Candriam: restare investiti nonostante il contesto geopolitico
A cura di Nadège Dufossé, CFA, Global Head of Multi-Asset di Candriam
L’anno si apre con un’economia globale che non è né in stallo né in forte accelerazione, ma sempre più influenzata da forze sovrapposte e, talvolta, contrastanti. Nella maggior parte dei mercati sviluppati la crescita si è rivelata più resiliente del previsto, l’inflazione è diminuita in modo significativo e le condizioni finanziarie non sono più restrittive. Tuttavia, l’incertezza rimane elevata, meno per gli squilibri ciclici e più per la geopolitica, i vincoli fiscali e le questioni istituzionali che stanno tornando alla ribalta.
Con l’attenuarsi dei timori inflazionistici, l’attenzione si sta spostando verso la sostenibilità fiscale e i premi a termine. I deficit elevati non sono più una risposta di politica temporanea, ma una caratteristica strutturale. Negli Stati Uniti l’aumento dei deficit, le imminenti elezioni di metà mandato e l’incertezza istituzionale mantengono alti i premi a termine. In Europa i rischi fiscali sono più frammentati ma comunque rilevanti, soprattutto in alcune aree semi-core. Riteniamo che i titoli di Stato continuino a svolgere un ruolo di diversificazione e protezione dai ribassi, ma non devono essere più considerati solo per modulare una scelta di duration nei portafogli. I rendimenti dipendono in misura crescente dalla credibilità fiscale e dalla stabilità politica, non solo dall’inflazione e dalla crescita.
In questo contesto di crescita resiliente e inflazione che converge verso gli obiettivi delle banche centrali, manteniamo un sovrappeso sulle azioni, con un’allocazione regionale equilibrata che privilegia la visibilità sugli utili. Siamo convinti che nel 2026 i mercati saranno trainati meno da punti di svolta ciclici e più da forze di investimento a lungo termine. Gli investimenti legati alla tecnologia, all’elettrificazione, alla difesa e alle infrastrutture non sono rimbalzi ciclici, ma riflettono decisioni strategiche di allocazione del capitale dettate dalla geopolitica, dalle preoccupazioni in materia di sicurezza e dai miglioramenti della produttività. Queste forze sostengono la visibilità sugli utili, con il consenso che si aspetta una crescita a doppia cifra per il 2026 su entrambe le sponde dell’Atlantico, e giustificano la scelta di rimanere investiti.
Manteniamo un’allocazione core sul tech USA, sulla spinta degli utili, di bilanci solidi e investimenti duraturi nelle infrastrutture legate all’AI. Non si tratta di una bolla: le valutazioni sono elevate, ma sono supportate da flussi di cassa tangibili e da un ciclo di investimenti reale. Lo slancio potrebbe rallentare e la dispersione aumentare, ma la tecnologia resta un’allocazione strutturale anziché un eccesso di fine ciclo. In Asia siamo esposti sui leader dell’AI e dei semiconduttori che si distinguono per un’efficienza dei costi, valutazioni più interessanti e un sostegno politico più mirato.
In Europa le opportunità nell’azionario sono sempre più influenzate dalle decisioni di politica fiscale. La frammentazione geopolitica ha messo in luce il costo della dipendenza, in termini di energia, difesa, semiconduttori e materie prime, e ha innescato un riorientamento strategico della spesa pubblica. I programmi incentrati sulle infrastrutture, la difesa e l’industria giustificano una posizione costruttiva sui titoli industriali, con particolare attenzione sulle mid- cap tedesche che beneficiano della localizzazione della produzione e della visibilità degli investimenti pubblici. Dopo anni di scetticismo, l’Europa ha il potenziale per crescere nel 2026.
Questi temi non si limitano alle azioni. L’elettrificazione, gli investimenti legati all’IA, la spesa per la difesa e la modernizzazione delle infrastrutture sono forze sovrapposte che, insieme, sostengono la domanda per i metalli di base. Il recente aumento dei prezzi dei metalli riflette la convergenza di ripresa ciclica, capex prolungato nell’IA, budget crescenti per la difesa ed esigenze a lungo termine della transizione energetica, accentuati dal persistere di vincoli legati all’offerta. Al contrario, il petrolio resta più esposto a una dinamica di offerta elevata e a domanda disomogenea, il che giustifica un approccio selettivo alle commodity.
In questo contesto, il reddito fisso svolge un duplice ruolo. La duration ha ritrovato rilevanza come assicurazione del portafoglio a fronte di un’inflazione in calo, di dinamiche di fine ciclo e crescente incertezza. Allo stesso tempo, gli spread storicamente contratti nel credito dei mercati sviluppati limitano il potenziale di rendimento e spostano l’attenzione sul carry piuttosto che sulla compressione. Siamo positivi sul debito dei mercati emergenti, favorito da un dollaro USA più debole, dal continuo allentamento delle banche centrali, da una domanda più solida di commodity, dalla stabilizzazione delle dinamiche commerciali con gli Stati Uniti e da una graduale ripresa dei flussi di investimento. Il debito dei mercati emergenti offre ancora un equilibrio più interessante tra rendimenti e fondamentali. Le tensioni riguardanti l’Ucraina, il Medio Oriente, l’Iran e il Venezuela non mostrano segni di una rapida risoluzione, mentre il calendario politico globale è fitto, con elezioni chiave in programma nelle economie avanzate ed emergenti. La contrapposizione geopolitica non è più un rischio di coda, ma un regime strutturale. Per gli investitori, questo ridefinisce le opportunità, ma impone un approccio selettivo. In un simile scenario, i metalli preziosi mantengono un ruolo strategico nel portafoglio multi-asset, trainati dal calo dei rendimenti reali, dalla diversificazione delle riserve e dall’elevato rischio politico.
Nel mercato valutario, queste view si traducono in posizionamenti relativi piuttosto che in scommesse direzionali. Le attese di un dollaro più debole si riflettono nelle valute correlate alla domanda strutturale di commodity e beni strumentali. In particolare, la preferenza per una posizione lunga sui metalli di base e corta sul petrolio” si concretizza in una visione positiva sul dollaro australiano rispetto a una negativa sul dollaro canadese e in una posizione tattica long sullo yen giapponese.






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