Alphabet prevede una forte crescita della spesa per l’AI

La notizia in sintesi
- Alphabet prevede investimenti significativamente maggiori nel 2027, dopo i 195-205 miliardi di dollari indicati per il 2026.
- Ruth Porat difende la spesa per l’intelligenza artificiale, richiamando domanda elevata e opportunità economiche di lungo periodo.
- Chris Wood di Jefferies avverte: i modelli cinesi meno costosi minacciano i rendimenti degli investimenti statunitensi.
- L’aumento del debito e la concorrenza tra modelli rendono decisiva la capacità di offrire servizi distintivi.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Alphabet difende gli investimenti nell’AI: spesa ancora in crescita nel 2027
Alphabet intende aumentare significativamente gli investimenti nel 2027, nonostante i timori sulla sostenibilità economica della corsa statunitense all’intelligenza artificiale. Lo ha dichiarato Ruth Porat, presidente e responsabile degli investimenti di Alphabet e Google, al Fortune Most Powerful Women Summit, nell’intervista di Alyson Shontell pubblicata da Fortune il 17 ottobre 2026. Per il gruppo, la domanda e il potenziale economico dell’AI giustificano un’espansione ancora nelle fasi iniziali.
Nel 2026 sono previste spese in conto capitale per 195-205 miliardi di dollari, contro 91,4 miliardi nel 2025. Secondo stime degli analisti raccolte da Bloomberg, Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta supererebbero complessivamente 720 miliardi, destinati soprattutto alle infrastrutture AI.
Il rischio finanziario e la pressione dei modelli cinesi
La contestazione arriva da Chris Wood, responsabile globale della strategia azionaria di Jefferies: secondo Bloomberg, considera una massiccia distruzione di capitale negli Stati Uniti l’esito più probabile del boom nel lungo periodo. La sua tesi è che modelli cinesi aperti e meno costosi possano rendere meno differenziati i grandi modelli linguistici, compromettendo i rendimenti degli investimenti americani. Nell’intervista a Fortune, Porat replica che una domanda tanto forte da incontrare limiti di capacità è incompatibile con l’idea di non poter generare ritorni.
La concorrenza riguarda modelli come quelli di Anthropic, OpenAI e Google Gemini: Moonshot AI ha riferito a Shontell che il 70% dell’utilizzo dei propri modelli proviene dall’esterno della Cina. Intanto cresce l’esposizione finanziaria: secondo alcune stime, i prestiti privati alle società legate all’AI superano 200 miliardi di dollari, spesso attraverso veicoli dedicati e operatori cloud minori. Anche Alphabet ha registrato nel secondo trimestre un flusso di cassa libero negativo, per la prima volta dalla quotazione del 2004, mentre il debito a lungo termine raggiungeva circa 98 miliardi a fine giugno, oltre quattro volte il livello dell’anno precedente.
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Innovare senza confondere domanda e redditività
Porat richiama l’esperienza maturata in Morgan Stanley durante la bolla internet e nella crisi del 2008, quando contribuì alla consulenza per l’allora segretario al Tesoro Hank Paulson. La lezione è individuare prima le vulnerabilità: per le imprese, sostiene, trascurare l’innovazione può lasciare spazio ai concorrenti. La distinzione decisiva riguarda però il valore: secondo Porat, servizi realmente differenziati troveranno clienti paganti, ma questa convinzione non elimina il rischio, evidenziato da Fortune, di costruire infrastrutture in eccesso rispetto ai ritorni economici.
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