Il taglio dei tassi della Fed dà nuovo slancio alle azioni

Bob Homan, Chief Investment Officer di ING -

Con il tanto atteso taglio dei tassi da parte della Federal Reserve americana, la prospettiva di una fase di interessi più bassi si è trasformata in un potente motore per il rally delle Borse globali.

Le preoccupazioni legate ai dazi sulle importazioni negli Stati Uniti sono state rapidamente messe da parte. E anche se il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento e l’inflazione resta elevata, i timori di una recessione restano limitati. Wall Street continua infatti a toccare nuovi massimi storici, spinta da utili solidi e prospettive incoraggianti, soprattutto dal settore tecnologico.

È vero: la crescita degli utili e le aspettative su di essa sostengono la corsa, ma al tempo stesso le valutazioni azionarie sono salite sensibilmente. Questo rende il contesto più esigente e lascia poco margine a eventuali delusioni. Per questo la nostra posizione neutrale sull’azionario è stata portata a una leggera sovraesposizione.

Sentiment ancora equilibrato

Nonostante il rally, il sentiment degli investitori resta moderato. L’indice “Fear & Greed” è a 58, poco sopra la neutralità. Non ci sono segnali di euforia, e questo lascia margini a ulteriori rialzi. Una flessione di breve periodo resta possibile – e forse salutare – dato che molti indici sono su livelli già molto alti. Ma la storia dimostra che uscire ai massimi raramente paga: chi avesse venduto al primo record dell’anno avrebbe perso gran parte della ripresa. Restare investiti resta la strategia migliore.

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Sovrappeso sull’azionario

Nel complesso, in un’asset allocation tattica, consideriamo adeguata una leggera sovraesposizione azionaria. Non vediamo motivi per prendere profitto e tornare a un posizionamento neutrale. All’interno dell’azionario, restiamo orientati verso le società che beneficiano del boom dell’AI e mostrano solidi utili, in particolare nei settori IT, Servizi di Comunicazione e Finanziari, e nei Mercati Emergenti. Restiamo positivi anche sul real estate quotato e sulle small cap, anch’essi sostenuti dai tagli Fed.

Preferenza netta per le obbligazioni societarie

Nell’obbligazionario, restiamo neutrali come peso complessivo, ma continuiamo a privilegiare le corporate bond rispetto ai titoli di Stato. Con flussi di cassa più prevedibili e minore esposizione ai rischi politici, le obbligazioni societarie stanno diventando un rifugio per gli investitori, come dimostrano i forti afflussi sul segmento investment grade. La qualità del credito è migliorata, sostenuta da utili solidi, e gli spread restano ancora interessanti.

Curve dei rendimenti più inclinate       

Nei titoli governativi, le scadenze molto lunghe restano sotto pressione per i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici. I rendimenti decennali sono calati leggermente, trainati dalle attese di rallentamento economico, mentre quelli a due anni beneficiano dei tagli (effettivi e attesi) delle banche centrali. Questo irripidimento della curva dei rendimenti favorisce i margini d’interesse delle banche e la loro redditività.

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Sintesi del posizionamento obbligazionario

  • Sovrappeso su corporate bond investment grade
  • Sottopeso sui titoli di Stato
  • Posizione neutrale su high yield e debito emergente

Approfondimento: l’AI traina i mercati, Cina in ascesa, Europa in ritardo

Uno dei fattori chiave del rally azionario è la crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale (AI). Le ultime notizie confermano che non si tratta di una moda passeggera. Oracle, ad esempio, ha registrato un aumento straordinario del portafoglio ordini e prevede che i ricavi legati all’infrastruttura AI cresceranno di 14 volte entro il 2030. La notizia ha spinto il titolo del 36%. Anche Nvidia ha annunciato un piano di investimento da 100 miliardi di dollari in OpenAI, sviluppatore di ChatGPT, che utilizzerà i chip AI di Nvidia per alimentare almeno dieci nuovi data center.
Gli investimenti miliardari nell’infrastruttura AI non accennano a fermarsi. Che possano o meno essere recuperati in futuro è incerto, ma per le big tech il rischio di restare indietro è troppo alto. I titoli legati all’AI, in particolare i produttori di chip, continuano a correre. Nvidia ha raggiunto questa settimana una capitalizzazione di mercato di 4.380 miliardi di dollari – quasi quanto il PIL della Germania. I rialzi tecnologici hanno spinto gli indici azionari statunitensi a nuovi massimi storici.
Dall’altra parte del mondo, nonostante le restrizioni alle esportazioni imposte dagli USA, i giganti tecnologici cinesi come Alibaba e Baidu stanno investendo pesantemente in AI e sviluppando chip proprietari. Gli investitori premiano queste mosse: il titolo Alibaba è salito di oltre il 110% da inizio anno. A beneficiarne è anche il mercato cinese: l’indice MSCI China è cresciuto del 33% in yuan e del 19% in euro nel 2025. L’Europa, invece, paga la mancanza di grandi player tecnologici quotati e resta indietro rispetto al trend.

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Le azioni cinesi brillano, l’Europa resta indietro:

Riepilogo dell’Asset Allocation

 

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