Milano Design Week. Di-Stanze: presentato il Manifesto dell’Abitare

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Frutto di un lavoro congiunto tra Strategy Innovation, StudioLabo, Fuorisalone.it e alcune aziende partner, il Manifesto dell’Abitare “Di-stanze” prende le mosse dalle riflessioni nate durante il Laboratorio dell’Abitare realizzato in collaborazione con Fuorisalone.it la scorsa primavera, dove era emersa con forza la necessità di un’evoluzione di concetto legato al design degli ambienti: smettere di misurare la casa in metri quadri e cominciare a misurarla in qualità delle relazioni, e si propone come strumento al servizio di architetti, designer e urbanisti per stimolare riflessioni e idee e dare vita a nuove forme dell’abitare.

“Il paradosso che regola qualsiasi forma di coabitazione – spiega Gian Paolo Lazzer, responsabile dell’Osservatorio Future Business Model Strategy Innovation- si muove tra i due estremi della socialità e dell’individualità. Tra lo stare insieme in comunità, in famiglia o in coppia e lo stare da soli, liberi da vincoli relazionali”.

I due estremi di un paradosso sono contrapposti e inconciliabili solo in apparenza, poiché la loro coesistenza appare possibile in una prospettiva più ampia. Nel caso dell’abitazione, Strategy innovation ha ripensato in modo del tutto nuovo e ‘paradossale’ le forme dell’abitare per risolvere una questione apparentemente insolubile: come poter garantire la soddisfazione di un bisogno primario come la socialità e il sentimento di appartenenza senza ledere necessità altrettanto importanti, come l’indipendenza, la riservatezza o l’intimità?

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“La risposta – prosegue Lazzer – sta nel concetto di ‘distanza’. Cerchiamo allora la giusta distanza, sia essa fisica o sociale. Per calcolare la giusta distanza, bisogna tenere conto degli elementi psicologici, sociali e culturali, oltre che fisici, che definiscono tali estremi”.

Per questo motivo per progettare gli spazi abitativi occorrono competenze eterogenee. Progettare la giusta distanza diventa allora un’arte collettiva. Si concepisce così l’abitare come un insieme di Di-stanze, ridisegnate quotidianamente dai abitanti che ne tracciano i confini e ne definiscono l’essenza. Per garantire relazioni migliori tra le persone, è necessario disegnare spazi adatti a ospitarle: stanze, appunto.

‘Stanze’ intese come unità minime relazionali, dotate di un valore unico e indipendente, di una propria atmosfera e di specifiche regole di gestione. La stanza si fa portatrice di un ordine fisico e morale definito dai suoi abitanti nel corso degli anni, di un’eredità destinata, forse, a sopravvivere loro. Pur nella loro indipendenza le stanze acquistano però un senso maggiore se osservate in una prospettiva d’insieme, nella loro interdipendenza, proprio come le stanze (o strofe) di una poesia. o in un’opera di Carlo Scarpa come il pavimento del Palazzo Querini Stampalia, Un mosaico fatto da tasselli indipendenti, ma interconnessi, quadrati perfetti di dimensioni identiche, organizzati in un disegno studiato minuziosamente.

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Il Manifesto dell’Abitare “Di-stanze” è la prima tappa di un percorso più lungo, un invito a collaborare e a istituire un think tank sulle forme dell’abitare più desiderabili e sostenibili e si presenta come un vero e proprio viaggio alla scoperta dei principali ambienti della casa: salotto, cucina, studio, palestra, camera da letto, cameretta, bagno, giardino, serra, garage e anche il quartiere, sempre più protagonista del vivere sostenibile.

Qui non si trovano regole precise su misure e funzionalità specifiche. In questo documento, invece, tutto ruota intorno a valori ideali, equilibri ‘perfetti’ e relazioni essenziali che sono il centro nevralgico di ogni stanza e della casa nel suo insieme, nati da letture provenienti dai più disparati ambiti di studio e ricerca come la letteratura, la psicologia, l’economia, la sociologia e la storia dell’arte.

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