Lapo Elkann: Svizzera Global cities e fiscalità globale, il caso che fa scuola nel mondo

Flavio Siano - Contributor - Esperto economia e finanza -

La decisione di Lapo Elkann di lasciare le grandi capitali internazionali per trasferirsi a Lucerna non è soltanto una scelta personale legata a una fase della vita, ma rappresenta anche il riflesso di una trasformazione più ampia e significativa che sta attraversando le élite globali. 

Negli ultimi anni, infatti, si sta assistendo a un cambiamento progressivo ma evidente: sempre più imprenditori, manager, creativi e professionisti ad alto reddito stanno abbandonando città simbolo della globalizzazione come Dubai, New York o Londra per orientarsi verso mete più piccole, più stabili e soprattutto più vivibili. Nel racconto dello stesso Elkann emerge con chiarezza una dimensione che va oltre la semplice convenienza economica. La sua scelta non è guidata da logiche fiscali o opportunistiche, ma da una ridefinizione delle priorità personali e da una lettura più ampia del contesto globale contemporaneo.

La Svizzera, e in particolare una città come Lucerna, viene descritta come un luogo capace di offrire sicurezza, equilibrio e qualità della vita, elementi che oggi assumono un valore molto più alto rispetto al passato. In un’epoca caratterizzata da instabilità geopolitica, tensioni economiche e trasformazioni sociali profonde, la ricerca di un ambiente prevedibile e protetto diventa una componente centrale nelle decisioni individuali.

Il declino del modello delle “global cities”

Questo cambiamento non riguarda soltanto figure pubbliche o imprenditori noti, ma riflette una tendenza più diffusa che interessa una fascia sempre più ampia della popolazione globale ad alta mobilità. Per anni le cosiddette “global cities” hanno rappresentato il punto di arrivo ideale per chi cercava successo, opportunità e visibilità. Dubai, in particolare, è stata a lungo percepita come un simbolo di modernità estrema, crescita economica e possibilità illimitate.

Tuttavia, negli ultimi tempi, questo modello ha iniziato a mostrare alcune crepe. La vita nelle grandi metropoli globali è diventata progressivamente più complessa e, per molti versi, più onerosa. Il costo della vita ha raggiunto livelli sempre più elevati, rendendo difficile mantenere uno stile di vita sostenibile anche per chi dispone di risorse importanti. A questo si aggiungono ritmi di lavoro intensi, una competizione costante e una pressione sociale che non lascia spazio a pause o riflessioni. Quello che un tempo era percepito come un ambiente stimolante e dinamico viene oggi sempre più spesso vissuto come stressante e alienante.

Dopo la pandemia: il lavoro si svincola dal luogo

Parallelamente, la pandemia ha accelerato una presa di coscienza collettiva che era già in atto. Il concetto di lavoro si è trasformato radicalmente, rendendo meno necessario vivere in grandi centri urbani per accedere a opportunità professionali di alto livello. Il lavoro da remoto, la digitalizzazione dei servizi e la possibilità di costruire reti internazionali senza una presenza fisica costante hanno liberato molte persone da un vincolo geografico che sembrava fino a poco tempo fa insuperabile.

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Questo ha aperto la strada a scelte di vita più flessibili e personalizzate. Non è più indispensabile essere nel cuore di una metropoli per fare business o sviluppare relazioni internazionali. Di conseguenza, sempre più individui iniziano a chiedersi se abbia ancora senso accettare i compromessi imposti dalle grandi città.

La nuova centralità della qualità della vita

In questo nuovo scenario, la qualità della vita assume un ruolo centrale. Sempre più persone iniziano a dare priorità a fattori come la salute, il benessere psicologico, il contatto con la natura e la gestione del tempo. Le grandi città, con il loro traffico, l’inquinamento e la frenesia quotidiana, faticano a soddisfare queste esigenze.

Al contrario, centri urbani di dimensioni più contenute offrono un equilibrio diverso, dove è possibile conciliare lavoro e vita personale in modo più armonioso. La possibilità di ridurre gli spostamenti, vivere in ambienti meno congestionati e avere accesso a servizi efficienti diventa un elemento determinante nella scelta di trasferimento.

