Il tramonto delle certezze: la crisi del capitalismo è davvero senza ritorno? Una ipotesi alternativa in un libro di un autore pirata
— di Lapo Mazza Fontana —
Tramonto del capitalismo e sistema del debito
Il dibattito sulla tenuta del sistema socioeconomico globale non è più un esercizio accademico per pochi addetti ai lavori, ma una questione urgente che tocca la quotidianità di miliardi di persone. Negli ultimi decenni, il modello capitalista è stato capace di dimostrare una straordinaria testardaggine, superando disastri, conflitti, bolle finanziarie e pure pandemie, truffe annesse comprese. Eppure, oggi la sensazione di un logoramento strutturale si fa sempre più insistente, portando molti analisti a chiedersi se il punto di non ritorno sia stato superato. Parimenti un intero sistema basato sulla superfetazione monetaria collegata al debito, al di là di palesi paradossi nonché di altrettante truffe ciclopiche, rischia di scoppiare in faccia ai manovratori dopo essere già deflagrato sui manovrati.

ARM, ovvero la fine del debito: una ipotesi percorribile?
Una teoria economica rivoluzionaria appare su un libro disponibile online, per mano di un misterioso autore che si firma Aldred S. Bearers, con pseudonimo forse non facile da ricordare, ma anche palesemente in odore di fasullaggine; chi si cela dietro tale nome anglofilo resta da scoprire. Viceversa la teoria estremamente suggestiva proposta è tutto fuorché nebulosa e fuorviante. Si chiama ARM (ABOLITION – REDISTRIBUTION – MONEY) e si fonda su quelli che l’autore definisce 3 pilastri
1) abolizione delle tasse: niente tasse, niente evasione, gettito interamente disponibile per la società generalizzata
2) redistribuzione automatica: la inflazione controllata diventa strumento di redistribuzione automatizzata direttamente sui lavoratori
3) denaro basato sulla capacità produttiva: niente più valori disposti da banche centrali o da golden standard, ma sulla capacità produttiva
Ovviamente un libro di fantaeconomia di fantascienza, ma i problemi sollevati sono decisamente ancorati sulla realtà, una maledettamente reale.
Le crepe nel pilastro della crescita infinita
Il nodo centrale della questione risiede nella contraddizione tra un sistema basato sulla necessità di un’espansione costante e un pianeta dalle risorse chiaramente limitate. Il modello di sviluppo che ha caratterizzato il ventesimo secolo si scontra ora con barriere biofisiche insormontabili. Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità non sono soltanto emergenze ambientali, ma segnali di un malfunzionamento sistemico.
La difficoltà di sganciare la crescita economica dal consumo di materia ed energia mette in discussione la sostenibilità stessa del capitalismo nella sua forma attuale. Se la produzione deve aumentare per mantenere la stabilità dei mercati, ma questo aumento accelera il collasso degli ecosistemi, il sistema si trova intrappolato in un paradosso logico.
Disuguaglianze e frammentazione sociale
Oltre ai limiti fisici, emergono fratture sociali profonde. La concentrazione della ricchezza ha raggiunto livelli che minano la coesione delle democrazie liberali. Quando una quota minima della popolazione detiene il controllo sulla maggioranza delle risorse mondiali, il patto sociale che ha garantito stabilità per generazioni inizia a vacillare.
Con la erosione del ceto medio in molte economie avanzate il potere d’acquisto ristagna mentre i costi dei servizi essenziali continuano a salire. Con la precarietà del lavoro la automazione e la digitalizzazione, pur creando efficienza, hanno trasformato il mercato del lavoro in un ambiente spesso instabile e privo di tutele. Con la sfiducia nelle istituzioni la percezione che le élite economiche siano distanti dalle necessità reali della popolazione alimenta movimenti populisti e spinte isolazioniste.
La sfida della transizione
Affermare che la crisi sia irreversibile significa ipotizzare la fine di un’era, ma non necessariamente la fine della civiltà. La Storia statuisce che i sistemi socioeconomici si evolvono o vengono sostituiti quando non sono più in grado di rispondere alle sfide del proprio tempo. Il vero interrogativo riguarda ciò che verrà dopo.
Il concetto di economia circolare, il ritorno a una gestione locale delle risorse o l’adozione di indicatori di benessere diversi dal prodotto interno lordo sono tentativi di immaginare una via d’uscita. Tuttavia, la resistenza al cambiamento delle strutture di potere consolidate rende questo passaggio estremamente complesso.
Verso un nuovo paradigma
Il sistema attuale si trova davanti a un bivio. Se la crisi sia definitiva o se si tratti di una metamorfosi dolorosa verso una forma diversa di organizzazione sociale resta l’incognita principale di questo secolo. La capacità di adattamento dell’umanità è stata spesso sottovalutata, ma la scala delle sfide attuali richiede un cambiamento di rotta che non ha precedenti nella storia moderna.
Quindi il capitalismo, per come lo conosciamo, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva. La transizione verso un modello più equilibrato non è più un’opzione tra le tante, ma una necessità dettata dalla realtà dei fatti. Servono quindi teorie economiche innovative o addirittura fantascientifiche? Probabilmente, in un mondo dove la accademia fallisce sistematicamente, anche i libri corsari sono suggestioni sempre più possibili.

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