Ecolabel UE: incentivi poco trasparenti per gli investitori “green”

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Le ultime proposte di bozza dell’Ecolabel UE per il settore dei fondi presentano notevoli differenze nei criteri di qualificazione dei fondi azionari e di quelli obbligazionari. Mentre l’UE ha ammorbidito i criteri sugli Ecolabel per i fondi azionari, la sua attenzione per le obbligazioni green come veicolo primario per i prodotti a reddito fisso è troppo limitata, afferma Rhys Petheram, gestore fixed income di Jupiter Asset Management, e ha il potenziale di creare alcune distorsioni dannose quando si tratta dell’allocazione del capitale che potrebbero col tempo minare gli obiettivi del progetto.

Il Technical Expert Group (“TEG”) responsabile della gestione delle credenziali Ecolabel ha proposto che i fondi obbligazionari siano tenuti a investire almeno il 70% delle attività in obbligazioni “etichettate” come green per potersi qualificare per un Ecolabel. Ciò significa che le obbligazioni “non etichettate” del nutrito gruppo di società che offrono soluzioni sostenibili potrebbero essere ignorate, anche se le obbligazioni “etichettate” green sono emesse da alcune società non così green o da quelle che raccolgono capitali per progetti preesistenti o ordinari.

Temiamo che la sola attenzione alle obbligazioni etichettate come green secondo i programmi attuali possa escludere investimenti vitali nel più ampio pool di obbligazioni emesse da aziende che per la natura dei loro prodotti e servizi hanno unicamente progetti verdi. Secondo le attuali proposte del TEG, le obbligazioni emesse da molte di queste aziende “verdi per natura” rischiano già di perdere i potenziali benefici, compresi gli incentivi finanziari e di prezzo.

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Come punto di partenza, i green bond in genere non danno direttamente luogo a progetti verdi nuovi (o “aggiuntivi”). Invece di fornire ulteriori finanziamenti, queste obbligazioni sovvenzionano società che promettono di portare avanti progetti verdi in futuro o, come più spesso accade, ne hanno finanziato in passato. La fungibilità della liquidità, unita alla mancanza di impegno per una spesa futura incrementale, fa sì che ci sia poca distinzione nell’impatto effettivo tra le loro obbligazioni “etichettate” e quelle “non etichettate”. Da tempo ci preoccupa la mancanza di complementarietà nel mercato dei green bond. Per questo motivo, nel nostro processo di selezione di green bond includiamo una serie di livelli aggiuntivi per cercare di eliminare le obbligazioni degli emittenti maggiormente focalizzati sulla gestione della reputazione piuttosto che sull’impatto più ampio dei loro beni o servizi.

Ironicamente, il quadro di riferimento dell’Ecolabel non fornisce linee guida su come il restante 30% di un fondo qualificato “verde” dovrebbe essere investito. L’elenco delle esclusioni per i fondi azionari è molto chiaro. Tuttavia, la definizione delle esclusioni per i corporate bond è più ambigua e in parte inesistente. Il TEG sembra tentare di eludere la questione di come debbano essere trattate i green bond di società con attività rilevanti nella lista di esclusione. Una formulazione che incoraggi un orientamento alla sostenibilità per questa parte del portafoglio darebbe ai clienti la preziosa rassicurazione che i loro investimenti sono allineati ai loro principi.

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Aspettative contrastanti

A differenza di quelli per i fondi obbligazionari Ecolabel, gli standard proposti per i fondi azionari sono più appropriati per le attuali modalità di investimento e aspettative per il futuro. Per questi fondi il 60% del patrimonio gestito prevede ricavi da attività verdi, di cui il 20% con una soglia minima del 50% dei ricavi e il restante 40% con ricavi verdi tra il 20% e il 49%.

A nostro avviso, questa divergenza tra gli standard proposti per i fondi azionari e quelli obbligazionari porterà ad aspettative nettamente contrastanti sui risultati di ciascuno, con portafogli a reddito fisso teoricamente in grado di investire in alcuni settori esclusi dai fondi azionari e viceversa. A livello azionario, ad esempio, le obbligazioni non etichettate di emittenti come Tesla, produttore di veicoli elettrici, verrebbero escluse da un fondo obbligazionario con marchio di qualità ecologica, ma potrebbero comparire in un fondo azionario. Questo problema si acuisce per i fondi multi-asset orientati alla sostenibilità, dove la dispersione dei criteri potrebbe favorire un posizionamento controintuitivo lungo la struttura del capitale.

Un percorso diverso

Per superare questi problemi, riteniamo che l’allineamento dei requisiti per i fondi obbligazionari e azionari sarebbe un passo positivo, concentrandosi sull’attività a livello aziendale. Inoltre, l’Ecolabel per le obbligazioni potrebbe includere anche i green bond, riconoscendo il loro ruolo nel migliorare l’impegno aziendale e il potenziale per un’addizionalità più potente in futuro. Pur sostenendo il mercato dei green bond e ritenendo che abbia un ruolo da svolgere per colmare il deficit di finanziamento, è importante sottolineare che sono le aziende stesse a fornire i risultati, non i loro strumenti finanziari. L’obiettivo del quadro dell’Ecolabel dell’UE dovrebbe quindi essere quello di incoraggiare i gestori di fondi a investire in società coinvolte in attività economiche sostenibili e a essere stakeholder attivi. Per le imprese realmente sostenibili, l’obiettivo dovrebbe essere quello di sostenere i propri requisiti patrimoniali indipendentemente dall’esercizio di etichettatura.

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Rhys Petheram Avatar

Co-gestore del fondo Jupiter Global Ecology Diversified
Jupiter AM

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