Le nuove destinazioni oltre le metropoli

La Svizzera non è l’unica destinazione a beneficiare di questa trasformazione. Sempre più persone guardano con interesse a Paesi e città che offrono un equilibrio diverso rispetto alle grandi metropoli. Il Portogallo, ad esempio, ha attratto negli ultimi anni numerosi lavoratori internazionali grazie al clima e a uno stile di vita più accessibile. Anche città dell’Europa centrale come Vienna stanno emergendo come alternative credibili, grazie a un’elevata qualità urbana.

Allo stesso tempo, anche all’interno di Paesi tradizionalmente legati alle grandi metropoli si osserva una redistribuzione. Negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, cresce l’interesse per contesti meno frenetici rispetto a Dubai, segno che il cambiamento riguarda non solo le destinazioni, ma il modo stesso di vivere.

Il caso di Lapo Elkann si inserisce perfettamente in questo scenario. La sua scelta non appare come un’eccezione, ma come una manifestazione concreta di un cambiamento culturale più profondo. Il passaggio dalle grandi metropoli a realtà più contenute riflette una ridefinizione delle priorità, in cui il successo non è più legato esclusivamente alla posizione geografica o alla visibilità. Sempre più persone iniziano a considerare il successo come la capacità di costruire un equilibrio tra lavoro, vita personale e benessere. In questo contesto, vivere in una città più piccola, più sicura e più sostenibile non rappresenta una rinuncia, ma una scelta consapevole.

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Anche nel mondo dello sport cresce il numero di giovani italiani che scelgono di trasferirsi all’estero. Sempre più campioni emergenti decidono di vivere e lavorare fuori dai confini nazionali, attratti da stili di vita differenti da quello italiano e da sistemi fiscali ovviamente più vantaggiosi che rappresentano un richiamo sempre più forte rispetto all’Italia. È il caso di Kimi Antonelli, giovanissimo pilota di Formula 1 residente a San Marino e fresco vincitore dell’ultima tappa del Mondiale, e di Jannik Sinner, che da tempo ha fissato la sua residenza a Monaco.

La Svizzera richiede una strategia approfondita

Se la qualità della vita, la sicurezza e la stabilità rappresentano le motivazioni più “visibili” dietro la scelta di trasferirsi in Svizzera, esiste un secondo livello di lettura, più discreto ma altrettanto determinante: quello fiscale. È un tema che raramente viene affrontato apertamente nei racconti personali, come nel caso di Lapo Elkann, ma che nella realtà gioca un ruolo fondamentale nelle decisioni di relocation internazionale.

A differenza di molti altri Paesi, la Svizzera non offre una fiscalità semplicemente “più bassa”, bensì un sistema molto più sofisticato e flessibile. La tassazione non è centralizzata, ma distribuita su tre livelli distinti – federale, cantonale e comunale – creando un mosaico complesso in cui il carico fiscale può variare in modo significativo a seconda della località scelta. Questo significa che non esiste una “Svizzera fiscale” unica, ma tante Svizzere diverse, ciascuna con caratteristiche specifiche, opportunità e criticità.

Il fattore fiscale svizzero: un ecosistema sofisticato

In questo contesto, uno degli elementi più interessanti per i profili internazionali riguarda la possibilità, in determinate condizioni, di accedere a regimi fiscali alternativi rispetto a quelli ordinari. Si tratta di strumenti pensati per attrarre individui con elevata capacità economica o con un particolare interesse strategico per il territorio, che permettono di strutturare la propria posizione fiscale in modo più efficiente rispetto ai modelli tradizionali. Tuttavia, è importante sottolineare che non si tratta di scorciatoie né di automatismi: l’accesso a questi regimi è regolato da criteri precisi e richiede un’interazione diretta con le autorità.

