe fornire supporto allo sviluppo delle industrie high-tech, aumentare l’autosufficienza tecnologica e stimolare la domanda interna e l’inflazione. L’aumento dei consumi domestici mira anche ad affrontare le preoccupazioni sugli squilibri commerciali sollevate sia dagli Stati Uniti sia dall’Unione Europea.

Il focus sulla tecnologia si ritrova anche tra gli obiettivi emersi dalla Central Economic Work Conference (CEWC), l’incontro annuale in cui il presidente Xi e il Consiglio di Stato si confrontano con il Comitato centrale per sviluppare un piano economico per l’anno successivo. In particolare, la conferenza ha evidenziato tra le priorità l’adesione a uno sviluppo guidato dall’innovazione e l’accelerazione della promozione e dell’espansione di nuovi driver di crescita, nonché l’ulteriore ampliamento della politica “Artificial Intelligence +”, migliorandone al contempo la governance.

In secondo luogo, la crescita dei consumi interni potrebbe migliorare i fondamentali delle società di e-commerce e porre fine alla forte concorrenza volta a conquistare la fascia ad alto reddito dei consumatori delle aree urbane che ha pesato sui margini societari.

Inoltre, il viaggio del Presidente Trump in Cina previsto per aprile 2026 rappresenta un’opportunità per estendere la tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, contribuendo a modificare la narrativa geopolitica e mediatica.

A nostro avviso i mercati stanno sottovalutando il desiderio del Presidente Trump di ristabilire le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Siamo ottimisti sul fatto che le misure commerciali e di sicurezza nazionale già implementate, come il reshoring dell’industria automobilisica e di altre industrie critiche e le restrizioni all’esportazione dei chip, possano dare all’Amministrazione la fiducia necessaria per lavorare a relazioni migliori nel lungo periodo.

Un ultimo fattore favorevole riguarda la cosiddetta campagna anti-involution, contro la concorrenza eccessiva, un problema economico significativo per la Cina negli ultimi anni, insieme a quello della sovraccapacità produttiva. Questi due temi hanno avuto molteplici conseguenze: margini di profitto ridotti per le aziende locali, spirale deflazionistica e ammonimenti da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per l’eccesso di offerta di beni immessi sui loro mercati.

Questi problemi si sono accentuati negli ultimi anni, a causa delle pressioni derivanti dal protezionismo a livello globale e delle dimensioni della base manifatturiera cinese odierna.

Riteniamo che risolvere il problema della concorrenza eccessiva potrebbe contribuire a migliorare la dinamica inflattiva, stimolare i consumi e migliorare la redditività delle società, e questo potrebbe potenzialmente beneficiare il mercato azionario cinese.

 

Allocation: la debolezza del dollaro favorisce gli investimenti nell’azionario cinese

Nonostante le valutazioni interessanti in termini assoluti e relativi, riteniamo che la narrativa dei media, insieme alla geopolitica, abbia influito negativamente sul sentiment degli investitori statunitensi nei confronti della Cina. Gli investitori europei, invece, non hanno esitato ad aumentare le loro allocazioni in Cina nel 2025, forse per compensare il calo del dollaro USA che minacciava di erodere i guadagni delle azioni statunitensi.[1]

Nel 2025, la debolezza del dollaro statunitense rispetto all’euro, al franco svizzero e alla corona svedese ha scoraggiato nuovi investimenti azionari negli Stati Uniti. In euro, l’indice S&P 500 ha registrato un rendimento inferiore al 5% nel 2025.

Al contempo, i flussi europei verso gli ETF cinesi sono stati molto più consistenti rispetto a quelli statunitensi.

L’apprezzamento del dollaro USA rispetto al renminbi tende a favorire l’andamento positivo dei prezzi delle azioni delle società con ricavi denominati in renminbi, anche se la valuta non è l’unico fattore da considerare.

Nel 2026, i mercati potrebbero continuare a rivalutare le società Internet cinesi sulla base dell’aumento del valore in dollari dei loro ricavi, come indicato dal tasso di cambio del renminbi.

In conclusione, crediamo che nel 2026 possa continuare la performance positiva del mercato azionario cinese, sostenuto dalle misure del 15° Piano quinquennale focalizzate sull’autosufficienza tecnologica, sulla lotta alla concorrenza eccessiva -che migliora i profitti aziendali- e sull’aumento della spesa dei consumatori. Nel frattempo, riteniamo che l’amministrazione Trump cercherà di compiere progressi per ripristinare le relazioni con la Cina, riducendo i rischi headline e consentendo ad alcuni investitori statunitensi di riallocare le proprie risorse.