Riflessioni sul reddito fisso

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La persistenza dell’inflazione a livello globale ed il relativo percorso di normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle banche centrali ha causato un forte ribasso delle quotazioni correnti delle obbligazioni, la cui dinamica trova pochi precedenti nella storia in termini di velocità e di profondità del movimento.  Al rialzo dei rendimenti dei titoli di stato si è accompagnato un aumento dei differenziali (spread) offerti dai titoli societari e da quelli dei paesi emergenti, portando in profondo rosso gli indici dei bond. Per ritrovare nella storia una situazione simile a questa non basta far riferimento a quello che accadde negli anni ’70.

Come evidenziato da un recente articolo pubblicato dal WSJ, che riprende uno studio della Università Santa Clara della California, riferito al mercato obbligazionario USA, non era di fatto mai accaduto che in soli in quattro mesi si verificassero variazioni negative di tali entità sul mercato dei titoli di stato -a stelle e strisce. Ebbene, nell’articolo in parola Edward Mc Quarrie, professore emerito alla scuola di business della citata Università, fa notare che le notizie cattive finiscono qui, dato che guardando avanti, ci viene in soccorso la così detta – matematica del reddito fisso.  È noto, infatti, che le obbligazioni possono scambiare sul mercato a valori superiori o inferiori a quello nominale di rimborso in funzione delle aspettative che gli operatori si formano sulle dinamiche attese della inflazione e dei tassi di interesse. Tuttavia, qualora non sia messa in discussione la capacità dell’emittente di ripagare il debito a scadenza e di onorare la corresponsione degli interessi, nel caso delle obbligazioni esiste una tendenza a ritornare al valore di rimborso all’accorciarsi progressivo della vita residua del bond (“pool to par”).

Inoltre, quando una obbligazione scambia sotto il valore di rimborso, trattandosi di uno strumento finanziario a tasso fisso, le cedole che essa corrisponde possono essere reinvestite a rendimenti superiori rispetto a quelli correnti sul mercato alla data di emissione, creando le condizioni affichè il ritorno finale complessivo dell’investimento risulti superiore a quello calcolato inizialmente.

Non va infatti dimenticato che il rendimento a scadenza di un investimento obbligazionario non dipende, se non in minima parte, dalle variazioni del suo prezzo sopra o sotto la pari durante la vita finanziaria dello stesso, quanto piuttosto dal rendimento ottenibile mediante il reinvestimento delle cedole. Pertanto, è necessario ricordare che quando si investe in obbligazioni attraverso fondi di qualità gestiti attivamente, le variazioni negative del NAV non devono essere mai confuse con perdite definitive del capitale. Inoltre, che per chi investe in obbligazioni, un aumento dei tassi di interesse è una buona notizia. Per questi motivi è più che mai il momento di prendere in considerazione l’investimento in obbligazioni.

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