Volkswagen e Renault investono in difese hi tech contro gli attacchi, Stellantis rischia l’isolamento competitivo
Perché l’auto europea guarda alla difesa per salvare le fabbriche
Una parte dell’industria automobilistica europea, in crisi di margini e volumi, valuta la riconversione militare per preservare impianti e occupazione. Volkswagen in Germania e Renault in Francia stanno esplorando partnership nella difesa, mentre su Stellantis pesano solo ipotesi smentite.
Nel contesto di guerra in Ucraina e tensioni globali, Bruxelles spinge per un piano di riarmo europeo che assicura ordini stabili.
Questa strategia emergente, che intreccia automotive e armamenti, potrebbe ridisegnare la mappa industriale del continente, aprendo interrogativi economici, sociali ed etici su come verranno salvati stabilimenti storici e migliaia di posti di lavoro.
In sintesi:
- Volkswagen tratta con l’israeliana Rafael per produrre componenti dell’Iron Dome a Osnabrück.
- Renault collabora con Turgis Gaillard per una filiera francese di droni militari.
- Lo stabilimento Stellantis di Cassino è in crisi, ma la riconversione alla difesa è smentita.
- La spinta al riarmo europeo attrae l’automotive in difficoltà economica e occupazionale.
Volkswagen e Renault aprono la strada alla riconversione militare
Secondo il Financial Times, Volkswagen è in trattativa con l’israeliana Rafael Advanced Defence Systems per riconvertire lo stabilimento di Osnabrück (Bassa Sassonia) alla produzione di sistemi di difesa.
L’impianto produrrebbe componenti e mezzi di supporto per l’Iron Dome, la “cupola di ferro” che protegge Israele da missili e raid aerei: camion pesanti, lanciatori, generatori elettrici e infrastrutture, ma non i proiettili.
L’operazione salverebbe circa 2.300 posti di lavoro, con avvio della produzione stimato tra 12 e 18 mesi, lasciando però ai dipendenti la scelta di aderire al progetto.
Per il Financial Times è il caso più emblematico del tentativo dell’auto tedesca, sotto pressione per concorrenza cinese e transizione lenta all’elettrico, di agganciarsi al boom della difesa.
Volkswagen non è nuova al settore: tramite la controllata MAN è già partner del colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall nella produzione di camion militari e in passato lo stesso stabilimento di Osnabrück era finito nel radar di Rheinmetall come possibile acquisizione.
In Francia, Renault avrebbe chiuso un accordo con il gruppo aerospaziale e della difesa Turgis Gaillard, dopo il coinvolgimento diretto del ministero delle Forze armate.
L’obiettivo è costruire una vera industria nazionale dei droni, con una capacità dichiarata di circa 600 unità al mese.
La progettazione delle strutture e dei componenti verrebbe affidata agli stabilimenti automobilistici di Le Mans e Cléon, trasformando competenze nate per l’auto in capacità produttive per sistemi senza pilota, in linea con il piano di rafforzamento industriale della difesa francese ed europea.
Il caso Stellantis Cassino e gli scenari industriali futuri
Per Stellantis il quadro è diverso e più incerto. Lo stabilimento di Cassino, secondo l’ultimo report Fim-Cisl, nel 2025 è sceso a 19.364 vetture prodotte (-27,9% sul 2024), minimo storico dopo i 135.263 veicoli del 2017 con Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio.
Gli occupati sono calati a circa 2.200 unità e il piano annunciato nel dicembre 2024 non è stato ancora concretizzato: il lancio del nuovo modello, previsto per fine 2025, è slittato senza nuova data.
Nel 2026 si sono registrate solo 16 giornate lavorative e, come ha dichiarato Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, *“si stima che nel 2026 si produrranno solo 13mila unità”*.
In questo contesto, hanno fatto scalpore le indiscrezioni su una possibile riconversione militare con il coinvolgimento di Leonardo e Rheinmetall, rilanciate dal sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, che parlava su Facebook di produzioni “strategiche” per la difesa e di una joint venture in formazione.
Sia Stellantis sia Leonardo hanno però smentito nettamente: *“Non c’è niente di vero, sono fake news”*, ricordando come automotive e difesa restino filiere industriali profondamente diverse e che tali ipotesi non compaiono nei loro piani industriali ufficiali.
Difesa e automotive: un’alleanza che ridisegna l’industria europea
La possibile convergenza tra automotive e difesa, trainata dal nuovo riarmo europeo, apre un fronte strategico per occupazione e sovranità industriale dell’UE.
Se i casi Volkswagen e Renault mostrano una riconversione mirata in chiave difensiva, il caso Cassino evidenzia che la trasformazione non è né automatica né scontata.
Nei prossimi anni, la capacità di conciliare transizione ecologica dell’auto, sicurezza europea e tutela del lavoro determinerà quali stabilimenti verranno salvati, riconvertiti o abbandonati, influenzando profondamente la geografia produttiva del continente.
FAQ
Perché Volkswagen sta valutando la produzione per l’Iron Dome?
Volkswagen sta valutando la produzione per l’Iron Dome per salvaguardare lo stabilimento di Osnabrück, assicurare 2.300 posti di lavoro e agganciare commesse militari stabili in fase di riarmo europeo.
Che ruolo avrà Renault nello sviluppo dei droni militari francesi?
Renault contribuirà allo sviluppo dei droni militari fornendo capacità produttive e ingegneristiche negli stabilimenti di Le Mans e Cléon, con un obiettivo di circa 600 unità mensili.
La riconversione militare dello stabilimento Stellantis di Cassino è confermata?
No, la riconversione militare di Cassino è stata esplicitamente smentita da Stellantis e Leonardo, che hanno definito le indiscrezioni “fake news” e negano progetti di joint venture difensiva.
Quali rischi comporta per l’Europa legare l’auto all’industria della difesa?
L’alleanza auto-difesa comporta rischi etici, dipendenza da commesse militari, possibili tensioni sociali e una minore flessibilità nel riconvertire successivamente gli impianti a produzioni civili.
Da quali fonti è stato rielaborato questo articolo di analisi?
L’articolo è stato elaborato congiuntamente a partire da fonti ufficiali di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione secondo criteri giornalistici ed editoriali indipendenti.







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