Iran, 21 ore di trattative e nulla di fatto. Nuovo blocco Stretto di Hormuz. Prezzi e scorte petrolio, che cosa accade ora
Dopo 21 ore di negoziati a Islamabad, i colloqui tra Stati Uniti e Iran si concludono senza accordo. L’annuncio arriva nella notte dal vicepresidente americano JD Vance: “Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un’intesa con l’Iran”. Al centro del confronto, i nodi dello Stretto di Hormuz e del programma nucleare.

Dall’Iran nessuna garanzia alla rinuncia dell’arma nucleare
Secondo Vance, Teheran non avrebbe fornito “alcuna garanzia sull’abbandono definitivo dell’arma nucleare”. Il vicepresidente ha quindi deciso di rientrare negli Stati Uniti dopo aver presentato quella che ha definito “l’offerta finale e la migliore possibile”. Di tutt’altro tenore la versione iraniana: per Teheran, i negoziati sono naufragati a causa delle “richieste irragionevoli” avanzate da Washington. Una fonte vicina alle Guardie Rivoluzionarie, citata dall’agenzia Fars, sottolinea che l’Iran “non ha fretta di riaprire il dialogo” e che non vi saranno cambiamenti nello Stretto di Hormuz senza un accordo considerato equo.
Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani (Baghaei), che attribuisce lo stallo alle “eccessive richieste degli Stati Uniti” su dossier chiave come quello nucleare e la sicurezza marittima.
Da Islamabad, il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif prova a smorzare i toni: “I colloqui non sono falliti, siamo in una fase di stallo”, ha dichiarato alla CBS.
Putin meditore
Nel frattempo si inserisce la Russia. Il Cremlino fa sapere che il presidente Vladimir Putin ha offerto la propria mediazione all’omologo iraniano Masoud Pezeshkian per favorire una soluzione diplomatica. Secondo l’agenzia Tass, Teheran si dice pronta a firmare un accordo “equo”, a condizione che gli Stati Uniti rispettino le norme internazionali e le linee rosse iraniane.
Con la chiusura del tavolo negoziale, torna a salire la tensione. Il presidente americano Donald Trump annuncia un blocco navale dello Stretto di Hormuz: le navi dirette ai porti iraniani saranno fermate “in entrata e in uscita” a partire dalle 16 (ora italiana), ha scritto sul social Truth.
Trump ha inoltre dichiarato a Fox News che “la Gran Bretagna e altri Paesi” stanno inviando dragamine nell’area. Il presidente ha ribadito la minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane e ha avvertito la Cina: possibili dazi del 50% in caso di forniture militari a Teheran. Intanto, resta in agenda la visita di Trump a Pechino, prevista per il 14-15 maggio, dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping dopo il rinvio del precedente vertice.
Che cosa succede al prezzo del petrolio e del gas?
Il mercato petrolifero registra una nuova impennata dei prezzi, trainata dalla corsa agli approvvigionamenti. Secondo Bloomberg, i carichi di greggio già in transito e con consegna nelle prossime settimane vengono scambiati a livelli senza precedenti, superando i 140 dollari al barile.
L’agenzia riporta le testimonianze, in forma anonima, di trader legati a raffinerie asiatiche: la priorità non è più il prezzo, ma la disponibilità del petrolio. L’obiettivo, spiegano, è assicurarsi forniture ovunque possibile per garantire la sicurezza energetica in un contesto di forte instabilità.
Sul fronte europeo, anche il mercato del gas resta sotto pressione. Nonostante il cessate il fuoco, i contratti continuano a mantenersi su livelli elevati, circa il 40% sopra i valori precedenti al conflitto.
Restano invece difficili da prevedere gli sviluppi futuri: eventuali scenari legati a una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbero determinare ulteriori tensioni sui prezzi e nuove ripercussioni sui mercati energetici globali.






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