Un aspetto spesso frainteso riguarda proprio il concetto di “negoziazione”. In Svizzera, infatti, alcune componenti del sistema fiscale possono essere oggetto di valutazione preventiva, ma questo non significa libertà totale o assenza di regole. Al contrario, si tratta di un processo altamente strutturato, in cui le autorità analizzano nel dettaglio la situazione personale, patrimoniale e familiare del contribuente, definendo un quadro fiscale coerente e sostenibile nel tempo. È un approccio molto diverso rispetto a quello di altri Paesi, dove la fiscalità è più rigida ma anche più prevedibile.

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Soluzioni più ampie

Un altro elemento chiave è la stabilità. In un’epoca in cui molti governi modificano frequentemente le politiche fiscali per rispondere a esigenze di bilancio o pressioni politiche, la Svizzera offre un contesto molto più prevedibile. Le regole cambiano raramente e, quando accade, lo fanno in modo graduale e trasparente. Questo aspetto è particolarmente apprezzato da imprenditori e investitori, per i quali la pianificazione a lungo termine rappresenta un fattore essenziale.

Va poi considerato il rapporto tra fiscalità e stile di vita. In alcuni casi, il sistema svizzero tiene conto non solo dei redditi dichiarati, ma anche del livello complessivo di spesa e del tenore di vita. Questo approccio, che può sembrare controintuitivo, riflette una filosofia diversa: non si tratta semplicemente di tassare ciò che si guadagna, ma di valutare in modo più ampio la capacità contributiva del soggetto. Anche in questo caso, però, si entra in un ambito tecnico e delicato, dove ogni scelta deve essere attentamente ponderata.

Accanto alle opportunità, esistono naturalmente anche vincoli e requisiti stringenti. L’accesso a determinati regimi è subordinato a condizioni precise, che possono riguardare, ad esempio, l’assenza di attività lavorativa nel Paese, il livello di patrimonio o il contributo economico complessivo. Inoltre, la dimensione fiscale è strettamente legata a quella migratoria: permessi di soggiorno, residenza effettiva e integrazione nel territorio sono elementi che vengono valutati congiuntamente, rendendo il processo ancora più articolato.

Per questi motivi, chi guarda alla Svizzera come possibile destinazione non dovrebbe limitarsi a considerare gli aspetti più visibili, ma affrontare il tema con un approccio strategico e integrato. Il vero lusso, oggi, non è più essere al centro del mondo, ma avere la libertà di scegliere dove e come vivere (un percorso che, soprattutto in contesti complessi come quello svizzero, può essere approfondito e strutturato con il supporto di una consulenza specializzata come quella offerta da Efs-Target – NDR). La fiscalità e la qualità della vita, in questo contesto, non sono semplicemente un elementi accessori, ma componenti centrale di progetti di vita e di investimento.

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Flavio Siano - Guest Author

Finance Manager - Corporate Advisor - Lamiafinanza.it Guest Author

Dopo un percorso di studi tra Italia e Stati Uniti e la Laurea Magistrale in Economia e Commercio, Flavio Siano costruisce un’esperienza professionale di oltre dieci anni nel settore finanziario. Il suo lavoro si sviluppa in contesti internazionali, tra multinazionali e realtà di medie dimensioni, dove si occupa di analisi finanziaria, controllo di gestione e strategie di business development in ambiti industriali eterogenei.

Nel corso della sua carriera lavora per grandi gruppi come IBSA, Stellantis e CNH, maturando una visione concreta e trasversale del rapporto tra industria, finanza e innovazione. Oggi vive e lavora in Svizzera nel settore della finanza, continuando a muoversi in ambienti dinamici e internazionali.

Accanto all’attività professionale, coltiva da sempre una forte passione per la scrittura, intesa come spazio di riflessione e approfondimento su temi di attualità. I suoi interessi – che spaziano dalla finanza all’innovazione, dall’automobilismo al food innovation – alimentano uno sguardo attento ai cambiamenti economici e industriali, con particolare attenzione al dialogo tra passato e futuro.

Areas of Expertise: economia, finanza classica e alternativa, food innovation, automotive
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