Wall Street compera il ritorno alla calma

Olivier De Berranger -

«S&P 500 HITS ALL-TIME HIGH Congratulations USA!». Con questo tweet Donald Trump ha accolto i nuovi massimi storici raggiunti dall’indice faro della Borsa. Eppure, in settimana non erano mancate le notizie sul fronte della guerra commerciale.

Lunedì scorso il Presidente americano annunciava nuovi dazi al 10%, con efficacia dal 24 settembre, su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. La Casa Bianca specificava inoltre che gli stessi potrebbero essere portati al 25% il 1° gennaio 2019 qualora i negoziati con la Cina non dovessero andare in porto.

Quella che poteva sembrare una pessima notizia a prima vista è stata però letta in modo positivo dai mercati. Innanzitutto, l’aliquota del 10% dimostra una certa moderazione visto che in molti avevano temuto che fosse fissata sin dall’inizio al 25%. La scadenza, poi, annunciata del 1° gennaio 2019 lascia presagire una tregua: non ci dovrebbero essere annunci clamorosi prima di quella data e i prossimi mesi dovrebbero essere interamente dedicati ai negoziati.

Infine, gli investitori si sono tranquillizzati di fronte ai toni moderati della risposta cinese e ai nuovi dazi applicati su 60 miliardi di dollari di importazioni americane.

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Il Primo ministro Li Keqiang ha inoltre indicato che il paese non intenderebbe ricorrere a una «svalutazione competitiva» dello yuan per compensare i nuovi dazi americani. Infine, i mercati hanno accolto positivamente l’ipotesi di una riduzione dei dazi della Cina sulle importazioni dei suoi principali partner (ad eccezione degli Stati Uniti).

Tutti questi elementi hanno portato a un forte rimbalzo, tra l’altro, sui mercati emergenti. Così, l’indice cinese Footsie China 50 ha fatto oltre il 6% nel corso della settimana. Sussistono tuttavia due elementi di incertezza. Da un lato, dopo l’implementazione di questi nuovi dazi potrebbe non aver luogo l’incontro ipotizzato tra Steven Mnuchin, il Segretario americano al Tesoro, e Liu He, il Vice-Premier cinese. Anche se questo incontro darebbe un segnale forte in quanto permetterebbe di sperare in negoziati costruttivi tra i due paesi.

Dall’altro, in occasione dell’annuncio dei dazi, Donald Trump aveva proferito altre minacce affermando che gli Stati Uniti sarebbero immediatamente passati alla “fase 3” qualora la Cina avesse adottato misure di rappresaglia a danno degli agricoltori o di altre industrie americane. In altre parole, si tratterebbe di nuovi dazi sulle importazioni cinesi non colpite per ora, per un importo pari a 267 miliardi di dollari.

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La rimozione di queste due incertezze aprirebbe una finestra di qualche mese che consentirebbe agli investitori di focalizzarsi nuovamente sui fondamentali e ai mercati di ribilanciare gli stili e le asset class.


Olivier De Berranger – Chief Investment Officer – La Financière de l’Echiquier

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