Italia, indietro su obiettivi net zero. Rischio 10 miliardi di euro di danni ogni anno da eventi climatici al 2050

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In occasione della seconda edizione dell’ESG CEO Forum, e anticipando l’appuntamento della COP28, Bain & Company Italiaha presentato un’analisi dello stato della transizione climatica in Italia, che identifica azioni, soluzioni e iniziative concrete che Istituzioni e settore privato possono adottare per poter raggiungere gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi sul clima.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri: Federico Boschi (Responsabile  Dipartimento energia MASE); Julian Critchlow (Advisory Partner Bain & Company e già Director General at BEIS responsible for domestic and international Net Zero action by the UK); Pierroberto Folgiero (CEO Fincantieri); Davide Grasso (CEO Maserati); Emanuela Trentin (CEO Siram Veolia); Stefano Venier (CEO Snam).

“Dal report”, spiega Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company, “emerge che – al ritmo attuale del percorso verso la transizione – l’Italia difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi climatici europei prefissi al 2030 e a mettere a segno un futuro a zero emissioni entro il 2050. Solo il 15% delle emissioni dichiarate dalle aziende italiane, infatti, è coperto da obiettivi di decarbonizzazione science-based in linea con l’Accordo di Parigi”.

“Nell’area mediterranea, l’Italia risulta un hub particolarmente vulnerabile ed esposto ai rischi legati al cambiamento climatico. La vulnerabilità del territorio potrà arrivare a generare danni annuali di oltre circa 10 miliardi di euro agli asset strategici entro il 2050. Se non adottiamo misure in modo proattivo e urgente, l’Italia potrebbe subire perdite e danni diffusi: si stima che, al 2050, quasi un terzo della popolazione del Paese vivrà in aree soggette a minacce significative, con una perdita prevista di 4,5 miliardi di euro di produttività agricola”, prosegue Pierluigi Serlenga, Managing Partner Italia di Bain & Company.

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Raggiungere gli obiettivi net zero è quindi una sfida complessa per il Paese, che potrà essere realizzata esclusivamente bilanciando il sostegno finanziario e normativo. Se il settore pubblico e quello privato riusciranno a cooperare, il Paese avrà maggiori possibilità di raggiungere le proprie ambizioni in materia di lotta al cambiamento climatico.

“Abbiamo intervistato”, continua Prioreschi “i vertici di 15 delle principali aziende italiane attive in diversi settori cruciali per lo sviluppo del Paese – A2A, Autostrade per l’Italia, Edison, Enel, ERG, Hera, Iren, IVECO, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Mundys, SAIPEM, Snam, Tenaris, Terna, WeBuild – e identificato insieme a loro una serie di azioni prioritarie per poter fronte a questa sfida. I settori pubblico e privato, infatti, devono riconoscere la gravità della situazione e iniziare collettivamente a intraprendere un percorso di cambiamento”.

In particolare, per il settore pubblico, ciò significa accelerare l’implementazione di programmi e iniziative nazionali per il clima, investire in infrastrutture sostenibili e integrare i criteri di sostenibilità nei processi di appalto. Per il settore privato, invece, si tratta di aumentare il monitoraggio e la divulgazione delle emissioni, definire target di riduzione science-based, ed incorporare le ambizioni in termini di net zero nella pianificazione aziendale, sfruttando la sostenibilità come vantaggio competitivo.

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“Accelerando sulla decarbonizzazione, le aziende non riducono soltanto le proprie emissioni: attraggono investimenti, accedono a nuovi mercati e trattengono i propri talenti. Interventi tempestivi e strategici sono necessari per mantenere gli impegni presi a livello europeo e salvaguardare il futuro dell’Italia”, conclude Serlenga.

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