Calano ancora i fallimenti in Italia

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Secondo i dati di Cribis D&B, dall’inizio dell’anno sono diminuiti del 7,2%. Buoni segnali da edilizia e industria, soffrono ancora i servizi

Nei primi nove mesi del 2015 sono state 10.306 le imprese italiane che hanno portato i libri in Tribunale: il 7,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un dato significativo, dopo un lungo periodo in cui il numero dei fallimenti ha continuato ad aumentare.

L’inversione di tendenza, secondo quanto risulta dall’Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da Cribis D&B (società del Gruppo Crif specializzata nella business information), si era già registrata a giugno. Ora la conferma, che tuttavia mostra ancora alcune zone in ombra.

Nel terzo trimestre del 2015 i fallimenti sono stati 3.013, in media 46 al giorno: un numero considerevole ma inferiore a quello del secondo trimestre, 54 ogni giorno. Rispetto a settembre 2009, poi, la percentuale dei fallimenti è sì in aumento, ma del 63% contro il 74% di un anno fa, un altro dato che sottolinea un segnale di ripresa economica delle nostre imprese.

Il 2014 peraltro si è chiuso con la cifra record di 15.605 fallimenti. Dal 2009 a oggi invece si contano circa 85.481 imprese che hanno portato i libri in tribunale.

La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti è strettamente correlata alla densità di imprese nelle diverse aree del Paese. La Lombardia si conferma infatti la regione con il maggior numero di fallimenti (2.153 casi nei primi nove mesi del 2015), seguita dal Lazio (1.195) e dal Veneto (939 casi).

A livello di settori merceologici, aree fortemente colpite dalla crisi, come l’industria e l’edilizia, mostrano segnali incoraggianti, con un calo del 12,1% fallimenti nell’industria nel terzo trimestre e una diminuzione del 7,4% nell’edilizia.

Stazionaria la situazione del commercio, che ha una flessione minima dello 0,1%, mentre continua la crescita nei servizi vari (più 6,8%).

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