Dalla sperimentazione al risultato: costruire valore con l’AI è la sfida concreta delle imprese
— di Tiziana Tornaghi, General Manager IBM Consulting Italy —

Le imprese smart del 2030 useranno l’AI per innovare, non solo per essere più efficienti
Il 2026 sarà l’anno in cui l’intelligenza artificiale inizierà davvero a generare ritorni sugli investimenti? È ciò che aziende e governi europei si augurano, in un momento in cui la necessità di rilanciare crescita economica e produttività è più forte che mai. Se usata con criterio, l’AI è lo strumento più potente per accelerare questo salto. IBM ne è un esempio concreto: negli ultimi due anni ha ottenuto oltre 4,5 miliardi di dollari in produttività grazie all’adozione di 155 soluzioni AI distribuite lungo l’intera catena del valore, dalle vendite alle risorse umane.
Come nel resto d’Europa, molte organizzazioni italiane stanno ancora cercando il modo di trasformare l’AI in ritorno economico tangibile.

Ma una nuova ricerca dell’IBM Institute for Business Value mostra che l’ottimismo sta tornando. Lo studio “The Enterprise in 2030”, basato sulle risposte di 2.000 dirigenti C-level in 33 Paesi – di cui 72 in Italia – rivela che la maggior parte dei leader si dice fiduciosa di riuscire a convertire gli investimenti in AI in valore concreto in pochi anni. Più dell’80% dei dirigenti europei prevede consistenti ricavi generati dall’AI entro il 2030, anche se solo il 24% sa già indicare chiaramente da dove arriveranno.
In Italia una propensione ancora più marcata verso un uso strategico dell’AI
In Italia emerge una propensione ancora più marcata verso un uso strategico dell’AI: il 76% dei leader italiani ritiene che, entro il 2030, il vantaggio competitivo deriverà dall’innovazione e non dall’efficienza, un dato superiore di 12 punti rispetto alla media globale.
La maggioranza degli intervistati concorda sullo stesso principio: la crescita guidata dall’AI verrà soprattutto dall’innovazione, non dal semplice contenimento dei costi. È il preludio di una nuova era, quella dell’impresa “smart”: nativa AI, connessa, capace di reagire in tempo reale ai cambiamenti e progettata per reinventarsi. Anche se è difficile prevedere quali saranno i nuovi flussi di ricavi del 2030, è possibile costruire fin da oggi le basi per un modello operativo più intelligente. Tre tendenze saranno decisive.
Trend 1: i guadagni di efficienza di oggi devono finanziare la trasformazione di domani
Secondo la ricerca, i dirigenti europei prevedono che l’AI aumenterà la produttività del 41% entro il 2030, mentre gli intervistati italiani stimano un impatto molto simile: +42%. Ma l’efficienza è solo il primo passo. Il vero obiettivo è la trasformazione dei modelli di business, dei tempi dell’innovazione e dei modi di lavorare.
Più della metà dei leader europei prevede che entro il 2030 l’AI avrà trasformato radicalmente il modello di business del proprio settore. E il 70% dei dirigenti – dato valido anche per l’Italia – intende reinvestire il valore generato dai guadagni di produttività in iniziative di crescita, invece di considerarli un mero risparmio.
È un circolo virtuoso: la produttività libera risorse, le risorse alimentano l’innovazione e l’innovazione ridisegna il business, generando ulteriore crescita. In un’economia dominata dall’AI, tagliare i costi è facilmente copiabile, mentre usare la produttività come capitale di sviluppo non lo è. A vincere saranno le imprese che trattano l’efficienza come carburante, non come traguardo.
Trend 2: la migliore AI sarà quella unica
Man mano che l’AI diventa ubiqua, il vantaggio competitivo dipenderà meno dalla scalabilità e più dalla capacità di sviluppare soluzioni uniche, impossibili da replicare dai concorrenti perché basate su dati proprietari, know-how settoriale e processi integrati.
