Pensioni anticipate in forte calo nel 2025, meno assegni ma importi medi più elevati

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Pensioni 2025, perché calano i nuovi assegni e cresce la spesa

Nel 2025 l’Inps ha liquidato 831.285 nuove pensioni in Italia, circa 70mila in meno rispetto al 2024, pari a un calo dell’8%.

Il fenomeno riguarda l’intero territorio nazionale e si concentra soprattutto sulle uscite anticipate.

La stretta è legata alle scelte del Governo Meloni, in carica da oltre tre anni, che ha progressivamente svuotato “Quote” e Opzione Donna, riallineando i requisiti alla legge Fornero.

L’obiettivo dichiarato è ridurre nel tempo il peso della spesa previdenziale, mentre il numero complessivo di trattamenti continua a crescere oltre 21,2 milioni.

Il paradosso: meno nuovi pensionati, ma costo complessivo ancora in aumento, con un impatto crescente sui conti pubblici.

In sintesi:

  • Nuove pensioni 2025 in calo dell’8%: 831mila assegni contro 901mila nel 2024.
  • Totale pensioni in crescita dello 0,6%, oltre 21,2 milioni di trattamenti.
  • Spesa previdenziale complessiva Inps a 353,5 miliardi di euro nel 2025.
  • Costo a carico dello Stato stimato dalla Ragioneria allo 15,3% del Pil.

Gli effetti della stretta su Quote e Opzione Donna

La riduzione delle nuove pensioni nel 2025 è il primo segnale visibile della strategia di austerità previdenziale dell’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Negli ultimi anni, gli spazi di flessibilità costruiti dopo la riforma Fornero sono stati quasi azzerati.

Le misure di uscita anticipata, nate per attenuare l’impatto sociale della riforma del 2011, sono state ristrette fino a diventare residuali.

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Quota 103, discendente diretta di Quota 100 introdotta nel 2018 e voluta dalla Lega, è stata di fatto svuotata: requisiti più severi e platea ridotta hanno reso lo strumento marginale.

Ancora più drastico l’intervento su Opzione Donna, oggi limitata a casi particolari e non più canale ordinario di uscita anticipata per le lavoratrici.

Il risultato è un ritorno quasi integrale alla lettera della legge Fornero, proprio mentre ci si avvicina all’ondata di pensionamenti dei nati negli anni del baby boom 1963‑1965, attesa tra fine decennio e inizio del prossimo.

Peso reale della spesa pensionistica e rischi per i conti pubblici

Nel 2025 i soli trattamenti previdenziali gestiti dall’Inps hanno raggiunto i 353,5 miliardi di euro, confermando una dinamica di crescita strutturale nonostante il calo dei nuovi assegni.

La Ragioneria generale dello Stato stima però la spesa pensionistica a 289,4 miliardi, cifra più bassa che genera spesso confusione.

La differenza dipende dall’oggetto del calcolo: il dato Inps considera il totale delle prestazioni erogate, mentre la Ragioneria conteggia la sola quota effettivamente a carico del bilancio pubblico e solo per le prestazioni previdenziali, escludendo la componente assistenziale.

È proprio questa parte – i 289,4 miliardi – a evidenziare la criticità: i contributi versati dai lavoratori non bastano a coprire la spesa, costringendo lo Stato a intervenire in misura crescente.

L’onere netto in bilancio vale circa il 15,3% del Pil, superiore alla somma di sanità (7%), scuola (4%) e difesa (2%).

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Nel medio periodo, l’arrivo a maturazione pensionistica dei nati nel pieno del baby boom rischia di innalzare ulteriormente questa percentuale, mettendo sotto pressione politiche di welfare, investimenti pubblici e margini di riduzione del debito.

Scenari futuri tra sostenibilità e nodi sociali irrisolti

La stretta sulle uscite anticipate ha prodotto un immediato risparmio sui flussi di nuove pensioni, ma non ha ancora invertito la curva della spesa totale.

Nei prossimi anni il baricentro del dibattito si sposterà sulla sostenibilità sociale di un sistema rigidamente ancorato alla legge Fornero.

Con carriere discontinue, salari medi bassi e invecchiamento accelerato, il rischio è un aumento di lavoratori costretti a restare occupati più a lungo con assegni futuri meno generosi.

L’eventuale riforma dovrà bilanciare vincoli di finanza pubblica, equità intergenerazionale e tutela delle fasce deboli, per evitare che il risanamento contabile si traduca in nuova povertà previdenziale.

FAQ

Quante nuove pensioni sono state liquidate dall’Inps nel 2025?

Nel 2025 l’Inps ha liquidato 831.285 nuove pensioni, circa 70mila in meno rispetto alle 901.152 registrate nel 2024.

Perché le nuove pensioni sono diminuite rispetto al 2024?

La diminuzione deriva prevalentemente dalla stretta del Governo Meloni su Quota 103 e Opzione Donna, con un sostanziale ritorno ai requisiti della legge Fornero.

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Il numero totale di pensioni in pagamento è aumentato o diminuito?

Il numero totale è aumentato dello 0,6%, superando 21,2 milioni di trattamenti, nonostante il calo delle nuove liquidazioni annuali registrato dall’Inps.

Quanta parte del Pil italiano pesa oggi la spesa pensionistica pubblica?

La spesa pensionistica a carico dello Stato, stimata dalla Ragioneria generale, vale circa il 15,3% del Pil nazionale nel 2025.

Quali sono le fonti ufficiali utilizzate per questi dati sulle pensioni?

I dati derivano da una elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

 

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Editorial Director PhD, MBA, CPA, MD

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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