In arrivo le buste arancioni

di Walter Quattrocchi -

I primi invii da parte dell’Inps partiranno la prossima settimana, al ritmo di 150 mila al giorno

A metà della prossima settimana l’Inps procederà con i primi invii di buste arancioni a casa dei lavoratori iscritti.

La prima tranche di lettere sarà spedite al ritmo di 150 mila buste al giorno, per raggiungere, entro l’estate, il numero di destinatari complessivo di 8,5 milioni di lavoratori (7 milioni del settore privato e 1,5 milioni del pubblico) sui 12 milioni di persone che, ad oggi, non sono ancora in possesso del codice Pin dell’Inps o dello Spid, la chiave digitale unica per i servizi della pubblica amministrazione, necessari per accedere alla simulazione on line “La mia pensione” sul sito dell’Inps.

Sono invece 9 milioni i lavoratori che hanno già utilizzato la versione web del simulatore.

La busta, di colore arancione come quella usata in Svezia, riporterà tutte le informazioni sulla pensione futura, con una stima dell’assegno previdenziale.

Nello specifico il plico, in arrivo nelle cassette postali dei lavoratori, conterrà l’estratto contributivo della posizione contributiva, una simulazione dell’importo della pensione futura e l’invito a richiedere il codice Spid.

La simulazione dell’Inps della pensione futura presente nella busta è basata su un tasso di crescita del Pil nel lungo termine pari all’1,5%, mentre la carriera lavorativa è ipotizzata senza interruzioni.
Perciò per personalizzare la simulazione della futura pensione occorrerà accedere, con il Pin dell’Inps o tramite Spid all’applicativo “La mia pensione” sul sito dell’Istituto, dove potrà essere variato il tasso di crescita del Pil.

Con un Pil preimpostato all’1,5%, dalla simulazione risulta per esempio che un dipendente trentenne, con un reddito attuale di mille euro netti al mese, andrà in pensione di vecchiaia, nel 2056, con un vitalizio di 1,749 euro lordi, pari al 75% di una retribuzione finale, stimata in 2.330 euro lordi al mese.

Al netto delle tasse, l’assegno sarà pari a 1.400 euro al mese.

Se invece si riduce il valore del Pil dall’1,5% all’1%, l’assegno mensile sarà pari a 1.217 euro lordi, rispetto a una retribuzione finale di 1.284 euro al mese. L’importo netto della rendita risulterà pari a 1.029 euro, cioè circa 400 euro in meno rispetto alla simulazione dell’Inps.

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