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Risparmio

Le novità previdenziali del 2018

Il nuovo anno si caratterizza per una serie di significative novità in ambito previdenziale, sia per quel che riguarda il sistema obbligatorio che con riferimento alla previdenza complementare.

Previdenza obbligatoria:

La prima novità riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile per le lavoratrici donne, sia dipendenti private che autonome, nell’ambito del processo di progressiva equiparazione agli uomini avviato con la riforma Fornero (nel settore del pubblico impiego invece i due generi sono già equiparati dal 2010). I requisiti di pensionamento sono per la pensione di vecchiaia pari a  66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi . Per la pensione anticipata occorrono, invece, 41 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi per gli uomini) a prescindere dall'età anagrafica. Come ha avuto luogo il percorso di armonizzazione ? Nel 2012 l’età pensionabile delle dipendenti si era posizionata a 62 anni, elevata a 63 anni e 9 mesi dal 2014, per poi evolvere a 65 anni; per le donne autonome, dal 2012 l'aumento è stato di tre anni e mezzo (dai 60 ai 63,6 anni) per arrivare, dal 2018, a 66 anni più l’adeguamento alla speranza di vita complessivamente pari a 7 mesi. Per la pensione anticipata, occorre fare i conti con gli stessi incrementi di età per l'uscita..

Nel 2018 entra poi in vigore per effetto della Legge di Bilancio 2018 l’ampliamento dell’Ape sociale con uno sconto contributivo a beneficio delle lavoratrici madri pari ad un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni. In sostanza le lavoratrici con due figli potranno ottenere la prestazione assistenziale con 28 anni di contributi anziché 30 (34 anni se rientrano nei lavori gravosi invece che 36). Sempre per quel che riguarda l’Ape sociale salgono a 15 le categorie dei potenziali beneficiari (le 11 precedenti più le 4 aggiunte a seguito del confronto con i sindacati (lavoratori che prestano servizio presso impianti siderurgici, i braccianti agricoli, i lavoratori marittimi e i pescatori) e viene estesa la indennità anche in caso di scadenza di un contratto a tempo determinato, a condizione che il lavoratore, nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.

Nell’anno in corso partirà poi finalmente, quasi certamente a gennaio, la sperimentazione dell’Ape volontaria per cui la Legge di Bilancio ha prorogato di un anno (fino al 2019) la sperimentazione, considerando la sensibilmente ritardata partenza (sarebbe dovuta partire dallo scorso 1 maggio).

Ed ancora dal 2018 dopo due anni di blocco della perequazione automatica, vale a dire il meccanismo che permette al trattamento pensionistico di essere rivalutato nel suo importo lordo secondo l’andamento delle dinamiche inflattive a cadenza annua, l’importo delle pensioni avrà un piccolo incremento (in base al decreto del Ministero dell’Economia del 20 novembre scorso è fissato al +1,1 il tasso provvisorio di rivalutazione da applicare) . Con la Legge di Bilancio si è poi corretta in modo strutturale la data di pagamento delle pensioni che dal 2018 sarà il primo giorno del mese e non più il secondo come sarebbe dovuto invece avvenire in base alla normativa precedente (fa eccezione il mese in corso per cui il pagamento avviene il 3 gennaio)

Previdenza complementare:

Per quel che riguarda la previdenza complementare con la Legge di Bilancio dal 2018 si equiparano dal punto di vista fiscale i fondi pensione del pubblico impiego ai fondi pensione per dir così “adeguati” a dlgs 252/2005 come quelli negoziali per i dipendenti del settore privato. Fino allo scorso anno si applicava infatti ancora la normativa del 1993. Per esempio quel che riguarda la contribuzione il limite di deducibilità era ancora rappresentato dal minore tra il 12 per cento del proprio reddito complessivo, 5164,57 € e il doppio del tfr trasferito al fondo pensione. Per quel che riguarda le prestazioni vigeva poi la distinzione tra prestazione percepita sotto forma di rendita o sotto forma di capitale (con il limite massimo comunque di percezione del 50 per cento). La prestazione sotto forma di rendita veniva scomposta in 4 parti, sempre applicando il principio della unicità della tassazione. Ora i contributi versati, dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, sono invece deducibili dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57. Le prestazioni pensionistiche beneficiano di una tassazione sostitutiva con aliquota del 15 per cento riducibile fino al 9 per cento in base al periodo di partecipazione alla forma pensionistica complementare.

