Deficit 2025 al 3,1%, l’Italia resta nella procedura Ue fino al 2027

La notizia in sintesi
- Istat conferma il deficit italiano 2025 al 3,1% del Pil.
- L’Italia resta nella procedura europea per disavanzo eccessivo.
- L’uscita anticipata viene rinviata al 2027, secondo il Mef.
- Difesa ed energia riducono gli spazi della prossima manovra.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Deficit al 3,1%, Italia resta sotto procedura Ue
Istat ha certificato che nel 2025 l’Italia ha chiuso con un deficit pari al 3,1% del Pil, mantenendo il Paese nella procedura europea per disavanzo eccessivo. I dati definitivi, diffusi il 22 settembre 2026, fermano l’uscita anticipata auspicata dal governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il mancato rientro sotto la soglia del 3% rinvia al 2027 il possibile stop alla procedura, secondo la valutazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La revisione al rialzo della crescita del Pil 2025 allo 0,6% non è bastata a ridurre il disavanzo. Il tema incide sulla legge di bilancio e sull’utilizzo della flessibilità europea per gli investimenti in difesa e sicurezza energetica. Per l’esecutivo, la priorità resta conciliare il rientro dei conti con le spese aggiuntive previste nei prossimi anni.
I dati Istat e i margini della manovra
Il rapporto deficit-Pil del 2025 resta invariato rispetto alla precedente stima, ma il valore assoluto del disavanzo peggiora di 355 milioni. L’Istat segnala infatti maggiori entrate per 1,99 miliardi e uscite superiori a 2,3 miliardi. La crescita in volume del Pil è stata rivista di un decimale allo 0,6%, mentre l’indebitamento netto era al 3,4% nel 2024 e il saldo primario è salito dallo 0,5% allo 0,8% del Pil.
Secondo Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia, i decimali sono legati anche alla spesa per il Superbonus, ma i numeri certificano un percorso di prudenza fiscale. “Il problema sostanziale oggi di fronte ai mercati è di procedere nel consolidamento fiscale”, ha spiegato, richiamando l’effetto sui costi di rifinanziamento del debito. Restare in procedura comporta che le eventuali spese aggiuntive autorizzate dall’Ue per difesa ed efficienza energetica siano conteggiate nel deficit, rendendo più complesso riportarlo sotto il 3%.
La clausola richiesta dall’Italia riguarda fino a 36 miliardi nel triennio 2026-2028: 22 miliardi per la difesa e 14 miliardi per l’energia. Come osserva Giampaolo Galli, dell’Osservatorio sui Conti pubblici della Cattolica, tale flessibilità evita un inasprimento della procedura ma non consente di uscirne se il deficit 2027 non scende sotto il 3%, includendo quelle spese. Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ha escluso nuovi interventi sulle banche: “Le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”.
Il vincolo europeo condiziona le prossime scelte
Il rinvio al 2027 restringe il margine politico della prossima legge di bilancio, chiamata a confermare la discesa del deficit senza affidarsi a spazi contabili non disponibili. La clausola su energia e difesa resta utilizzabile, ma richiede coperture e incide sul percorso di rientro. Il quadro macroeconomico sarà sottoposto alla validazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, passaggio necessario prima delle decisioni programmatiche del governo.
FAQ
Qual è il deficit italiano nel 2025?
L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è pari al 3,1% del Pil, in calo rispetto al 3,4% registrato nel 2024.
Quando l’Italia può uscire dalla procedura Ue?
Il 2027 è l’orizzonte indicato dal Mef, purché il percorso di riduzione del deficit rispetti le regole europee vigenti.
Quanto vale la flessibilità per difesa ed energia?
La clausola può riguardare circa 36 miliardi nel triennio 2026-2028: 22 miliardi per difesa e 14 miliardi per energia.
Perché il Superbonus incide sui conti pubblici?
I crediti d’imposta dei bonus edilizi hanno contribuito al disavanzo, secondo le valutazioni riportate da Giovanni Tria e dalle ricostruzioni disponibili.
Quali fonti sono state analizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana un’analisi accurata di fonti stampa, incluse Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrate da giornalismo qualificato e specializzato.
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