Cala l’inflazione in Eurozona, ma attenzione al petrolio

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In agosto l’inflazione nell’Eurozona è calata più rapidamente del previsto, passando dal 5,3% di luglio al 5,2% e battendo le stime degli operatori, che prevedevano un dato stabile al 5,3%. A questa performance positiva hanno contribuito soprattutto i prezzi di generi alimentari, alcol e tabacco (che hanno chiuso agosto al 9,7% contro il 10,8% di luglio) e i servizi (passati dal 5,6% al 5,5%), mentre i prezzi energetici hanno messo a segno un calo del 3,3% su base annua.

A livello geografico, sono solo undici i paesi ad aver registrato un aumento dell’inflazione, che è invece diminuita, o al più rimasta stabile, nel resto dell’Area Euro.

Sul fronte inflazione, la nota negativa è rappresentata, a livello globale, dall’aumento dei prezzi del petrolio, arrivato ormai a sfiorare i 100 dollari al barile per la prima volta nell’ultimo anno, sull’onda dei timori di una possibile riduzione dell’offerta da parte dei principali paesi esportatori, Arabia Saudita e Russia, e dell’annuncio da parte dell’OPEC+ di un calo di produzione pari a 3 milioni di barili per il quarto trimestre 2023.

L’elevato costo di approvvigionamento energetico rappresenta senza dubbio una grande fonte di preoccupazione per le banche centrali, poiché potrebbe determinare un nuovo aumento delle pressioni inflazionistiche proprio quando la fine del ciclo rialzista potrebbe essere vicina.

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Gli operatori sono concordi nel prevedere che, nel corso della riunione di domani, la Fed lascerà invariati i tassi di interesse, senza però escludere futuri rialzi. Sul fronte inglese, invece, il consenso generale vede la BoE alle prese con un nuovo rialzo dei tassi durante il meeting di giovedì.

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