ETF ESG: una rapida crescita immune al virus dell’incertezza

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Non mi meraviglierei affatto se a fine 2020, gli ETF ESG in Europa si trovassero ad avere una raccolta di 30 miliardi, raddoppiando gli asset che questi strumenti avevano a fine 2019. Questo trend è così solido che il mercato potrebbe vedere il raddoppio degli asset anno su anno anche nel 2021 e nel 2022. A beneficiare di questa crescita potrebbero essere non solo le soluzioni passive azionarie, ma anche quelle obbligazionarie, che fino a oggi hanno mosso solo i primi passi.

La magnitudo di questo trend, guidato dalla crescente sensibilità di tutte le tipologie di investitori europei verso i temi ESG e dall’apprezzamento dei vantaggi offerti dagli ETF, è talmente forte da non aver conosciuto rallentamenti nemmeno durante i mesi di crisi più acuta causati da COVID-19.

È vero che i mercati sono stati duramente colpiti dal COVID-19 e gli investitori hanno cercato di allontanarsi dal rischio alla ricerca di maggiore sicurezza. I flussi in ETF europei “core” (azionari e obbligazionari) si sono rapidamente trovati in territorio negativo, con gli investitori che hanno adeguato la loro allocazione tattica per tenere conto dell’ulteriore incertezza, riducendo soprattutto la componente “rischiosa” del loro portafoglio (azionario e creditizio). D’altra parte, i portafogli sostenibili non hanno subito un analogo calo dei flussi e hanno continuato il loro percorso di raccolta. Ciò può suggerire che gli investitori percepiscono gli asset sostenibili come in qualche modo meno rischiosi dell’esposizione tradizionale e pensano all’investimento sostenibile come a un’allocazione a più lungo termine e maggiormente allineata ai loro valori, fattori che tendenzialmente non subiscono impatti da shock improvvisi.

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Analizzando a fondo il settore degli ETF ESG disponibili in Europa, si nota che il loro numero è cresciuto drasticamente negli ultimi anni e alla fine di gennaio 2020 ammontava a 119 prodotti (ETFGI, gennaio 2020). Allo stesso modo, il patrimonio in gestione è aumentato a un ritmo impressionante, addirittura triplicando nel corso del 2019. La maggior parte di questi asset è su strumenti azionari, ma la raccolta di ETF ESG a reddito fisso ha registrato una rapida accelerazione. Quasi l’80% degli strumenti passivi ESG attualmente disponibili sono azionari (UBS Asset Management, gennaio 2020). Ciononostante, il numero di ETF ESG a reddito fisso è raddoppiato nel giro di un anno, evidenziando la necessità di integrazione ESG in questo spazio, in quanto le autorità di regolamentazione aumentano la loro pressione nei confronti dei detentori di asset e di altri operatori del settore.

Gli ETF ESG europei rappresentano circa il 4% dell’intero mercato europeo degli ETF(dato al 13 marzo 2020). Questo dato potrebbe sembrare poco significativo, ma negli ultimi 15 mesi (dal 1° gennaio 2019 al 13 marzo 2020), gli ETF ESG hanno raccolto il 20% del totale dei nuovi asset confluiti verso gli ETF europei. La raccolta netta è di gran lunga molto superiore all’attuale quota di mercato esistente; ciò dà concreta evidenza della forte crescita degli ETF ESG in questo ultimo periodo, il che è coerente con quanto registrato negli ultimi anni.

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In questo momento la crescita degli asset è trainata principalmente dagli ETF ESG azionari, che hanno raccolto il 40% dei nuovi asset netti confluiti nelle soluzioni passive azionarie. Anche sul fronte obbligazionario la crescita è significativa, ma la sua entità è relativamente minore. Una spiegazione potrebbe essere la relativa scarsità di soluzioni sostenibili a reddito fisso: dei 119 ETF sostenibili che abbiamo identificato in Europa, solo 24 sono obbligazionari.

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