Decreto bollette, nodo biogas: Lega dubbiosa e Coldiretti chiede correttivi

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Il decreto-legge “Bollette” è entrato nella fase di conversione con un calendario parlamentare serrato e una frizione politica interna alla maggioranza, mentre il mondo agricolo chiede modifiche mirate alla norma che riforma i “Prezzi minimi garantiti” per biogas e biomasse. Il punto più contestato è l’impianto dell’articolo 5: tetti di ore semestrali e traiettorie di spesa, con un sistema demandato a ARERA/Terna/GSE e vincoli specifici sull’accesso al meccanismo e sull’impegno alla riconversione a biometano per alcuni impianti.

Conversione “lampo” del DL 21/2026

Forza Italia favorevole, Fratelli d’Italia compatta, Lega critica. Sullo sfondo la Lombardia e la filiera agroenergetica chiedono correzioni per evitare stop produttivi e incertezze sugli investimenti. 

Il decreto-legge n. 21 del 20 febbraio 2026 (“decreto bollette”) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è ora al centro della conversione parlamentare, con audizioni già calendarizzate in Commissione Attività produttive e tempi definiti per l’esame. La Presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento per il programma di Governo, ha sintetizzato l’impianto del provvedimento come un pacchetto di misure per ridurre il costo di energia elettrica e gas per famiglie e imprese, e la Camera dei deputati ha avviato un ciclo di audizioni su un calendario ravvicinato.

Sul piano politico, la maggioranza arriva all’esame con accenti diversi. Corriere della Sera riferisce di un sostegno “in blocco” da parte di Fratelli d’Italia, della posizione favorevole di Forza Italia (con dichiarazioni del responsabile energia Luca Squeri) e, al contrario, di “dubbi” emersi nella Lega, richiamando anche le posizioni del leader Matteo Salvini sul reperimento delle risorse. Nella stessa ricostruzione si collocano anche le tensioni tra livelli nazionale e territoriale, che rendono la conversione rapida ma potenzialmente conflittuale su singoli capitoli. 

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Uno dei fronti territoriali più sensibili è la Lombardia, che nella fase di gestazione del decreto ha spinto su soluzioni regionali per calmierare l’energia, legate al dossier idroelettrico (“idro release”) e agli energivori, e che in più sedi ha segnalato il rischio di incoerenza tra accordi locali e impostazione nazionale. Il presidente Attilio Fontana ha rivendicato l’interlocuzione con il Governo su una proposta regionale condivisa con produttori e grandi utilizzatori; parallelamente, la cronaca politica ed economica ha messo in evidenza che la Regione considera il provvedimento potenzialmente “vanificante” rispetto a quell’impianto di accordo. 

Bioenergie, il nodo per il mondo agricolo

Per il mondo agricolo, però, il nodo principale resta l’articolo 5 del decreto, dedicato alla “riduzione degli oneri generali di sistema derivanti dalle bioenergie”. La norma modifica il quadro dei prezzi minimi garantiti (PMG) introducendo, dal 1° aprile 2026, un riconoscimento limitato a un numero massimo di ore semestrali (con criteri differenziati tra impianti “asserviti a un processo produttivo” e altri impianti), e un sistema di controllo della spesa che può portare a riduzioni del monte ore se le stime del GSE indicano il rischio di sforamento rispetto ai “tendenziali di spesa”. Un elemento rilevante, spesso richiamato dagli operatori, è che il decreto non fissa nel dettaglio quante ore siano “incentivabili”: demanda la definizione/aggiornamento (per gli impianti non asserviti) a Terna e l’aggiornamento del meccanismo ad ARERA entro 90 giorni, rendendo il perimetro effettivo dipendente dalla regolazione attuativa. 

Coldiretti chiede di rivedere la norma sul biogas

È su questo impianto che si concentrano le richieste di correttivo. Coldiretti chiede esplicitamente di rivedere la norma sul biogas per evitare “drastiche” riduzioni dei PMG, sostenendo che il taglio rischia di colpire investimenti già fatti e di mettere in difficoltà occupazione e decarbonizzazione, oltre a indebolire l’autonomia energetica nazionale. Anche il Consorzio Italiano Biogas sollecita una revisione e individua tre criticità: obbligo/pressione verso la riconversione a biometano senza un adeguato supporto normativo dedicato, limite alle ore riconosciute e tetto di spesa ritenuto insufficiente per garantire continuità produttiva. Le stesse organizzazioni sono state audite (insieme a Confagricoltura) nel ciclo di audizioni ufficialmente convocato dalla Camera. 

