Schroders – Economia globale: rischi di inflazione e bolle speculative all’orizzonte

David Rees, Head of Global Economics, Schroders -

La crescita economica globale continua a superare le aspettative, con gli stimoli monetari e fiscali che continuano a produrre i loro effetti sul sistema. Le nostre previsioni rimangono superiori al consenso per il 2026 e il 2027, e questo contesto costruttivo dovrebbe fornire un terreno fertile per gli asset rischiosi. Tuttavia, la combinazione di una crescita robusta e di politiche populiste fa sì che l’inflazione persistente rimanga un rischio a medio termine, in particolare negli Stati Uniti.

Ci sono poche prove a sostegno della narrativa sul rallentamento della crescita statunitense che ha preso piede nei mercati. Le previsioni della Fed di Atlanta indicano una crescita del PIL del 4% (Tasso Annuale Stagionalmente Aggiustato) nel terzo trimestre, sostenuta da consumi resilienti. L’Eurozona ha registrato una crescita leggermente superiore alle attese e anche il Regno Unito e la Cina, dove le dinamiche sottostanti rimangono deboli, hanno registrato risultati ragionevoli.

La domanda globale dovrebbe essere ulteriormente sostenuta dagli attuali stimoli monetari e fiscali. La Federal Reserve ha già tagliato i tassi due volte e probabilmente procederà a un’altra riduzione, mentre anche le banche centrali dei mercati emergenti propendono per un allentamento. La Banca d’Inghilterra ha adottato una posizione più accomodante e le condizioni monetarie più espansive continuano a influenzare l’economia dell’Eurozona. Tutto ciò precede l’impatto di una politica fiscale più espansiva, che dovrebbe entrare in vigore in Europa e negli Stati Uniti il prossimo anno. Pertanto, prevediamo una crescita globale del 2,6% circa nei prossimi due anni. Si tratta di un dato superiore al consenso e, considerato isolatamente, dovrebbe sostenere gli asset rischiosi.

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Finora l’inflazione globale è rimasta contenuta, grazie anche alla graduale introduzione dei dazi negli Stati Uniti. La nostra previsione centrale è che l’inflazione rimarrà superiore al target, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove le banche centrali sembrano aver modificato silenziosamente i propri obiettivi, ma è improbabile che acceleri bruscamente. Tuttavia, la solida crescita rende l’economia globale vulnerabile agli shock sul lato dell’offerta, come una seconda ondata di inflazione alimentare o una rinnovata carenza di manodopera, in particolare se le politiche sull’immigrazione dovessero diventare più restrittive.

Anche i rischi politici che all’inizio dell’anno offuscavano le prospettive si sono attenuati. I colloqui tra Stati Uniti e Cina hanno ridotto la minaccia di dazi aggressivi e, sebbene esista il rischio che la Corte Suprema degli Stati Uniti possa abolire i meccanismi tariffari esistenti, prevediamo che leve politiche alternative manterranno i tassi tariffari effettivi a livelli gestibili. Anche i rischi fiscali globali si sono attenuati: il deficit degli Stati Uniti non è peggiorato ulteriormente, il Regno Unito dovrebbe presentare un bilancio restrittivo e la Francia sembra destinata a cavarsela ancora una volta.

L’attenzione si è ora spostata sui rischi legati all’intelligenza artificiale. Il persistente divario tra le azioni e le aspettative di crescita suggerisce che i mercati azionari potrebbero trovarsi di fronte a una bolla guidata dai titoli tecnologici che, se dovesse scoppiare, potrebbe innescare una lieve recessione a causa del rallentamento della spesa per investimenti. Anche se l’intelligenza artificiale mantenesse le sue promesse, la nostra analisi suggerisce che i benefici di una crescita altamente produttiva e senza occupazione potrebbero non essere distribuiti in modo uniforme.

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In tutto questo, il dollaro potrebbe trovare un sostegno a breve termine grazie alla solida crescita e agli afflussi di capitale, ma i venti contrari strutturali – doppio deficit e valutazioni tirate – continuano a indicare una debolezza a medio termine.

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