La correzione dei titoli tecnologici non è finita, ma non parliamo di bolla

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Le performance di Apple o di Tesla dopo lo stock spilt denotano un eccesso di euforia, mentre si vedono segnali di pressione sui titoli tecnologici, quindi è probabile che la correzione non sia finita. Tuttavia un crollo è molto improbabile, anche perché avrebbe un effetto valanga su tutti quei listini fortemente pesati su di essi, S&P500 in primis.

Dopo i nuovi massimi storici toccati da alcuni listini, soprattutto quelli americani più pesati sui tecnologici, la volatilità è tornata a salire prepotentemente. Valutazioni oggettivamente generose, un evidente picco di euforia, la mancanza di catalizzatori di breve, una stagionalità non favorevole e l’incertezza sulla forma della ripresa economica hanno generato una discreta dose di confusione. L’epidemia globale intanto non accenna ad arrestarsi e se un picco è stato finalmente raggiunto nelle Americhe, l’infezione è tornata ad accelerare in Europa.

A questo punto sembra che lo scenario più probabile sia quello di un andamento economico a salire. I dati Pmi si muovono in maniera asincrona, logicamente in linea con le ondate epidemiche dei vari paesi. In Usa abbiamo assistito a un netto rimbalzo, in Europa questo era già avvenuto e siamo ora in fase di stasi, in Cina il dato è più stabile ma crescente. L’impressione è quella di un andamento a “scalini”. Dopo il fortissimo rimbalzo del terzo trimestre, dovremmo così avere un quarto trimestre più moderato, seppur positivo, seguito auspicabilmente da una prima parte del 2021 più forte.

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Nel dramma, la grossa novità di questa crisi rispetto a quella finanziaria del 2008 è stata il massiccio intervento fiscale, oltre a quello monetario”, sottolinea Cribari. “Non più soltanto soldi buttati nel sistema finanziario che hanno evitato il baratro, ma hanno aiutato poco l’economia e molto più la finanza, ma anche spesa pubblica, auspicabilmente produttiva, come gli investimenti pubblici di lungo termine già annunciati in molti paesi e di cui il Recovery Fund europeo rappresenta l’emblema, finanziata da debito comprato esplicitamente dalle banche centrali. Un perfetto esempio di stimolo keynesiano.

Le banche centrali oggi sono esplicitamente complici e accomodanti sull’emissione di nuovo debito e si stanno ormai trasformando da entità indipendenti, con l’obiettivo di controllo dell’inflazione, a portafoglio illimitato dei ministri economici e finanziari dei vari paesi. Questo nuovo standard presenta rischi di insostenibilità nel lungo periodo, ma nel breve il suo apporto può essere positivo. Riteniamo che, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, la crisi abbia dato uno scossone – potenzialmente positivo – alle prospettive economiche stagnanti post 2008.

Tecnologici sotto pressione

Tornando sui mercati e in particolare al settore tecnologico, se in poche settimane un titolo come Apple ha aumentato la propria capitalizzazione fino ad avere da sola quella dell’intero indice Russell 2000 o quando nel giorno di uno stock split un titolo come Tesla guadagna un ulteriore 10% è evidente che ci troviamo dinnanzi a un eccesso di euforia. Senza scomodare il termine “bolla”, ci sono cinque motivi principali per i quali riteniamo che la correzione in questo ambito non sia ancora conclusa: 1) la fine definitiva dei lockdown dovrebbe riportare il consumo più sul fisico e meno sul virtuale; 2) i tassi di interesse così bassi non hanno ulteriore spazio di discesa e anzi, se il nostro scenario reflazionista si rivelasse corretto, potrebbero significativamente risalire; 3) le valutazioni sono indubbiamente elevate; 4) alcune capitalizzazioni sono diventate eccessive; 5) i politici si stanno rendendo conto dell’enorme potere implicito che tali società posseggono e stanno già ponendo talune restrizioni.

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Per quanto riguarda le scelte di investimento, la nostra componente lunga è sempre ben protetta da una quota importante di hedge diretti e indiretti, oltre a una quota rilevante di cash. Restiamo investiti in maniera convinta in tematiche di lungo termine quali difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, cyber-sicurezza, robotica, fintech, farmaceutica, biotecnologie, nuovo consumo, sostenibilità ambientale, i settori favoriti da tassi bassi. Abbiamo recentemente aggiunto altri settori value come industriali, costruzioni e infrastrutture. Nel comparto obbligazionario restiamo pesantemente sottopesati e siamo investiti in alcuni governativi e alcune nicchie a più alto rendimento. Sul fronte valutario restiamo ben diversificati tra valute risk on e risk off: siamo moderatamente esposti su dollaro Usa, Franco svizzero e Yen, restiamo corti sul Dollaro australiano e abbiamo recentemente aumentato le valute emergenti locali.

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