Viene poi rimodulata la rendita integrativa temporanea anticipata, la Rita, erogabile dai fondi pensione. Lo strumento era stato introdotto in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018 dalla precedente manovra finanziaria in stretta sinergia con l’Ape volontaria. Perché l’aderente ad un fondo pensione potesse richiedere la Rita avrebbe dovuto produrre infatti la certificazione Inps di avere diritto all’accesso all’Ape, senza che fosse però necessario usufruirne materialmente. La Rita poteva essere infatti complementare o sostitutiva dell’Ape volontaria in un processo di pianificazione previdenziale.

Sulla base di quanto disciplinato dalla Legge di Bilancio si disgiunge ora la prestazione dal collegamento con l’Ape volontaria e la si rende istituto strutturale e non più sperimentale. La funzione vuole essere quella di supportare la “flessibilità in uscita” come reddito ponte (sempre con la erogazione frazionata del montante accumulato) fino al pensionamento accompagnando il lavoratore in condizione di difficoltà. Si modifica in particolare l’art. 11 del dlgs 252/2005 prevedendosi che possano chiedere la Rita i lavoratori , pubblici e privati, iscritti a un fondo pensione, in caso di perdita del lavoro se maturano l’età per la pensione di vecchiaia entro cinque anni; e in caso di non occupazione per 24 mesi a patto che maturino l’età per la pensione di vecchiaia entro 10 anni. Ai fini della richiesta in rendita e in capitale del montante residuo non rileva la parte di prestazione richiesta a titolo di rendita integrativa temporanea anticipata.

Dal punto di vista fiscale viene confermato che la parte imponibile della RITA è assoggettata alla ritenuta a titolo d'imposta con l’aliquota del 15 per cento ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

Diamanti, è l’ora dei risarcimenti

Dopo le sanzioni dell’Antitrust, sia alle società che li vendevano, sia alle banche che li distribuivano, le associazioni dei consumatori fanno fronte comune per chiedere che vengano restituite le somme investite dai risparmiatori

Sui diamanti da investimento le associazioni dei consumatori fanno fronte comune.

A gran voce chiedono infatti i risarcimenti per i clienti danneggiati facendo leva sulla pronuncia dell’Antitrust, che ha chiuso l’istruttoria sui diamanti da investimento comminando sanzioni per oltre 15 milioni di euro per società investitrici e banche.

Alle società sono state contestate informazioni ingannevoli su quotazioni di mercato, loro andamento e prospettive di liquidità. Alle banche la contestazione è quella di aver proposto l’investimento come bene rifugio avvalorando quanto illustrato nel materiale promozionale delle due società. E così l’Antitrust, informa una nota, “ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. (IDB) e Diamond Private Investment – DPI S.p.A. (DPI), anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano: Unicredit e Banco BPM (per IDB); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (per DPI)”.

Ma la vicenda prosegue con il tentativo promosso dalle società sanzionate di trovare un accordo con i risparmiatori.

Solo pochi giorni fa, la Intermarket Diamond Business (Idb) ha inviato una comunicazione alla Diamond Private Investment (Dpi), alle banche coinvolte nella vendita di diamanti distribuita da entrambe le società e a numerose associazioni di consumatori per chiedere di allestire dei tavoli di conciliazione.

A darne notizie è l’Aduc che ha divulgato il testo della lettera pur non rientrando tra i destinatari. Tra le associazioni più agguerrite, infatti, e soprattutto contrarie a qualunque tentativo di conciliazione, l’Aduc è già riuscita a far ottenere ad alcuni risparmiatori un risarcimento integrale da Intesa Sanpaolo con cui sta portando avanti il dialogo (affinché i rimborsi vengano riconosciuti a chi ne ha diritto).

Per Altroconsumo, che aveva segnalato all’Antitrust la pratica seguita da società e banche nella vendita dei diamanti, “La pratica commerciale scorretta delle banche è lampante perché i consulenti hanno proposto ai risparmiatori l’acquisto di diamanti come bene rifugio usando informative e quotazioni fornite dalle due società senza verificarne il contenuto e quindi senza alcun rispetto della minima diligenza professionale a cui sono tenute nella loro attività. Ora i clienti che hanno acquistato diamanti come investimento sulla base del rapporto di fiducia con la banca devono essere risarciti”.

