Oro oltre i 5.000 dollari: da bene rifugio a bussola del nuovo ordine monetario

Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies di Plenisfer SGR -

L’oro ha superato i 5.000 dollari l’oncia*, e con questo traguardo ha smesso di essere un semplice bene rifugio per diventare l’indicatore di un cambiamento profondo nel sistema monetario e geoeconomico globale. Non reagisce al presente, ma anticipa il futuro.

Il quadro macroeconomico è noto, ma ciò che sta cambiando è la lettura che il mercato ne offre. L’accumulo di debito pubblico e la gestione sempre più complessa della normalizzazione monetaria stanno ridefinendo le aspettative di lungo periodo. L’oro intercetta questo cambiamento prima che diventi manifesto altrove.

È in questo contesto che va interpretata l’azione delle banche centrali. L’accumulo di oro non risponde all’urgenza del momento, ma alla necessità strategica di ridurre l’esposizione a valute sempre più soggette a pressioni politiche e strumentalizzazione geopolitica. L’oro, a differenza delle riserve finanziarie tradizionali, non può essere congelato, né diluito, né condizionato da decisioni discrezionali.

Il 2025 ha segnato un ulteriore passaggio: anche gli investitori finanziari hanno iniziato a trattare l’oro non più come copertura tattica, ma come componente strutturale di portafoglio, in un contesto in cui manca un riferimento credibile privo di rischio in termini reali.

L’oro sta diventando il punto di convergenza di timori diversi — geopolitici, monetari, istituzionali — fino a essere percepito come soluzione universale. Non perché lo sia davvero, ma perché il sistema fatica a offrire un’alternativa altrettanto solida.

In questo senso, il rialzo dell’oro non prezza il caos, ma la normalizzazione dell’instabilità: un mondo caratterizzato da maggiore indebitamento, minore coordinamento internazionale e crescente interferenza politica nelle decisioni monetarie. Per questo, l’oro non sale perché il sistema sta per rompersi, ma perché sta cambiando natura.
*Fonte: Bloomberg