Mipim 2026: come la corsa all’IA entra nel cuore del settore immobiliare. “From Bit to Bricks”
Data center come asset di sovranità digitale ?
— di Laura Damiola —
In un mondo turbato dalle crisi economiche e geopolitiche, come primule, al profumo di IA sono sbocciate qua e le pubblicità al MIPIM di Cannes.
Promuovono piattaforme web progettate per gli investitori più esigenti. Come quella di una delle principali società immobiliari americana, che offriva un monitoraggio completo e in tempo reale dei loro obiettivi.

“Fiori” di un’innovazione digitale in rapida evoluzione, a portata di clic. Tuttavia, al centro della recente edizione del mercato mondiale dell’immobiliare, il focus era sulla loro base concreta, tangibile e strutturale; i Data center, quei “magazzini di server” stracolmi di dati preziosi, se non vitali, per i loro proprietari.
Queste infrastrutture portano a trasformazioni del territorio tutt’altro che virtuali. Sono il cuore di una transizione digitale che spicca come un nuovo Eldorado. Una vera corsa all’oro per l’Intelligenza Artificiale su scala planetaria che diventa un vero fenomeno finanziario e geopolitico.
Il potenziale è enorme
“Lintelligenza artificiale può salvare la Francia e l’Europa dal declino” ha detto il premio Nobel per l’economia Philippe Aghion che vede nell’innovazione la via d’uscita dalla crisi. “Sono meno ottimista” ha precisato riguardo alla nostra capacità di unirci e cambiare le istituzioni.
Dal punto divista degli investitori in concreto data center o centri dati rappresentano asset, beni immobiliari o industriali, in un settore immobiliare aziendale dove una domanda in crescita esponenziale supera sempre molto l’offerta di oggi.
In breve, si tratta di attivi a priori attraenti in cui è possibile investire tramite SCPI, fondi o immobili disponibili su qualsiasi buon smartphone. Ciò ha indubbiamente motivato gli organizzatori del MIPIM a valorizzarlo come il tema centrale dell’edizione 2026.
Un summit diviso in due parti
“From Bit to Bricks” e una giornata dedicata all’innovazione digitale nel settore immobiliare. E’ stata inoltre notevole l’affluenza al padiglione francese e a quello italiano, per seguire conferenze e presentazioni sullo stesso argomento.
In questi tre giorni di Mipim l’attenzione per parte francesesi è concentrata su “Data Center, Infrastrutture e Scalability: Quali Strategie?” e per parte italiana sullo sviluppo a Bologna di un parco tecnologico di portata europea (Bologna Tek District e Dama Tek) con un hub dedicato a Big Data e AI, il tutto integrato in un progetto di rigenerazione urbana che comprende, tra l’altro, siti industriali dismessi, una ex caserma per non parlare della riqualificazione di ex colonie marine sulla costa a Rimini.
Inoltre in Italia ha ribadito Raoul Ravara, Senior Managing Director Hines Italy: “In Piemonte la nostra attività è concentrata soprattutto su logistica e data center, con investimenti di oltre 300 milioni negli ultimi due anni. La logistica si focalizza su nodi strategici come Tortona, Novara e Malpensa, mentre è previsto anche un grande data center a Caselle Torinese; dati i fondamentali solidi, Hines intende continuare ad investire nella regione”.
La corsa globale per l’IA
In termini di confronto, Francia e Italia sono più o meno in corsa globale per l’IA, con un leggero vantaggio per la prima. La Francia vanta 350 data center rispetto agli oltre 200 dell’Italia, con una concentrazione in prossimità delle rispettive capitali economiche: Parigi da un lato, e Milano e la Lombardia dall’altro. La sovranità digitale e l’importanza strategica dell’IA motivano entrambi i Paesi, ma sono ancora solo all’inizio del percorso decisivo che consentirebbe loro di confrontarsi al famoso GAFAM (Google e altri giganti che sono diventati GAFAM dopo il rebranding di Facebook in Meta…).
E’ importante capire che la potenza di calcolo di un Data Center si misura in megawatt (migliaia di watt). “Un MW equivale a un costo di 11 milioni di euro, a cui il cliente finale deve aggiungere 20 milioni di euro o più per lo sviluppo digitale”, spiega Nicolas Deuzé, co-amministratore delegato di Altarea Data Center France. “Oggi abbiamo 3, 5, 10 e talvolta anche 30 MW”, aggiunge Elodie Michaels, direttrice dello sviluppo dei data center presso GSE Europe. Questo è sufficiente a soddisfare le esigenze di magazzino dati per una banca come BNP Paribas o quelle di aziende che condividono un data center. Inoltre, per abilitare l’intelligenza artificiale, sono necessarie centinaia di MW per un campus di data center, che raggruppa diverse unità nello stesso spazio, o addirittura gigawatt (miliardi di watt…) nel caso di “hyperscale”. Questo rappresenta il livello più elevato di accesso all’IA, che si prevede sarà il motore principale della crescita per le economie in difficoltà, o addirittura la chiave per un nuovo miracolo economico.
