Tasse: 29 miliardi in più in sei anni

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Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, dal 2010 a oggi sono aumentate sia le imposte locali (+8%) sia i tributi nazionali (+6,1%). Più che raddoppiato il prelievo sulle case

Oltre 29 miliardi di tasse in più in sei anni: secondo i calcoli dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2010 e il 2016, in piena crisi, le imposte nazionali e le tasse locali hanno continuato a crescere. Le prime, al netto del bonus Renzi, sono salite del 6,1%, le seconde dell’8%. In valore assoluto, però, l’aumento delle imposte nazionali (come l’Irpef, l’Iva, l’Ires) è ben più consistente: 21,6 miliardi, contro i 7,7 miliardi di Imu, Irap, addizionali comunali e regionali eccetera.

Le imprese e le famiglie italiane hanno dovuto sostenere uno sforzo fiscale aggiuntivo di 29,3 miliardi di euro, ma la composizione del gettito per livello di Governo è rimasta pressoché la stessa.

Sul totale delle entrate tributarie del 2015, 483,2 miliardi di euro (al netto del bonus Renzi) il 21,6% è andato nelle casse di Regioni e Comuni (104,4 miliardi di euro), mentre la gran parte, il 78,4%, lo ha incassato l’erario (378,8 miliardi di euro): una ripartizione non molto diversa da quella di cinque anni prima, visto che nel 2010 il 78,7% del gettito andava al centro e il 21,3% agli enti locali.

Tra le principali tasse locali, solo l’Irap ha subito una contrazione abbastanza decisa: 4,2 miliardi in meno, pari a un calo del 13%. Tutte le altre hanno registrato un netto aumento.

L’addizionale regionale Irpef è cresciuta, tra il 2010 e il 2015, di 3,1 miliardi di euro (più 39%), facendo affluire nelle casse dei governatori 11,3 miliardi di euro nel 2015. L’addizionale comunale Irpef è aumentata di 1,4 miliardi (più 51%), fruttando 4,3 miliardi di euro lo scorso anno.

Ma l’imposta che ha subito l’incremento più sensibile è stata quella sugli immobili: nel 2010 l’Ici consentì ai sindaci delle città italiane di incamerare 9,6 miliardi, ma nel 2015 la cifra è salita a 21,3 miliardi, con una crescita del 120%.

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