Bain & Company Italia presenta il primo ESG CEO Pulse sulla sostenibilità

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Bain & Company Italia ha intervistato oltre 20 top manager di alcune tra le più grandi realtà del nostro Paese (A2A, Acea, Ahlstrom Munksjo, Autrostrade per l’italia, BPER, Campari Group, Chiesi, Edison, Enel, Fedrigoni, BCC, Leonardo, Lottomatica, Moncler, Nexi, Prelios, SACE, Saipem, Terna), attive in tutti i settori industriali per valutare l’approccio delle imprese italiane alla sostenibilità. Questo lavoro è stato raccolto all’interno del primo ESG CEO Pulse, che vuole fare chiarezza su come i leader industriali italiani stiano affrontando questo periodo turbolento e imprevedibile, come percepiscano il loro ruolo nella transizione green del Paese e come le iniziative e strategie ESG aziendali stessero reagendo ai diversi shock.

“Quello che è emerso dalla ricerca è che il settore privato è coinvolto e proattivo, gli individui consapevoli e le istituzioni possono fare affidamento sul sostegno europeo e sulle importanti risorse a disposizione”, spiega Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company. “La direzione a lungo termine è chiara e condivisa, ma gli strumenti e i tempi necessari per il raggiungimento degli obiettivi ambientali, sociali e di governance della transizione non sono ancora ben definiti né omogenei. Quello che manca – e che tutti i CEO intervistati hanno evidenziato – è un ulteriore step: fare sistema”.

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“Gli amministratori delegati considerano quello ESG come un cambiamento fondamentale per le proprie realtà, che non verrà fatto deragliare da crisi a breve termine. In questo percorso di trasformazione, i vertici aziendali hanno compreso di doversi fare promotori di un cambiamento culturale all’interno delle loro organizzazioni che coinvolga tutti”, prosegue Pierluigi Serlenga, Managing Partner Bain & Company Italia.

Dalla ricerca emerge inoltre con forza come i top manager intervistati considerino la sfida ESG più complessa, ma anche più impattante (8 su 10) rispetto ad altri tipi di sfide di trasformazione, come la digitalizzazione. Nonostante ciò, gli amministratori delegati intervistati ritengono di fare meglio in materia di ESG rispetto al Paese nel suo complesso, ma ammettono anche che le aziende non possono risolvere da sole le sfide del cambiamento climatico e di altre questioni ESG.

“Le nostre conversazioni con gli amministratori delegati hanno dimostrato che le nuove forme di collaborazione su iniziative ESG (piattaforme di open innovation, le partnership con istituti di ricerca e start-up, iniziative a livello di settore, attività di lobbying, il supporto a clienti e fornitori) stanno indubbiamente creando valore. Tuttavia, nel contesto attuale, rimangono alcuni ostacoli importanti alla completa trasformazione ESG: un maggiore impegno istituzionale, l’assenza di standard universali comuni, insufficienza di dati e tecnologie obsolete, e la formazione dei consigli di amministrazione e del middle management”, continua Prioreschi.

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Il panel di CEO ha inoltre sottolineato come la guerra e la crisi energetica stiano aggiungendo un livello di complessità ai loro programmi ESG, in particolare quando si tratta di bilanciare le prerogative sociali e ambientali, con la povertà energetica emersa come un tema particolarmente rilevante per i CEO di diverse realtà.

” Il ruolo delle aziende nella transizione verde diventerà ancora più centrale nei prossimi anni, ma l’ampiezza e la profondità dell’intervento delle singole aziende da sole sono limitate. Una collaborazione più ampia tra i diversi settori industriali, il governo e le istituzioni potrebbe restituire risultati più rapidi e di più ampia portata “, conclude Serlenga.

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