La potenza di calcolo
Per portare le proprie attività a un livello superiore, entrambi i Paesi si sono rivolti all’esperienza dello stesso leader globale americano nei Campus Data Center: Vantage. La Francia, attraverso una joint venture tra Altarea e la multinazionale statunitense, e l’Italia, aprendo le porte a Vantage in nome di un “investimento strategico di importanza nazionale”. Cosi’a breve, Bordeaux Métropole, la sesta area metropolitana più grande di Francia, sarà dotata di un campus digitale da 400 MW, la cui infrastruttura tecnologica sarà fornita da Vantage. Sarà uno dei più potenti, se non il più grande, in Francia, situato su un terreno già di proprietà di Altarea, che ha anche ottenuto i permessi necessari per il collegamento alla rete elettrica. Vicino a Milano, questa volta a Castelletto, Vantage aumenterà la sua capacità numerica installata in Italia a 96 MW con l’avvio di un nuovo campus, la cui prima fase operativa è prevista per questa primavera.
La multinazionale promette di realizzare un programma da 4 miliardi di euro in otto anni, creando 4.000 posti di lavoro durante la fase di costruzione. La sua posizione alla periferia di Milano garantirà una preziosa connettività con Zurigo, Francoforte e Monaco. Ma Milano e la sua esperienza statunitense non sono gli unici protagonisti attivi nella penisola, che aspira a diventare uno dei principali hub digitali d’Europa. Recentemente, l’operatore toscano Aruba ha inaugurato un Hyper Cloud Center a Roma, otto anni dopo aver installato il suo primo data center a San Pietro.
L’impatto ambientale e climatico
Di fronte al temuto impatto ambientale e climatico dei giganti digitali, che consumano tanta energia e acqua per il raffreddamento essenziale per il loro funzionamento, operatori come l’italiana Aruba e la francese Altarea si presentano come garanti di un certo livello di sostenibilità. La prima punta alla “sostenibilità fin dalla progettazione”, mentre la seconda promuove una trasformazione urbana decarbonizzata. Tra le loro prio rità figurano l’efficienza energetica avanzata, la climatizzazione a circuito chiuso per limitare le perdite d’acqua e persino il riutilizzo dell’acqua per il riscaldamento di una residenza universitaria, come nel caso del data center Velizy realizzato da Altarea, il cui design è stato dettato dalla minimizzazione dell’impatto sul territorio. Resta tuttavia da convincere le autorità locali dei benefici che possono aspettarsi dalla creazione di data center in termini di sviluppo economico locale, dato che la creazione diretta di posti di lavoro è limitata a uno per megawatt. “È paragonabile alla robotica, ad esempio a una fabbrica Tesla, o alla logistica”, sottolinea Elodie Michaels di GSE, azienda specializzata in quest’ultimo settore.
La disponibilità di risorse energetiche
Tuttavia, al di là delle complessità amministrative e normative, il principale fattore limitante per l’espansione dei data center rimane la disponibilità di risorse energetiche, preferibilmente in un mix decarbonizzato e a costi controllati. In questo senso, in un Paese come la Francia la maggior parte di queste strutture è alimentata da energia nucleare, Dovrebb essere un vantaggio ma solo teoricamente. “Ciò che ci frena è il fatto che abbiamo un Paese con un surplus di elettricità, eppure è molto complicato collegarsi a causa dei ritardi infrastrutturali”, sottolinea Nicolas Deuzé. “Possono volerci quattro o cinque anni, mentre altrove bastano pochi mesi. Il cliente fa la sua scelta rapidamente…” Elodie Michaels, dal canto suo, rincara la dose. “Data la pressione della domanda, il valore aggiunto per il gestore immobiliare sta nella riduzione dei tempi di implementazione. Capisco che l’ambizione del governo sia che la Francia diventi leader nell’IA, beh, dobbiamo dotarci dei mezzi per accelerare questo processo. Sì, il nostro mix energetico è un vantaggio, ma stiamo procedendo troppo lentamente rispetto agli americani e ai cinesi, ma anche al Portogallo o alla Germania » .
Quando finirà questa corsa all’intelligenza artificiale? Con lo sviluppo di sistemi di archiviazione molecolare sotto forma di DNA per i dati digitali? I ricercatori ci stanno lavorando.
Nel frattempo, l’importanza strategica dei data center non è sfuggita all’attenzione dei droni iraniani che hanno colpito tre data center di Amazon Web Services nel Golfo, due negli Emirati Arabi Uniti e uno in Bahrein.Amazon situati nel cuore del conflitto mediorientale.






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