Quando il mese finisce prima del calendario: la fragilità crescente delle famiglie italiane
I soldi si esauriscono a metà mese, il margine di sicurezza si assottiglia e l’equilibrio economico diventa sempre più fragile. Non è una sensazione: è un dato.
In Italia il mese economico dura meno di quello segnato sul calendario: per molte famiglie le disponibilità bancarie si esauriscono già tra il 15° e il 16° giorno, lasciando le ultime settimane come un percorso a ostacoli fatto di rinunce, rate da incastrare e spese rimandate.
È quanto emerge dal nuovo studio dell’Osservatorio di Clinica del Debito diretto dal dott. Stefano Santin, che ha analizzato la condizione finanziaria di 6.000 famiglie italiane confrontandola con i dati europei.
I numeri di una fragilità diffusa
Il quadro delineato è chiaro:
- Il 28% delle famiglie italiane va regolarmente in rosso.
- Le risorse si esauriscono mediamente al 15°-16° giorno del mese.
- Il reddito medio mensile si attesta intorno ai 2.794 euro, con un divario significativo rispetto alla Francia.
- Circa 5,7 milioni di lavoratori percepiscono meno di 850 euro netti al mese.
Tre giorni di differenza rispetto ad altri Paesi europei possono sembrare pochi, ma rappresentano fino al 10-15% in meno di disponibilità mensile. In termini concreti: meno capacità di affrontare un imprevisto, meno risparmio, più vulnerabilità.
Una tendenza che parte da lontano
La fotografia dell’Osservatorio si inserisce in un quadro più ampio già documentato da fonti ufficiali. L’Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane (SHIW) della Banca d’Italia evidenzia da anni come la vulnerabilità economica sia strettamente legata a reddito disponibile, patrimonio finanziario e livello di indebitamento.
Inoltre, i dati di Eurostat mostrano che, mentre la media UE ha registrato una crescita significativa dei redditi reali negli ultimi vent’anni, l’Italia ha visto un andamento molto più debole, con fasi di arretramento. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane, in termini reali, non ha recuperato pienamente i livelli precedenti alla grande crisi finanziaria.
Questa dinamica aiuta a comprendere perché oggi il margine economico sia così ridotto: non si tratta di un problema improvviso, ma del risultato di una stagnazione prolungata.
Il “finanziamento a catena” e il rischio sovraindebitamento
Quando le entrate non bastano, il credito diventa spesso una soluzione temporanea. Lo studio dell’Osservatorio parla di “finanziamento a catena”: nuovi prestiti per coprire quelli precedenti.
La letteratura economica internazionale – tra cui ricerche pubblicate sul Journal of Consumer Policy – evidenzia come l’uso sistematico del credito di consumo in contesti di redditi bassi aumenti significativamente il rischio di sovraindebitamento. Il debito, da strumento di sostegno, può trasformarsi in un acceleratore di fragilità.
I più esposti: giovani e famiglie monoreddito
Non tutte le categorie sono colpite allo stesso modo. I dati più critici riguardano:
- Giovani tra i 25 e i 34 anni, con risorse esaurite già al 12°-13° giorno.
- Famiglie numerose con un solo reddito, in difficoltà già dalla seconda settimana.
- Nuclei separati con obblighi di mantenimento, in condizioni di vulnerabilità estrema.
È qui che la fragilità economica si intreccia con quella sociale, incidendo sulle scelte di vita, sulla natalità, sulla possibilità di pianificare il futuro.
Una questione economica che diventa sociale
“Stiamo assistendo a una bomba sociale silenziosa”, afferma Santin. Non si tratta solo di cifre o percentuali: quando il mese finisce troppo presto, si accorciano anche le prospettive. L’insicurezza economica genera stress, riduce la capacità di progettare, amplifica le disuguaglianze.
La distanza rispetto ad altri Paesi europei non è soltanto statistica. È una differenza concreta nella qualità della vita quotidiana.
Ripartire da redditi e responsabilità
Il messaggio che emerge è chiaro: servono politiche capaci di rafforzare i redditi reali, garantire un accesso al credito responsabile e sostenere le categorie più vulnerabili.
Conoscere il problema è il primo passo per affrontarlo. I dati, se letti con attenzione, non devono solo preoccupare: devono orientare scelte più consapevoli e interventi mirati.Lo studio completo è disponibile sul sito della Clinica del Debito:
www.clinicadeldebito.it/media/report/soldi-finiscono-15-del-mese.pdf




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