Ofi Invest AM: nonostante gli spread bassi, le obbligazioni possono riservare sorprese

Geoffroy Lenoir, Co-CIO of Mutual Funds, di Ofi Invest AM -

Il mese di settembre ha rappresentato una svolta per le finanze degli Stati Uniti, con la Federal Reserve che ha tagliato i tassi d’interesse di 25 punti base, iniziando così un nuovo ciclo di alleggerimento della sua politica monetaria dopo nove mesi di status quo. Nonostante un’inflazione molto difficile da domare, i mercati hanno accolto favorevolmente questa decisione, motivata soprattutto da un settore lavorativo che inizia a dare segnali di affanno. Noi di Ofi Invest AM riteniamo che questo ciclo proseguirà per tutto l’anno a venire e che prima della fine del 2026 vedrà almeno altre quattro riduzioni.

I dubbi sull’indipendenza della Fed sono stati un argomento centrale e rimarranno tali con le elezioni previste all’inizio del prossimo anno per la nomina di nuovi governatori in molti stati Usa. Per quanto riguarda le obbligazioni a lunga scadenza, il rendimento dei titoli statunitensi a 10 anni è leggermente diminuito, attestandosi intorno al 4,15%. Sulla base delle indicazioni della Fed e dell’inflazione, riteniamo che sia ancora opportuno mantenere una posizione leggermente sovrappesata verso i Treasury, ma anche verso i bond europei. Infatti, nell’Area Euro, la Banca Centrale Europea appare intenzionata a mantenere il suo tasso di riferimento al 2%, visto che l’inflazione sembra ora sotto controllo e non vediamo la necessità di ulteriori interventi per il momento. Tuttavia, è bene guardare attentamente ai dati che verranno dalla Germania circa l’efficacia del piano di stimolo tedesco sulla crescita. Su quest’ultimo punto, riteniamo che il rendimento dei Bund tra il 2,70% e il 2,75% sia correttamente prezzato, ma non ci sorprenderemmo se dovesse arrivare anche al 3% nel più lungo termine.

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Se da un lato il comparto delle obbligazioni sovrane non sembra intenzionato a generare rendimenti maggiori di quelli attuali, dall’altro offrono un’opportunità di carry interessante a quegli investitori che sono disposti a sopportare una maggiore volatilità nel breve-medio termine. La crisi politica francese non sembra ancora trovare fine e l’incertezza, anche fiscale, che ha generato, ha portato l’agenzia di rating Fitch ad abbassare la valutazione degli OAT ad A+ stabile. Sul fronte meridionale, Spagna, Portogallo e Italia hanno ricevuto un upgrade, come ricompensa per il loro rigore.

Tuttavia, nonostante questi annunci, gli spread sono rimasti praticamente immobili. Il mercato aveva già scontato questi cambiamenti, che molti avevano ritenuto “tardivi” alla luce dei fondamentali osservati. In altre parole, gli investitori avevano già scontato le buone notizie nei paesi del Sud Europa e le cattive notizie dalla Francia. Per valutare il livello di fiducia degli investitori, terremo d’occhio le prossime emissioni di debito, anche se i mercati obbligazionari dovrebbero essere meno attivi negli ultimi mesi dell’anno, proiettati verso il 2026 e un gennaio tradizionalmente molto intenso. Prevediamo quindi che l’offerta netta resterà elevata nell’Eurozona, in particolare in Germania, che aumenterà significativamente il suo volume di debito.

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Sul mercato del credito corporate, gli spread si sono ulteriormente ridotti a settembre, ma le obbligazioni degli emittenti finanziari, in particolare quelle subordinate, hanno sovraperformato quelle non finanziarie, mentre i settori difensivi hanno leggermente sottoperformato. Analogamente, i titoli BB e B hanno recuperato terreno rispetto ai titoli A e gli spread hanno raggiunto livelli storicamente bassi. In questo contesto, manteniamo un approccio cauto e continuiamo a adeguare le coperture di portafoglio, pur adottando un approccio conservativo in alcuni settori. La selettività rimane la parola d’ordine.

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