Commercio globale, crescita resiliente nonostante le tensioni geopolitiche. Ma il quadro peggiora di giorno in giorno
La nuova Mappa dei Rischi di SACE segnala scambi ancora dinamici, ma con fragilità strutturali legate a geopolitica, tecnologia e riorganizzazione delle filiere. E la situazione oggi è fuori controllo per via dello scenario Iran.

Nonostante l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e il progressivo riassetto delle catene del valore globali, il commercio internazionale continuava a mostrare una sorprendente capacità di tenuta fino a pochi giorni fa. Secondo le analisi della SACE, nel 2025 il volume degli scambi mondiali di beni è cresciuto a un ritmo vicino al 5%, un risultato superiore alle aspettative considerando il contesto internazionale caratterizzato da conflitti regionali, tensioni commerciali e politiche industriali sempre più nazionali.
Per il periodo 2026-2028 le previsioni indicavano una crescita media annua del 2,3%, un ritmo più moderato ma sostanzialmente in linea con il triennio precedente (2022-2024). Il dato suggerisce che il commercio globale sta entrando in una fase di normalizzazione dopo gli shock degli ultimi anni, ma senza un vero e proprio arretramento della globalizzazione.
Anticipo delle importazioni e investimenti tecnologici
Tra i fattori che hanno sostenuto il commercio nel 2025 emerge innanzitutto il fenomeno dell’anticipo delle importazioni. Molte imprese e governi hanno accelerato gli acquisti di beni intermedi e tecnologie strategiche per proteggersi da possibili restrizioni commerciali, sanzioni o interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Un secondo motore della crescita è legato al nuovo ciclo tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale. Gli investimenti globali in data center, semiconduttori avanzati, infrastrutture digitali e hardware per il calcolo ad alte prestazioni stanno generando un aumento della domanda internazionale di componenti tecnologici. Il settore dei microchip e delle apparecchiature informatiche è oggi uno dei principali driver degli scambi industriali.
Infine, un ruolo importante è svolto dalla riorganizzazione delle catene globali del valore. Negli ultimi anni molte imprese stanno diversificando i propri fornitori e riducendo la dipendenza da singoli Paesi, un processo spesso definito friend-shoring o near-shoring. Paradossalmente, questo riassetto non riduce necessariamente il commercio globale: al contrario può generare nuovi flussi di scambio tra aree economiche diverse.
Rischi erano stabili, ma ora sono più alti rispetto al passato
La nuova Mappa dei Rischi di SACE evidenzia tuttavia come il contesto internazionale resti più fragile rispetto al periodo precedente alla pandemia. I livelli di rischio geopolitico, finanziario e operativo risultavano mediamente stabili ma già strutturalmente più elevati rispetto al passato. Ora lo scenario è precipitato.
In generale, tra i principali fattori di vulnerabilità emergono l’instabilità in diverse aree del Medio Oriente, la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina e l’aumento delle politiche industriali nazionali che possono tradursi in barriere commerciali. Anche il crescente ricorso alle sanzioni economiche e alle restrizioni sugli investimenti sta modificando le regole del commercio internazionale.
La fotografia che emerge dai dati suggerisce che la globalizzazione non sta scomparendo, ma sta cambiando forma. Le catene di approvvigionamento diventano più regionali e strategiche, mentre il commercio di tecnologie e servizi digitali assume un peso crescente rispetto alle merci tradizionali.
Per le imprese esportatrici, in particolare quelle europee e italiane, questo scenario richiede una maggiore capacità di gestione del rischio e una diversificazione dei mercati di sbocco. Allo stesso tempo, la resilienza mostrata dal commercio internazionale negli ultimi anni indica che gli scambi restano uno dei pilastri dell’economia globale, anche in un contesto segnato da rivalità geopolitiche e trasformazioni industriali.






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