Torna al Teatro alla Scala di Milano il balletto Giselle
GISELLE, FASCINO ROMANTICO DAL 1841
di Chiara Pedretti —
Un classico dei classici: torna al Teatro alla Scala di Milano il balletto Giselle nella coreografia originale di Jean Coralli, Jules Perrot, ripresa da Yvette Chauvirè, purtroppo senza alcuna étoile ospite.

Di Giselle, in 181 anni di storia, si è scritto tutto il possibile: ci sono ben pochi spunti originali per commentare ancora il balletto romantico per eccellenza con La Sylphide. Debutta all’Opéra di Parigi il 28 giugno 1841, con l’italiana Carlotta Grisi nel ruolo del titolo. L’autore del libretto, Théopile Gautier, costruisce la trama dopo aver letto L’Allemagne di Heinrich Heine, che descriveva appunto la leggenda delle Willi, gli spiriti delle fanciulle morte alla vigilia del matrimonio per tradimento o abbandono del fidanzato, presenti nella zona montana dell’Harz, in Austria.
Due atti molto diversi
Nel primo si sviluppa la vicenda della contadina Giselle, corteggiata dal guardiacaccia Hilarion (o Hans, in alcune versioni), ma innamorata, ricambiata, di Albrecht, un principe che si finge popolano: allo scoprire la verità, la giovane impazzisce e muore. Quindi un primo atto narrativo e molto dinamico, ambientato in pieno giorno, che richiede mimica e drammaticità. Il secondo atto è all’opposto: è notte, l’atmosfera è molto tetra, la tomba di Giselle in primo piano non fa che aumentare il senso di terrore e morte, ed è tutto tecnica e impalpabilità. Entrambi gli uomini della sua vita vengono a portare dei fiori sulla tomba di Giselle, che appare evocata dal Myrta, la regina delle Willi, accompagnata da venti compagne. Hilarion fa la fine destinata a chi le incontra: viene costretto a danzare fino alla morte. Ad Albrecht aspetta una fine simile, ma viene difeso e salvato da Giselle, che lo sostiene, finchè il sorgere del sole non fa sparire gli spiriti. L’idea di Heine era quello delle Willi come anime tormentate ed incapaci di trovare pace, perse in una sorta di limbo dantesco; un’altra fonte, il Kauversationslexicon di Meyer, le descrive più drammaticamente come vampiri e le colloca nei paesi slavi: vila in slavo significa appunto vampiro.
Rimane un cult della danza
Tutti i grandi interpreti si sono confrontati con quest’opera che, ancora oggi, è un banco di prova per molti danzatori. Dopo Carlotta Grisi, la sua rivale Fanny Essler, e ancora Anna Pavlova, Galina Ulanova, Alicia Markova, Alicia Alonso, Margot Fonteyn con Rudolf Nureyev, Natalia Makarova con Mikhail Baryshnikov, Ekterina Maximova con Vladimir Vassiliev, Carla Fracci ed Alessandra Ferri.
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Il Corpo di Ballo della Scala, diretto attualmente da Frédéric Olivieri, ripropone una versione come se ne sono viste molte: abbiamo assistito ad una replica con Martina Arduino, una delle prime ballerine scaligere, che dà vita ad una Giselle tecnicamente all’altezza e, come sempre, di buon livello interpretativo: dolce e innamorata nel Primo Atto, gelida ma commossa alla vista dell’amato nel Secondo. In coppia con lei, Mattia Semperboni, ballerino solista, regge bene il ruolo molto complicato del principe traditore: una bella tecnica, salta bene, e ci mette l’anima, il che non è scontato. Marco Agostino è un Hilarion navigato, avendo interpretato questo ruolo molte volte. Il Corpo di Ballo porta a casa il Primo Atto ma sbanda nel Secondo: fila non mantenute, linee diverse e sincronia da sistemare; il colpo d’occhio delle Willi, così tante, tutte in bianco, colpisce sempre e magari le imprecisioni si notano meno. Nei ruoli solisti, Agnese Di Clemente e Domenico Di Cristo nel complicato Passo a Due dei Contadini non sono decisamente in serata; Linda Giubelli e Vittoria Valerio le due Willi soliste; assolutamente incolore la Myrta di Caterina Bianchi, che anziché mostrarsi autorevole ed imponente, è solo una sequenza di passi. Per chi non lo conoscesse, rimane un grande classico da vedere.
Teatro alla Scala
Piazza della Scala, Milano
Fino al 23 Ottobre, ore 20.00
Biglietti da EUR 10,00 a EUR 180,00
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