Superbonus, ripartono i controlli fiscali: nel mirino le rendite catastali non aggiornate
L’Agenzia delle Entrate intensifica le verifiche sugli immobili ristrutturati con il Superbonus

Dopo mesi di relativa tregua, ripartono i controlli dell’Agenzia delle Entrate sul Superbonus, con un focus preciso: gli immobili che, a seguito dei lavori agevolati, avrebbero dovuto registrare un incremento della rendita catastale e non lo hanno fatto. È uno dei fronti più delicati dell’eredità lasciata dalla maxi-agevolazione, che ha profondamente inciso sul patrimonio edilizio italiano.
Il principio alla base delle verifiche è noto: quando gli interventi di ristrutturazione comportano un miglioramento strutturale o funzionale dell’immobile, ad esempio per efficientamento energetico, ampliamenti o cambio di destinazione d’uso, il proprietario è tenuto a presentare una variazione catastale. In molti casi, però, questo passaggio è stato trascurato o rinviato, anche perché il Superbonus ha concentrato l’attenzione su cessione del credito e asseverazioni tecniche, lasciando in secondo piano gli effetti fiscali di lungo periodo.
Secondo quanto evidenziato dalla stampa economica, l’obiettivo delle Entrate non è rimettere in discussione il beneficio già fruito, ma allineare la base imponibile ai nuovi valori immobiliari, con effetti su IMU, imposte patrimoniali e, in prospettiva, sulle future compravendite. I controlli incroceranno dati catastali, pratiche edilizie e informazioni sulle agevolazioni utilizzate, privilegiando un approccio selettivo piuttosto che generalizzato.
Per i contribuenti coinvolti, la partita si gioca ora sulla regolarizzazione spontanea: l’aggiornamento della rendita, se effettuato prima di contestazioni formali, consente di ridurre sanzioni e interessi. Un segnale chiaro che chiude la stagione emergenziale del Superbonus e apre una fase di normalizzazione fiscale, in cui i benefici edilizi tornano a dialogare – spesso in modo più oneroso – con il catasto e la tassazione ordinaria.

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