L’associazione aveva svolto un’inchiesta nel 2016 chiedendo ai consulenti informazioni sull’investimento in diamanti: come risposta avevano ricevuto un grafico con la curva in costante crescita, laddove “confrontando tali i dati con i prezzi internazionali di riferimento, l’andamento risultava ben più volatile con discese e picchi”, dice l’associazione.

Confconsumatori , intanto sta predisponendo ogni azione utile ad ottenere il rimborso delle cifre investite per l’acquisto di diamanti. Non esclude inoltre di “costituire l’associazione e i propri risparmiatori come parte civile nel caso in cui si arrivi al rinvio a giudizio a seguito dell’indagine della Procura di Milano ora in corso”.

“Chiediamo alle società interessate e, soprattutto, agli istituti di credito una grande operazione trasparenza del mercato che auspichiamo da tempo a garanzia dei risparmiatori coinvolti”: questo il commento del Movimento Difesa del Cittadino e del Codacons dopo la sanzione dell’Antitrust.
Sono oltre circa 120mila i risparmiatori che hanno scelto questo investimento considerato altamente difensivo rispetto agli strumenti finanziari come obbligazioni ed azioni, proseguono MDC e Codacons, sottolineando che ora l’obiettivo da seguire è la messa a norma delle informazioni precontrattuali e l’elaborazione di un codice etico che fisserà le buone prassi di vendita dei prodotti .

Secondo Federconsumatori, la vicenda chiama in causa anche la responsabilità di Banca d’Italia e Consob. “È ora che le autorità bancarie e finanziarie, a partire da Banca d’Italia e Consob, troppe volte distratte, agiscano con maggiore attenzione e incisività su tali questioni sanzionando i comportamenti degli istituti bancari, arginandoli con la disposizione di misure tese a superare la grave asimmetria informativa che pone i cittadini, sempre e comunque, in una posizione di svantaggio”.

Anche l’associazione Codici a sua volta ha annunciato una class action perché i risparmiatori siano risarciti.

Dalla diagnosi alla convalescenza: la protezione “extra” di Pramerica

Pramerica Extrasalute è la nuova polizza assicurativa capace di rispondere a un bisogno crescente e sempre più percepito: quello di disporre di una copertura ampia che consenta di integrare in modo personalizzato e veloce quanto erogato dal sistema sanitario pubblico per prestazioni ad alta frequenza e di reale utilizzo.

Pramerica Extrasalute, che si aggiunge alle altre soluzioni di protezione della Compagnia del gruppo statunitense Prudential Financial, Inc. (PFI)*, offre la possibilità di ottenere un rimborso delle spese mediche nelle varie fasi relative a un infortunio e/o a una malattia, dalla diagnosi, alla cura, sino alla convalescenza.

La nuova polizza rappresenta uno strumento di tutela per ampie fasce di clientela prevedendo un’età d’ingresso che spazia da 0 a 70 anni e un’età massima a scadenza di 75. È prevista la possibilità di scegliere tra due differenti opzioni di copertura per individuare quella più in linea con le proprie esigenze. In base al numero di familiari che si decide di includere all’interno della polizza, l’assicurato ha inoltre la possibilità di beneficiare di una riduzione dell’importo complessivo.

“Tempi di attesa sempre più lunghi e forte incremento della spesa pro-capite per accedere a servizi sanitari diagnostici efficienti, sono solo alcuni dei temi di grande attualità che stanno impattando sul budget delle famiglie italiane – ha commentato Roberto Agnatica, amministratore delegato di Pramerica Life. La possibilità di avere accesso a strumenti integrativi per il rimborso delle spese mediche rappresenta quindi un elemento sempre più basilare, al quale pensiamo che Pramerica Extrasalute risponda al meglio”.

Pramerica Extrasalute offre una copertura globale - è infatti valida in tutto il mondo - e consente di frazionare il pagamento annuale del premio su base mensile, trimestrale, semestrale in conformità con le proprie esigenze economiche.
La polizza è distribuita esclusivamente attraverso i Life Planner® di Pramerica, professionisti costantemente formati e aggiornati per offrire protezione a individui e famiglie mediante un'analisi approfondita delle necessità e prodotti assicurativi innovativi.


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