La volatilità del petrolio: una tendenza di adesso e non solo

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Lunedì 20 aprile i future petroliferi sono scesi sotto lo zero per la prima volta in assoluto, con i contratti di maggio in flessione di qualcosa come il 300% fino a raggiungere i -38 $ al barile. Seppur questo movimento sia di natura interamente tecnica, dimostra quanto sia significativo l’eccesso di offerta che sta interessando i mercati petroliferi. Se guardiamo in prospettiva, i future per i mesi a venire, anche se in calo significativo, si mantengono in territorio positivo. Infatti, quelli per il mese di giugno scambiati in data 22 aprile si attestavano a 15 $ al barile, mentre il Brent era pari a 20 $.

L’attuale dinamica con cui si sta muovendo questo mercato deriva dall’incredibile rapidità con cui la capacità di stoccaggio sta venendo meno. Secondo le stime del sell-side, tra il 20% e il 30% della domanda globale di petrolio è evaporata dall’oggi al domani, portando a una situazione in cui di fatto nessuno vuole effettivamente farsi carico della consegna fisica di tale risorsa. Man mano che lo stoccaggio diventa più difficile da trovare, diventa più costoso, il che mette un’enorme pressione sui contratti spot/front-month (prima scadenza). A differenza del Brent, il greggio WTI prevede una liquidazione fisica dei suoi contratti, che viene effettuata a Cushing, in Oklahoma. La quantità di petrolio stoccata a Cushing (importantissimo hub in cui viene consegnato il petrolio che viene scambiato sul mercato statunitense), rispetto all’effettiva capacità, non è mai stata superiore al 90%, mentre il valore di fine aprile si attestava intorno al 70% secondo varie stime da parte degli operatori sell-side. Tuttavia, considerato quanto successo alla domanda, è possibile che si arrivi alla saturazione della capacità di stoccaggio prima della risoluzione dei contratti – da qui la profonda reazione negativa del mercato. A differenza del greggio WTI che è senza sbocco sul mare – a quasi 500 miglia dall’acqua – il Brent viene scambiato in modo indipendente e il relativo prezzo viene determinato in un’isola nel Mare del Nord – a pochi metri dall’acqua, dove è possibile lo stoccaggio nelle petroliere. A nostro avviso il principale motivo per cui il Brent ha tenuto meglio è l’assenza di problemi legati alla capacità di stoccaggio.

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Nonostante questi movimenti di enorme portata, la nostra opinione – ossia che i tagli concordati dall’OPEC+ (di fatto la versione allargata dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) nella prima metà di aprile siano, al margine, positivi – non cambia. Tuttavia, ci sarà un certo ritardo prima che la produzione e le scorte effettivamente diminuiscano. Riteniamo che il fattore più importante per i prezzi continuerà a essere la domanda. Abbiamo bisogno di vedere qualche prova che dimostri che l’impatto del COVID inizi ad attenuarsi, e che si manifestino alcuni segnali che indichino che è in corso una ripresa. Crediamo che anche con una ripresa della domanda, potrebbero passare 18-24 mesi prima di vedere una maggiore normalizzazione dei prezzi del petrolio. Tuttavia, coerentemente con la nostra opinione per cui l’accordo raggiunto stia iniziando a formare una base per il prezzo del petrolio, i future di giugno e i prezzi del Brent si muovono ancora intorno o non troppo al di sotto dei 20 $.

È interessante notare che i titoli del settore energetico hanno in gran parte ignorato la tendenza al ribasso di cui sopra, dato che l’S&P 500 Energy Index ha registrato solo una lieve flessione mentre le azioni dei produttori di petrolio e gas e le società di servizi hanno nel complesso registrato addirittura un rialzo, sebbene solitamente siano le più sensibili ai prezzi delle materie prime.

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Sarà interessante osservare come si muoverà il prezzo del petrolio nelle prossime settimane. Considerato il contesto macroeconomico generale, riteniamo che il prezzo del petrolio rimarrà sotto pressione e probabilmente continuerà a mostrare volatilità elevata nel prossimo futuro.

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