Licenziare per sostituire con l’IA: cosa dice il diritto del lavoro in Italia
— di Claudio Bonato —
L’intelligenza artificiale entra nei processi aziendali e solleva un interrogativo sempre più concreto: è legale licenziare un lavoratore perché sostituito da sistemi automatizzati? La risposta, nel diritto italiano, passa attraverso la riorganizzazione aziendale e il “giustificato motivo oggettivo”.
L’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e amministrativi apre un fronte sempre più rilevante nel diritto del lavoro: un’azienda può licenziare un dipendente perché il suo lavoro viene svolto da un sistema di IA?

Il parere del giuslavorista Cristiano Cominotto
Secondo il giuslavorista Cristiano Cominotto, Managing Partner di AdvaLux, la questione non è così lineare. “Nel sistema giuridico italiano non esiste una norma che consenta di licenziare direttamente “per sostituzione con l’IA”. Il licenziamento deve sempre essere ricondotto alle fattispecie previste dall’ordinamento, in particolare al giustificato motivo oggettivo, cioè a esigenze organizzative, produttive o economiche dell’impresa.”
Riorganizzazione aziendale e tecnologia
“Nella pratica, – continua l’avv. Cominotto – l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale può rientrare in un processo di riorganizzazione aziendale. Se l’adozione di nuove tecnologie comporta la soppressione di una posizione lavorativa, il datore di lavoro può avviare un licenziamento per ragioni organizzative.”
La giurisprudenza ha già iniziato a confrontarsi con casi di questo tipo. Una decisione del Tribunale di Roma del 2025 ha ritenuto legittimo il licenziamento di una graphic designer nell’ambito di una ristrutturazione aziendale che prevedeva anche l’introduzione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Il punto centrale della decisione non è stato l’utilizzo dell’IA in sé, ma la reale soppressione della posizione lavorativa nel nuovo assetto organizzativo.
Il vincolo del “repêchage”
Resta però un passaggio fondamentale nel diritto del lavoro italiano: l’obbligo di repêchage, cioè il tentativo di ricollocare il lavoratore all’interno dell’azienda.
“Prima di procedere con il licenziamento, – spiega l’avv. Cominotto – l’impresa deve dimostrare di aver verificato la possibilità di assegnare il dipendente a altre mansioni compatibili, anche diverse rispetto a quelle originarie. Solo in assenza di soluzioni alternative il licenziamento può essere considerato legittimo.”
Questo principio rappresenta uno dei principali argini giuridici alla sostituzione diretta dei lavoratori con tecnologie automatizzate.
Un quadro normativo ancora incompleto
“Il tema evidenzia anche un ritardo del quadro regolatorio rispetto alla velocità di diffusione delle nuove tecnologie.” L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un’evoluzione dell’automazione industriale, ma ridefinisce in modo più radicale contenuti e confini delle mansioni professionali, soprattutto nei settori creativi, amministrativi e dei servizi.
Per il diritto del lavoro italiano, tuttavia, il fenomeno continua a essere trattato entro gli schemi tradizionali della innovazione tecnologica e della riorganizzazione d’impresa.
Impatto su imprese e mercato del lavoro
Per le aziende, l’introduzione dell’IA può rappresentare uno strumento di aumento della produttività e di riduzione dei costi operativi. Per il mercato del lavoro, invece, la questione apre interrogativi su riconversione professionale, formazione continua e nuove tutele.
In questo scenario, la sostituzione tecnologica non si traduce automaticamente in licenziamenti legittimi. Ma è probabile che, con l’espansione delle applicazioni di intelligenza artificiale nelle attività aziendali, contenziosi e interpretazioni giurisprudenziali sul tema siano destinati ad aumentare.







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