Auto, stop ai motori diesel e benzina. Ma il Parlamento europeo ci ripensa. Che cosa cambia dal 2035

La notizia in sintesi
- Intesa tra popolari, socialisti e liberali per modificare i limiti alle emissioni delle nuove auto dal 2035.
- Il compromesso consentirebbe motori termici a determinate condizioni, mantenendo centrale la mobilità elettrica.
- Previste flessibilità per carburanti alternativi, obiettivi dei costruttori e veicoli commerciali leggeri.
- La riforma non è approvata: resta vigente l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 100%.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Auto termiche dopo il 2035, accordo politico al Parlamento europeo
Al Parlamento europeo, i negoziatori di Partito popolare europeo, Socialisti e democratici e Renew Europe hanno raggiunto a Strasburgo un compromesso che consentirebbe di vendere nuove auto con motore termico anche dopo il 2035, a determinate condizioni. L’intesa, annunciata il 20 ottobre dalla presidente di Renew Valérie Hayer, punta a concedere maggiore flessibilità ai costruttori nella transizione, mantenendo centrale la mobilità elettrica e intervenendo sulle regole europee per le emissioni di CO2. Non è però una modifica già operativa: servono l’approvazione parlamentare e l’accordo con il Consiglio dell’Unione europea, mentre resta vigente il taglio del 100% delle emissioni delle nuove vetture rispetto al 2021.
Emissioni, carburanti e furgoni: cosa prevede il compromesso
La riduzione delle emissioni allo scarico richiesta nel 2035 scenderebbe all’87,5% rispetto al 2021, con altri 7,5 punti compensabili attraverso crediti per acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea. Il restante 5% non richiederebbe compensazioni: non sarebbe comunque un via libera indiscriminato a benzina e diesel, perché i limiti continuerebbero a riguardare la media delle vetture immatricolate da ciascun costruttore. Dal 2030 sarebbe inoltre ammessa una categoria di veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili e a basse emissioni, limitata dal 2033 agli e-fuel e ai biocarburanti avanzati.
L’eventuale riconoscimento di questi veicoli come privi di emissioni avrebbe valore regolatorio, senza eliminare fisicamente la CO2 allo scarico, e non trasformerebbe le automobili esistenti in veicoli a zero emissioni attraverso un semplice rifornimento. Per rispettare gli obiettivi del 2030, i costruttori potrebbero utilizzare la media dei risultati del triennio 2029-2031, distribuendo gli adeguamenti su più anni e riducendo il rischio di sanzioni. Per i furgoni sono previsti tagli del 35% nel 2030 e dell’80% nel 2035, mentre incentivi regolamentari favorirebbero le piccole elettriche accessibili prodotte in Europa, sostenendo un segmento esposto alla concorrenza cinese.
Più flessibilità industriale, nessun obbligo di rottamazione
Massimiliano Salini, relatore del Ppe, legge l’intesa come superamento del bando dei motori termici; i socialisti ribadiscono invece la centralità dell’elettrico. Per Stellantis, guidata da Antonio Filosa, le aperture sui furgoni risponderebbero alle richieste di maggiore flessibilità, mentre anche Volkswagen e Renault potrebbero diversificare più a lungo gamme e investimenti. Per gli automobilisti, la distinzione decisiva riguarda l’oggetto della normativa: le nuove immatricolazioni, non un obbligo di rottamare nel 2035 le vetture a benzina e diesel già acquistate.
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