I dubbi della Fed sui tassi
Dopo la pubblicazione del “Beige Book” sull’economia Usa, le prospettive non sono affatto chiarite. E l’aumento potrebbe slittare ancora
L’economia degli Stati uniti è più debole di quello che ci si attendeva fino a pochi mesi fa. E la “stretta” monetaria dal parte della Federal Reserve, quell’aumento dei tassi che sembrava imminente già a settembre, potrebbe slittare ancora.
Ieri la Fed ha pubblicato il suo “Beige Book”, il rapporto che ogni sei settimane racconta lo stato dell’economia Usa nei 12 distretti in cui è articolata: e la conclusione generale è un generale rallentamento della crescita, dovuto tra l’altro al rafforzamento del dollaro.
Due dei 12 distretti mostrano un rallentamento, uno (Kansas City) segna un peggioramento. Per gli altri la crescita è “moderata”: ma oggi sono nove, contro gli 11 del precedente rapporto.
I miglioramenti riguardano i consumi, il settore immobiliare e quello del credito, mentre segnano il passo la manifattura, il turismo e l’import.
Ma a preoccupare i banchieri centrali è il fatto che, nonostante un ulteriore rafforzamento del mercato del lavoro, non se ne vedano gli effetti sui salari, i cui aumenti restano molto contenuti.
È su queste basi che, nella prossima riunione di politica monetaria, in calendario il 27 e 28 ottobre, la presidente Janet Yellen e gli altri componenti del board dovranno decidere se procedere con il primo aumento dei tassi dal 2006 (il costo del denaro negli Usa è intorno a zero dal dicembre del 2008). Le posizioni, si sa, sono divise, con Yellen che anche negli ultimi giorni ha definito “appropriato” un aumento dei tassi nel 2015, e altri che mostrano maggiore prudenza.
E tra gli analisti comincia a farsi strada l’idea che, per vedere tassi in rialzo di là dall’Oceano, bisognerà attendere il 2016






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