Questo rappresenta un’opportunità enorme per l’Europa e per l’Italia, dove molti settori – retail, automotive, manifattura avanzata, medicale – dispongono di decenni di dati esclusivi, un patrimonio ideale per costruire AI distintive.
La ricerca mostra anche un importante cambio di paradigma: l’82% dei dirigenti globali si aspetta che, entro il 2030, la competitività deriverà da capacità “multi-modello”. In Italia, il 65% dei leader ritiene che i piccoli modelli linguistici supereranno i grandi modelli in termini di efficacia: un dato leggermente inferiore alla media globale (72%), ma comunque indicativo di una forte consapevolezza del valore dell’AI specializzata.
Le organizzazioni che adottano modelli più piccoli, personalizzati e addestrati su dati aziendali possono aspettarsi, entro il 2030: un aumento della produttività superiore del 24%, margini operativi più alti del 55%, tempi di processo ridotti fino al doppio rispetto a chi usa solo modelli pre-addestrati.
Un altro fronte emergente è l’AI potenziata dal quantum. Il 59% dei leader europei – e il 53% di quelli italiani – crede che questa tecnologia trasformerà la propria industria entro il 2030. Tuttavia, solo il 27% delle aziende globali (e appena il 21% di quelle italiane) prevede di utilizzare il calcolo quantistico entro quella data. È un divario che crea un vantaggio competitivo potenziale per chi agirà per primo.
Trend 3: leadership, struttura e competenze devono cambiare
Il terzo trend riguarda persone e organizzazioni. Secondo la ricerca, il 57% dei leader europei ritiene che la maggior parte delle competenze attuali diventerà obsoleta entro il 2030. In Italia la percentuale è leggermente più bassa, ma comunque significativa: il 51%.
Il lavoro cambierà radicalmente: team formati da persone e agenti AI autonomi diventeranno la norma. L’uso combinato di agenti personali per la produttività individuale e agenti aziendali per automatizzare workflow complessi darà origine a nuovi ruoli, come responsabili dell’orchestrazione degli agenti AI o specialisti di sicurezza dei sistemi intelligenti.
La leadership dovrà evolvere con la stessa rapidità. Entro il 2030:
• il 25% dei consigli di amministrazione includerà un consulente o co-decisore per l’AI
• il 74% dei dirigenti afferma che l’AI ridefinirà i ruoli di leadership
• due terzi ritengono che nasceranno ruoli dirigenziali completamente nuovi
Il 67% dei leader intervistati afferma inoltre che la limitata disponibilità di talenti e competenze smetterà di essere un freno grazie all’AI. E i dati mostrano che le organizzazioni che adottano l’AI in modo esteso hanno il 48% di probabilità in più di creare nuovi posti di lavoro e il 46% di probabilità in più di ridisegnare la propria struttura organizzativa per estrarre più valore dall’AI.
Ma oggi molte aziende non sono ancora pronte: il 67% dei dirigenti europei ritiene che le attuali strutture organizzative rappresentino un ostacolo al pieno potenziale dell’AI. Questo cambiamento, prima che tecnologico, è culturale e manageriale.
Dall’ambizione al vantaggio competitivo
Per trasformarsi in imprese più intelligenti, con un vantaggio competitivo duraturo, i leader europei e italiani dovranno agire con decisione:
• Fare meno progetti, ma più ambiziosi: sostituire iniziative isolate con strategie di lungo periodo.
• Usare la produttività come motore di crescita: reinvestire i guadagni in innovazione.
• Costruire un’AI proprietaria: sfruttare i dati e la conoscenza settoriale per creare capacità uniche.
• Ridisegnare leadership e governance: progettare decisioni condivise tra persone e agenti AI.
Cresce la convinzione che l’AI sarà il motore del vantaggio competitivo delle imprese europee. Entro il 2030, avranno successo le aziende che avranno integrato l’AI nel cuore della propria strategia, usandola per accelerare l’innovazione e ottenere risultati concreti. Oggi i leader hanno una scelta chiara: guidare il cambiamento o rischiare di restare indietro.






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