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Sul piano degli impatti, il confronto si gioca tra l’obiettivo dichiarato dal dossier parlamentare di contenere l’effetto dei PMG sulla componente ASOS della bolletta e la richiesta di non far uscire dal mercato impianti “programmabili” già esistenti, con ricadute industriali e ambientali (gestione reflui/digestato, continuità delle filiere, investimenti). In Lombardia, ad esempio, la stampa locale segnala un’alta concentrazione di impianti e timori di riduzione drastica della remunerazione, con l’ipotesi, attribuita agli operatori, di impianti “a rischio” se la revisione si traducesse in un taglio effettivo della sostanza economica del meccanismo. Sullo sfondo, i dati di Terna mostrano che le bioenergie hanno contribuito nel 2024 per 17.236,7 GWh alla produzione rinnovabile nazionale (con una quota significativa riconducibile al biogas, anche da attività agricole e zootecniche) e che in generale la produzione elettrica immessa da fonti rinnovabili è in crescita, mentre il gas resta una componente strutturale del mix: elementi che spiegano perché la filiera chieda correttivi “chirurgici” in conversione per preservare continuità, occupazione e traiettorie di decarbonizzazione. 

Dati quantitativi

La norma (art. 5 del DL 21/2026) definisce “tendenziali di spesa” a carico degli oneri generali di sistema per l’aggiornamento del meccanismo dei PMG su bioenergie e bioliquidi; i valori sotto sono quelli riportati nel testo.

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Voce (art. 5)202620272028202920302031–2037 (quando previsto)
Tendenziale di spesa bioliquidi700 mln €537 mln €331 mln €208 mln €100 mln €n/d
Tendenziale di spesa biogas110 mln €183 mln €353 mln €427 mln €77 mln €40 mln €/anno (2031–2037)
Tendenziale di spesa biomassa469 mln €474 mln €505 mln €512 mln €484 mln €n/d
Tendenziale di spesa impianti biogas+biomasse (casistiche specifiche richiamate dalla norma)n/dn/dn/dn/dn/d125 mln € (2031); 108 mln € (2032–2033); 106 mln € (2034–2035); 46 mln € (2036); 32 mln € (2037)

L’ossatura normativa è l’articolo 5 del decreto-legge, che fissa i principi (ore semestrali “massime”, differenziazione tra impianti, stime semestrali e riduzioni in caso di rischio sforamento) e introduce vincoli temporali e di riconversione a biometano per alcuni impianti a biogas, demandando diversi dettagli all’attuazione regolatoria (ARERA, Terna, GSE). 

La dialettica politica interna alla maggioranza (FdI favorevole, FI favorevole, Lega dubbiosa) e il ruolo della Lombardia nel criticare alcune parti del provvedimento emergono nella ricostruzione del Corriere della Sera, che segnala anche il carattere “lampo” dell’iter e la centralità delle audizioni. 

Le richieste del mondo agricolo e agroenergetico sono documentate da Coldiretti (revisione norma biogas; tutela sostenibilità economica e occupazione; PMG come strumento tecnico) e dal Consorzio Italiano Biogas (tre nodi: riconversione, limite ore, tetti di spesa). 

Le “dichiarazioni” riconducibili alla posizione della Lombardia sul dossier energia (in particolare idro-release e confronto con il Governo) sono tracciabili nelle agenzie e nella stampa specializzata: Italpress riporta le parole del presidente Fontana sull’accordo regionale presentato al Governo; Quotidiano Energia descrive il tavolo lombardo e l’intesa produttori-energivori, in un contesto di critiche alle norme del DL. 

Contesto quantitativo e di sistema

GSE pubblica il fuel mix nazionale (rinnovabili 51,83% e 118,44 TWh nel 2024), mentre Terna quantifica la produzione da bioenergie nel 2024 (17.236,7 GWh) e dettaglia la componente biogas, utile per inquadrare la posta in gioco in termini di programmabilità e contributo alla transizione. 

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

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