Se non ora quando? SoS Climate change

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I recenti report indicano come il mondo non sia mimimamente vicino al raggiungimento dei principali obiettivi dell’accordo di Parigi, siglato 4 anni fa durante la conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite(COP21). L’accordo mira a contenere il riscaldamento globale, nel periodo dalla firma al 2100, a un massimo di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e, idealmente, di limitarlo ai meno distruttivi 1,5 gradi.

Per quanto la principale responsabilità sia caduta sui governi, in uno sforzo per rendere i propri paesi carbon neutral, anche gli investitori hanno un ruolo cardine da svolgere in quello che dovrebbe essere uno sforzo globale congiunto per limitare l’aumento della temperatura del pianeta.

Sono necessari impegni più concreti a breve termine per combattere il riscaldamento globale poichè è chiaro che non siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Abbiamo bisogno della leadership delle nazioni riunite alla COP25 per accelerare la transizione verso un mondo a ridotte emissioni di carbonio.

Questo dovrebbe essere uno sforzo globale congiunto –tali obiettivi sono infatti alla nostra portata solamente con l’azione congiunta di paesi, aziende e singoli individui. Gli investitori hanno un ruolo chiave nell’incoraggiare la transizione energetica, abbandonando la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Tutti dobbiamo aumentare i nostri sforzi. Sono stati recentemente pubblicati diversi rapporti allarmanti che dimostrano come il mondo stia già soffrendo le conseguenze dell’aumento delle temperature,attravreso i crescenti incidenti meteorologici e i livelli record di scioglimento dei ghiacci.

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L’analisi dell’International Panel on Climate Change (IPCC) di settembre ha previsto un aumento del livello del mare di almeno 1,1 metri entro il 2100 se non ci saranno cambiamenti immediati a livello globale. Quest’estate l’Artico ha raggiunto il record di scioglimento, con un ghiacciaio in Groenlandia che ha perso 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio in un giorno.

Tuttavia, le emissioni globali di carbonio continuano ad aumentare. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, lo scorso anno sono stati rilasciati nell’atmosfera 33,1 miliardi di tonnellate di CO2 legati ai combustibili fossili, un livello record. La temperatura mondiale si è innalzata mediamente di un grado dall’inizio dell’era industriale nel diciottesimo secolo, e si è scoperto che la sola combustione di carbone è responsabile di un aumento pari a 0,3 gradi.

L’anno scorso, in occasione di COP24, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha rivelato che i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera hanno raggiunto 405 parti per milione, un livello mai visto in tre milioni di anni, quando il livello del mare era fino a 25 metri più alto rispetto ad oggi.

Si sta facendo qualche passo avanti per invertire la rotta: durante il vertice sul clima delle Nazioni Unite, tenutosi a settembre negli Stati Uniti, 77 paesi e più di 100 città si sono impegnati a raggiungere il livello di emissioni di carbonio pari a zero entro il 2050.

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Gli investitori stanno spingendo le società, attraverso la propria forza finanziaria, ad allinearsi agli obiettivi sul cambiamento climatico. La più grande iniziativa degli ultimi anni è Climate Action 100+, un’alleanza di oltre 370 investitori con più di 35.000 miliardi di dollari di asset in gestione, che spinge le società oggetto di investimento come i produttori di petrolio e di gas a decarbonizzarsi.

La Transition Pathway Initiative è un altro sforzo sostenuto dagli investitori per valutare il livello di preparazione dei grandi emettitori, come le utilities e le case automobilistiche, ad un passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio. Nei Paesi Bassi, Robeco e altri membri del settore finanziario si sono impegnati a sostenere l’accordo olandese sul clima, che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 49% rispetto al 1990 con un approccio efficiente dal punto di vista dei costi.

Robeco è presente in tutte queste iniziative e in molte altre, e ha attuato una politica di cambiamento climatico nella sua gamma di fondi sostenibili che include la decarbonizzazione e il disinvestimento nel carbone termico.

Collaborare con altri investitori, organizzazioni non governative e fornitori di dati è sicuramente la strada da seguire per accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

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Abbiamo intensificato gli sforzi di voto e di engagement. Oltre a impegnarci con i settori ad alta intensità di carbonio per stimolare il loro cambiamento; nei nostri dialoghi con le società automobilistiche, ad esempio, chiediamo passi chiari nella transizione energetica, compreso il passaggio ai veicoli elettrici.

Ci impegniamo con le società immobiliari per aumentare l’efficienza energetica degli edifici, il che contribuisce a ridurre le emissioni di carbonio. Quest’anno è stato completato un importante impegno con l’industria petrolifera e del gas.

Inoltre, siamo presenti anche nell’industria dell’olio di palma per renderla più sostenibile, anche utilizzando la tecnologia satellitare per fermare la deforestazione, che è uno dei principali responsabili del riscaldamento globale.

L’anno scorso, Shell ha accettato di fissare obiettivi a breve termine per la riduzione delle emissioni di carbonio e, per la prima volta, associerà la retribuzione dei dirigenti al raggiungimento di questi obiettivi. Questo è il risultato di un impegno molto intenso condotto da Robeco e da altri investitori.

Vediamo sviluppi altrettanto incoraggianti anche da parte di altre società che possono utilizzare il framework sviluppato nel corso di questa attività di engagement come modello per la transizione verso una società il cui impatto sull’ambiente sia più contenuto.

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