Guerra in Iran, la sorpresa dei beni “rifugio”

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un forte aumento dell’avversione al rischio con l’impennata dei prezzi del petrolio e alcune sorprese in termini di performance degli asset tradizionalmente considerati “beni rifugio”.
In linea generale, i mercati asiatici hanno reagito molto negativamente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, importante passaggio per il carburante che alimenta la regione. Il mercato azionario coreano (KOSPI) ha subìto una forte correzione dopo un rally durato diversi mesi: gli investitori sembrano aver penalizzato i titoli coreani almeno in parte perché l’economia coreana dipende fortemente dal petrolio importato. I titoli legati ai semiconduttori, in particolare, hanno sono finiti nel mirino delle vendite a causa delle preoccupazioni relative ai costi energetici e alle interruzioni della catena di approvvigionamento dei semiconduttori.
Il dollaro statunitense ha registrato un forte rialzo rispetto a molte valute asiatiche, con il won coreano e il dollaro taiwanese che hanno subito un calo significativo. Anche lo yen giapponese, tradizionalmente considerato un bene “rifugio”, ha perso terreno la scorsa settimana.
Asset class rifugio
È interessante notare alcuni movimenti insoliti tra quelle che talvolta sono considerate asset class “rifugio”. La scorsa settimana i titoli del Tesoro statunitense non hanno svolto il ruolo di ‘rifugio’, accusando un calo a causa dei timori inflazionistici. Oltre allo yen giapponese, anche il franco svizzero non ha agito da “rifugio”, subendo un modesto deprezzamento rispetto al dollaro statunitense.
L’oro non ha tenuto
In particolare, l’oro non ha tenuto la settimana scorsa. Questo fenomeno è forse legato al forte rialzo del metallo giallo nell’ultimo anno, che potrebbe aver indotto gli investitori a temere una correzione. Probabilmente è anche legato al rallentamento degli acquisti da parte delle banche centrali, che hanno ritirato l’oro dai caveau occidentali invece di acquistarne altro. Nel frattempo, il governatore della banca centrale polacca ha annunciato che il Paese potrebbe vendere le sue riserve del metallo giallo per acquistare armi.
Questo ci ricorda che gli asset solitamente considerati “porti sicuri” durante le tempeste di mercato non sempre si comportano così; il loro comportamento può essere spesso influenzato dalla natura della crisi. Ad esempio, dato che questo conflitto sta facendo aumentare i prezzi del petrolio, non sorprende che i timori inflazionistici abbiano esercitato pressione al ribasso sui Treasuries. Pertanto, gli investitori non dovrebbero affidarsi esclusivamente a un unico asset considerato “rifugio sicuro”. Potrebbe invece essere opportuno prendere in considerazione un paniere diversificato composto da più asset che tradizionalmente hanno offerto caratteristiche di relativa protezione in caso di crisi di mercato. Alcuni esempi potrebbero essere il dollaro statunitense, alcuni titoli del Tesoro USA, l’oro, il franco svizzero, lo yen giapponese e, naturalmente, le strategie di copertura, che possono utilizzare una varietà di strumenti, tra cui le opzioni, per gestire la volatilità.





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