Alla ricerca della qualità del credito

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La pandemia di Coronavirus ha portato ad un nuovo scenario di investimenti in cui alcune aziende e settori hanno performato meglio di altri. Lo sconvolgimento dei mercati ha anche creato potenziali opportunità nelle aree del credito di qualità superiore. I mercati globali del credito hanno reagito con forza alla crisi di Coronavirus: gli spread creditizi sono passati in poche settimane da ben al di sotto a ben al di sopra delle medie a lungo termine. Questo ha sollevato delle preoccupazioni circa l’aumento dei livelli di debito in un contesto di recessione, ma ha anche creato opportunità per l’investitore prudente e paziente. In questo documento di Q&A, le portfolio manager di PIMCO, Eve Tournier e Sonali Pier, offrono un’ interpretazione delle recenti mosse del mercato, dando un’ opinione sulle parti del mercato da considerare o da evitare.

Cosa pensavate dei livelli di valutazione verso la fine dell’anno scorso, quando l’ottimismo del mercato era alto?

Eve Tournier: Abbiamo sempre privilegiato la diversificazione, perché è uno dei modi migliori per proteggere gli investitori da shock inaspettati e per aggiungere resilienza ai portafogli. All’inizio di quest’anno, l’ottimismo sembrava alimentare i mercati, portando le valutazioni a livelli che ritenevamo, in molti casi, non lasciassero spazio a delusioni. Ovviamente non abbiamo anticipato questo cigno nero, ma l’estremo ottimismo ci ha reso cauti.

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Come sono cambiate le vostre opinioni, considerato il nuovo contesto?

Sonali Pier: La nostra preferenza per la qualità, la prudenza e la diversificazione non è cambiata, ma le valutazioni sì. Riteniamo che i settori dei titoli garantiti da attività e investment grade forniscano un interessante premio di liquidità, che può contribuire a compensare l’aumento della volatilità e dell’incertezza. D’altro canto, rimaniamo prudenti sui mercati emergenti e ad alto rendimento, viste le maggiori vulnerabilità e il rischio di insolvenza. Continuiamo a essere cauti nei settori ciclici e in quelli più esposti alla crisi, favorendo al contempo settori tradizionalmente resistenti, come le utility. Quello farmaceutico e sanitario è un altro settore tradizionalmente difensivo che potrebbe anche registrare un aumento degli utili a causa di questa crisi.

Quali settori potrebbero essere più colpiti dalla recessione?

Tournier: Il settore energetico è chiaramente vulnerabile in questo momento. Le compagnie petrolifere soffrivano già di un eccesso di offerta che è stato adesso aggravato da uno shock della domanda. Gli attuali interrogativi sulla revoca totale delle misure di blocco, sul futuro dei viaggi aerei e sul diffondersi dello “smartworking” contribuiranno all’incerta traiettoria dei prezzi del petrolio. Oltre all’energia, altri settori come il commercio al dettaglio non alimentare e il tempo libero subiranno pressioni a seconda della durata delle misure di distanziamento sociale e dell’impatto della crisi sulla domanda dei consumatori. Infine, anche le compagnie automobilistiche e le compagnie aeree sono pesantemente colpite.

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Gli spread attuali valutano pienamente i rischi associati a guadagni, livelli di leva finanziaria e, in ultima analisi, inadempimenti?

Pier: C’è ancora molta incertezza su questa crisi – su quanto velocemente le economie saranno in grado di riaprire, quando sarà disponibile un vaccino – e questo può alterare le prospettive in modo significativo. Tuttavia, anche dopo aver tenuto conto del recente rally, gli spread sono passati a livelli che prendono in considerazione una recessione profonda e prolungata e un aumento delle inadempienze con i peggiori livelli della storia recente.

In termini geografici, esistono secondo voi pari opportunità sia in Europa che negli Stati Uniti?

Tournier: Gli Stati Uniti hanno un potenziale di crescita più elevato grazie alla loro economia più dinamica. Durante questa crisi sono stati anche capaci di attuare misure monetarie e fiscali più forti, poiché non hanno gli stessi problemi di coordinamento politico dell’Europa. Tutto ciò favorisce gli Stati Uniti in termini di dinamicità, ma prevediamo che i tassi di insolvenza siano più elevati rispetto all’Europa, dove le aziende ricevono spesso maggiore sostegno da parte dei creditori e del governo per evitare fallimenti.

Nei mercati emergenti (EM), il recente crollo del prezzo del petrolio ha cambiato il punto di vista di PIMCO sul credito EM?

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Pier: I mercati emergenti sono entrati in questa crisi con fondamentali ampiamente positivi, ma il 40% dei mercati emergenti sono esportatori netti di petrolio e molti dipendono fortemente dal turismo. Ciò rappresenterà una sfida. Si tratta di una classe di attività in cui l’incertezza rimane alta, quindi un processo di selezione dal basso verso l’alto – “bottom-up”-  è fondamentale.

Abbiamo visto la parte migliore del rally del credito?

Tournier: C’è una vasta gamma di possibili esiti futuri e gran parte della risposta dipende da se e quando avremo un vaccino per il Coronavirus. Non crediamo che questo sia un momento per inseguire il rischio, ma gli investitori possono sfruttare questo periodo per accedere a determinate aree del credito di qualità e maggiormente difensive. In tempi di maggiore volatilità del mercato, riteniamo che la flessibilità sia un fattore chiave per beneficiare di potenziali sconvolgimenti del mercato.

www.pimco.it

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