Claire Johnson insignita del Premio Cosmino per il Bene Comune
Il Cosmino d’Oro per il Bene Comune è stato assegnato a Claire Johnson, giovane stilista dello Stato dell’Alaska, per il suo esempio nella responsabilità sociale, ambientale e comunitaria.
Il Cosmino d’oro nasce tre anni fa da un’idea semplice: saper vedere, riconoscere e mettere in relazione ciò che già esiste. È questo il principio che attraversa il libro Il bene comune. Dove spingere lo sguardo della politica di Benedetta Cosmi, da cui il premio trae ispirazione: «il premio nasce in modo informale, tra amici e lettori che ne costituiscono il comitato, per valorizzare le idee che diventano speciali perché si realizzano, e le persone comuni che incidono concretamente nel quotidiano». Quando un lettore ha cercato di attuare le proposte: un maestro di scherma che ha portato a Natale uno sport d’élite nel cortile nell’hinterland di Milano, trasformando uno spazio ordinario e in disuso in luogo di relazione, educazione e comunità. L’edizione 2023 il “maestro in cortile” ha avviato una voglia di fare crescere la forza dell’esempio.
L’edizione 2024 ha poi assegnato il premio in Emilia Romagna ad Andrea Cenerelli, definito “maestro nella selva oscura”: docente, archeologo e divulgatore culturale capace di portare conoscenza e senso critico nelle moderne selve digitali, rendendo accessibili contenuti complessi a migliaia di giovani.
L’edizione 2025 prosegue idealmente questa staffetta divendo internazionale, spostando lo sguardo sul mondo del lavoro creativo e della moda, premiando chi riesce a trasformare un sistema dall’interno.
È in questa visione che si inserisce l’assegnazione a Claire Johnson, nata e cresciuta nella comunità macrobiotica di Ionia, in Alaska. Una comunità in cui le bambine e i bambini imparano prima a cucinare e a cucire che a leggere e a scrivere. La sua formazione, poi riconosciuta dal Stephens College Fashion and Design di Columbia, nello Stato del Missouri — che l’ha premiata per i suoi modelli — non ha mai perso il legame con l’origine: uso di materiali di recupero, attenzione alle persone, rispetto per il contesto in cui il lavoro nasce.
In un tempo in cui ogni individuo è spinto a trasformarsi in prodotto e pacchetto di attenzione, Claire Johnson compie il gesto inverso: ricuce relazioni.
Come la tua generazione incide oggi sul bene comune?
«La mia generazione è stanca dell’iperconsumo. Siamo bombardati da messaggi che associano il successo al comprare sempre di più, ma siamo anche la generazione più consapevole dal punto di vista ambientale. Vediamo i danni prodotti dall’eccesso, dal cambiamento climatico e dal burnout. Per questo molti di noi cercano di rallentare e di vivere in modo più riflessivo, con attenzione all’equità, all’accesso e alla responsabilità verso i sistemi di cui facciamo parte.»
Come definisci la tua attività? Slow fashion?
«Sì, slow fashion. Creo abiti utilizzando materiali che già esistono. Abbiamo già abbastanza risorse sul pianeta per vestire tutti: il problema è come le usiamo. Mi concentro su capi durevoli, sulla riparazione e sul rammendo. Il buon design deve risolvere problemi, e oggi il problema più grande della moda è lo spreco.»
Qual è la tua idea di moda e di mondo ideale?
«Amo vestiti da indossare ogni giorno e da tenere per anni. Mi frustra la fast fashion che tratta l’abbigliamento come usa e getta. Nel mio mondo ideale produrremmo meno e insegneremmo di più a prenderci cura di ciò che possediamo. Valori come durata, responsabilità e cura contano più della velocità.»
Cosa ti ha spinto a unire attivismo e moda?
«Crescere in povertà in Alaska, con un padre che cuciva i nostri vestiti, mi ha insegnato il valore delle risorse. Più tardi, lavorare in un’azienda di abbigliamento riciclato mi ha mostrato quanto spreco esista nel settore. Amo i vestiti, ma metto continuamente in discussione l’industria: è proprio lì che sento di poter fare la differenza.»
C’è un episodio che racconta bene questo incontro?
«Riparare un paio di jeans distrutti dal lavoro estivo è stato decisivo. Invece di buttarli, li ho rammendati. Sono diventati un pezzo unico, una traccia della mia vita. Ho capito che cura e riparazione possono essere gesti potentissimi.»
Chi ammiri di più?
«Mio padre, i miei insegnanti e la mia comunità. Ammiro chi sceglie la cura invece della comodità, in un mondo che ci spinge sempre ad andare più veloce.»
Quali sono le tue aspirazioni?
«Voglio costruire una pratica nella moda fondata sulla cura: per le persone, per i materiali e per l’ambiente. Per me il successo è vedere persone che si sentono connesse, sicure e a proprio agio nella moda sostenibile che scelgono.»
Una nuova Ambassador del bene comune, la comunità dei lettori proporrà a dicembre la nuova o il nuovo esempio, a noi sembra il miglior modo per iniziare l’anno.
Sito ufficiale: https://byclairejohnson






VIDEO INTERVISTE
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green
Sala Stampa