Commento GAM – il 2026 dovrebbe portare a una rinnovata domanda di materie prime

Maximilian Tomei, CEO, Portfolio Manager, Galena Asset Management in parthership con GAM -

Molte delle dinamiche di mercato che hanno caratterizzato il 2025 sono state imprevedibili. Con l’insediamento di una nuova amministrazione alla Casa Bianca, ci si aspettava alcune mosse imprevedibili, ma alcuni eventi nel settore delle materie prime sono stati davvero storici.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Più, 11-12 novembre 2026

Nel corso del 2025 si sono manifestate alcune forze sottostanti che sono sintomatiche di una realtà che probabilmente persisterà con l’avvicinarsi della fine di questo ciclo. Una quantità significativa di liquidità è stata immessa nel sistema. L’afflusso di liquidità durante la pandemia ha semplicemente accelerato un trend osservato sin dalla crisi finanziaria globale (GFC), che consiste essenzialmente in un intervento illimitato (“whatever it takes”) da parte delle banche centrali per salvare e continuare a gonfiare il sistema finanziario. A differenza delle precedenti operazioni di salvataggio, i fattori sfavorevoli in questo ciclo sono stati la combinazione di inflazione residua e una situazione geopolitica complessa che sta spingendo i paesi a rifugiarsi nella propria realpolitik.

Ciò vale principalmente per le economie sviluppate, ma in misura minore per i mercati emergenti, che stanno rafforzando continuamente i loro legami economici. Il “Sud del mondo”, come viene spesso chiamato, si sta espandendo e crescendo a livelli che stanno creando una nuova realtà sottovalutata.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Crescita demografica ed economica dei mercati emergenti

Mentre le economie sviluppate invecchiano dal punto di vista demografico ed economico, i mercati emergenti stanno vivendo una tendenza opposta. La popolazione del Vietnam è cresciuta di quasi il 10% nell’ultimo decennio, mentre quella del Giappone è diminuita del 3%. Questa tendenza è destinata a continuare, sostenendo la domanda di materie prime. Nell’Africa subsahariana, la crescita in termini reali è migliorata notevolmente, mentre nelle vecchie economie ha subito un calo. Ciò è principalmente attribuibile al calo dell’inflazione.

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In questo secolo, il baricentro della crescita economica si è spostato dalle Azzorre verso l’Oceano Indiano. Se si tracciasse una linea tra la Nigeria e la Cina, si racchiuderebbe circa la metà della popolazione mondiale. Ancora più importante, la percentuale di quella popolazione che guadagna 10.000 dollari all’anno continua a crescere. Questo è il punto ottimale per la spesa in energia, alloggi ed elettrodomestici, tutti fattori che sostengono fortemente la domanda di materie prime.

La reale forza economica dei mercati emergenti è evidente anche nel loro costo di finanziamento relativamente più basso e nella solida performance delle loro valute. D’altro canto, le economie sviluppate vedono il loro debito aumentare vertiginosamente e la loro forza economica diminuire, con le banche centrali costrette a intervenire per mantenere a galla i mercati finanziari.

Ciò crea la necessità di investimenti mirati a una strategia di svalutazione che, in teoria, potrebbe riportarci al sistema pre-Bretton Woods. Il recente rialzo dell’oro, sebbene potenzialmente esagerato, è una chiara indicazione del fatto che la fiducia dei mercati nei mercati sviluppati si sta lentamente erodendo.

Crescente domanda di materie prime

Probabilmente assisteremo a un continuo “decoupling” dei mercati emergenti nel nuovo anno. Quindi, a meno che non si verifichi una recessione globale, la domanda di materie prime dovrebbe trovare una certa resilienza grazie alla forte domanda dei mercati emergenti. Sarà impegnativo estrarre liquidità dal sistema. È quindi probabile che, con l’avvicinarsi della fine del ciclo, quando le banche centrali raggiungeranno i livelli di tasso previsti, la liquidità si sposterà dagli asset rischiosi alle obbligazioni e, se l’inflazione dovesse persistere, sempre più verso le materie prime e i mercati emergenti. Dieci anni fa, il rapporto tra il prezzo dell’indice Russell 2000 e l’indice Bloomberg Commodity Index (BCOM) era pari a 13; ora è pari a 23. Per l’Euro Stoxx 50, il rapporto era pari a 36, mentre attualmente è pari a 53.[2]

È probabile che, come è avvenuto durante la recessione del 2008, con la correzione dei mercati assisteremo a un calo di questi rapporti, poiché il denaro si sposterà verso asset più concreti come le materie prime. Inoltre, potremmo assistere a un indebolimento del dollaro USA, che non farà altro che alimentare il rialzo delle materie prime.

Siamo fiduciosi che il 2026 porterà una rinnovata domanda di materie prime, poiché gli investitori cercheranno la diversificazione, favorendo probabilmente gli afflussi verso indici come l’BCOM. Affrontare le materie prime con un approccio diversificato, piuttosto che scommettere su singole materie prime, dovrebbe garantire un rendimento ponderato per il rischio migliore. Le materie prime sono note per essere volatili e subire forti ribassi quando la realtà dell’offerta e della domanda fisica prende il sopravvento.

Per gli investitori che cercano di preservare il capitale in un contesto di alta inflazione, la strategia migliore è quella di allocare le materie prime e prepararsi al ciclo imminente. Mentre le azioni continuano a brillare, con la reflazione degli asset aumenta anche la tendenza al prestito. La correzione imminente rischia di prosciugare la liquidità dal sistema e per chi rimane inizierà una rotazione, con lo spostamento degli investimenti dagli asset finanziari ad asset solidi e tangibili come le materie prime.

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