Auto cinesi termiche: elettrico non solo, l’Automotive cinese sa come fare bene anche le macchine a pistoni in attesa dei nuovi carburanti
Lapo Mazza Fontana

Una esperienza ormai acquisita
L’ondata di auto cinesi che sta investendo il mercato europeo non riguarda più soltanto l’elettrico puro. Nel 2026 la strategia dei costruttori asiatici è diventata chiara: occupare ogni segmento lasciato scoperto dai brand europei, compreso quello dei motori a combustione interna (ICE) e delle tecnologie ibride.
Con lo stato confusionale delle istituzioni europee ormai arrivato ad un livello di demenza irrefrenabile, soprattutto con la introduzione del famigerato EURO7 che rischia di dare il colpo di grazia al settore auto in generale, l’avanzata dei motori termici cinesi in Europa non è quindi più un tabù neanche a livello di protezionismo, che pure in Europa avrebbe anche molto senso, se solo i costruttori europei non fossero anche loro in preda a demenza senile.
Mentre i gruppi automobilistici storici del Vecchio Continente hanno rallentato gli investimenti sui motori endotermici per concentrarsi sulla transizione energetica, colossi come Chery, SAIC e Great Wall Motor hanno continuato a perfezionare i propri propulsori a benzina. Marchi come MG, Omoda e Jaecoo stanno scalando le classifiche di vendita in Italia offrendo SUV e berline con motori turbo benzina di ultima generazione a prezzi estremamente competitivi.
Questi modelli non sono più considerati low-cost di bassa qualità, ma prodotti tecnologicamente avanzati che rispettano le rigide normative Euro 6 e si preparano all’Euro 7, pur nella sua follia. Il vantaggio competitivo della Cina risiede nella capacità di produrre motori termici efficienti integrati in piattaforme nate per l’ibrido, permettendo di offrire versioni benzina, mild-hybrid e plug-in dello stesso modello con costi di produzione ridotti.
Benzine ecologiche e carburanti sintetici
Il futuro dei motori endotermici in Europa è strettamente legato allo sviluppo delle benzine ecologiche, note come e-fuel o carburanti sintetici. Queste tecnologie rappresentano la vera alternativa chimica all’elettrificazione totale, totalmente folle a sua volta, permettendo di mantenere in vita i motori a pistoni con un bilancio di emissioni di CO2 neutro.
A differenza dei biocarburanti di prima generazione, le benzine sintetiche sono prodotte attraverso un processo chimico complesso: ad esempio si cattura l’anidride carbonica dall’atmosfera e la si combina con l’idrogeno ottenuto tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da fonti rinnovabili. Il risultato è una molecola di idrocarburo similare a quella della benzina fossile, ma che restituisce all’aria solo la CO2 che era stata precedentemente prelevata per produrla.
La rivoluzione chimica dei carburanti 2.0
La vera frontiera tecnologica è rappresentata dai carburanti drop-in, ovvero benzine chimicamente ottimizzate che non richiedono alcuna modifica ai motori attuali. Grandi player internazionali e startup innovative stanno lavorando su formule chimiche che migliorano la stabilità della fiamma e riducono i residui della combustione, come il particolato e gli ossidi di azoto (NOx).
Nel 2026 il mondo delle competizioni, con la Formula 1 in prima linea, sta già adottando carburanti 100% sostenibili, o almeno dichiarati tali. Questa accelerazione tecnologica sta portando alla creazione di benzine sintetiche ad alto numero di ottani che promettono prestazioni superiori ai combustibili tradizionali, eliminando in gran parte lo zolfo e altri inquinanti chimici tipici della raffinazione del petrolio greggio.
Il ruolo della Cina nella transizione chimica
Sebbene l’Europa sia leader nella definizione degli standard per gli e-fuel, la Cina sta investendo massicciamente nella produzione su larga scala di idrogeno verde, la materia prima fondamentale per queste benzine. I costruttori cinesi stanno già testando motori ad alta efficienza progettati specificamente per operare con miscele sintetiche.
Questo scenario prefigura un mercato europeo dove le auto cinesi a benzina potrebbero non essere solo un’opzione economica, ma anche la scelta più logica per chi desidera un mezzo a combustione alimentato da carburanti neutrali.
La sfida nei prossimi anni sarà la riduzione del costo alla pompa di queste benzine chimiche, attualmente ancora elevato rispetto al carburante fossile, ma destinato a scendere grazie alle economie di scala e ai nuovi processi di sintesi catalitica.





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