Automotive: la riscossa dei pistoni. Perché le automobili ci piacciono ancora in un futuro multi-trazione

Lapo Mazza Fontana -

— di Lapo Mazza Fontana —

La caduta della folle proposta monoelettrica, ma con qualche buona eccezione

Il 2026 si sta delineando come l’anno della verità per l’industria automobilistica europea e occidentale. Quella che doveva essere una marcia trionfale verso l’elettrificazione totale si è trasformata in una ritirata strategica che sta scuotendo i giganti del settore. Mentre le vendite di auto a batteria segnano il passo in Occidente in generale, restano al palo in Europa e sono quasi assenti altrove (tranne ovviamente in Cina, grazie ad un mercato totalmente drogato), i costruttori riscoprono il valore della neutralità tecnologica riportando al centro della scena i motori endotermici, possibilmente alimentati però da una nuova generazione di carburanti.

Ma la narrazione in realtà è più complicata di così. Se la maggior parte dei modelli di auto medie FULL ELECTRIC resta nei piazzali a marcire, è parimenti vero che i modelli CITYCAR altrettanto elettrici spopolano nei centri cittadini e in controtendenza aumentano le vendite, pur gravate dalla ormai perenne crisi economica, mentre i modelli HYBRID coltivano sempre un loro discreto consenso.
Certamente aver pensato di vendere i SUV all’americana FULL ELECTRIC era un’idea sostanzialmente demenziale, ma per un uso sostanzialmente urbano il piccolo veicolo a quasi zero emissioni è una scelta non solo sensata, ma anche utile, comoda, funzionale ed ecologicamente responsabile. Nei nostri centri città vediamo sempre più piccole MICROCAR come le italo-francesi TOPOLINO o le svizzere MICROLINO trovare abili parcheggi senza inquinare come un elefantesco gippone e con autonomie di carica e di bagaglio sempre crescenti. E questo è un vantaggio che non si può trascurare.

La crisi del dogma elettrico

Il rallentamento della domanda di veicoli elettrici non è più un onnipresente timore, ma una realtà certificata dai bilanci. Grandi gruppi come Volkswagen AG, Ford e Stellantis stanno affrontando perdite miliardarie e tagli al personale legati a un fanatico modello transizionale apodittico, isterico nonché imposto senza considerare le reali esigenze del mercato. I motivi del flop sono ormai noti.
Con la eccezione appunto delle succitate CITYCAR come ad esempio Fiat 500e, Renault Twingo E-Tech, Fiat/Citroën Topolino/Ami, MMS Microlino e altre i fattori negativi si sono sovrapposti come gli strati di vernice sulla carrozzeria. Crollo di immagine, limiti invalidanti di utilizzabilità, prezzi d’acquisto proibitivi, infrastrutture di ricarica ancora lacunose, prodotto sempre più scadente e stracarico di elettronica che si rompe sempre più velocemente, pesi e dimensioni eccessivi, design sempre più anonimi, persino latente rischio incendi, valori dell’usato in picchiata e oltretutto una dipendenza critica, se non direttamente suicida da paesi come la Cina, per molte materie prime e per le stesse batterie.

Gli imbecilli (o forse i furbi rapaci) nella stanza dei bottoni o avevano fatto i conti senza l’oste oppure li avevano fatti fin troppo bene sulle loro tasche a scapito di quelle di tutti gli altri. E il disastro annunciato, nonostante la grancassa pubblicitaria totalmente asservita, si è puntualmente presentato.
Questa situazione ha spinto persino quello zombi che è l’Unione Europea ad un parziale ma significativo dietrofront. Il bando totale dei motori termici fissato per il 2035 è stato ammorbidito: la porta resterà aperta per i pistoni, a patto che siano alimentati da carburanti migliori, possibilmente per un futuro se non a un impossibile impatto zero, almeno un po’ più ecosostenibile.

La convivenza geografica tra motore a scoppio ed elettrico

A questo punto si impone una riflessione, in attesa che il cataclisma della Intelligenza Artificiale impatti anche sul settore automobilistico, o banalmente prima che il cataclisma travolga anche tutto il resto. Gli americani dal Canada all’Argentina continuano a usare benzina petrolifera a fiumi di litri, anzi di galloni. Gli asiatici e gli oceanici stessa cosa, con la eccezione del colosso cinese, il cui Stato autocratico sussidia integralmente un mercato a batterie elettriche in modalità totalmente artificiosa. I mediorientali, in sempre maggiore bilico tra estrema miseria ed estrema ricchezza, sono lo specchio motoristico della loro società, troppo parossistica per dare un segnale che aiuti in questa riflessione. Gli africani non hanno, per sommi capi e con le dovute eccezioni, né la voglia e tantomeno la possibilità di usare veicoli elettrici. Gli europei, che tanto per cambiare stanno nel bel mezzo, sono quelli che in teoria dovrebbero fare la differenza, essendo i primi artefici della creazione industriale automobilistica e tuttora quelli che, pur con mille limiti e assurdità, mantengono un minimo di visione basata su qualche residuo di principio etico di tutela dei cittadini.

L’idea di far scomparire con un tratto di penna MILIONI E MILIONI di auto endotermiche era ovviamente frutto di un delirio di incompetenti e di corrotti, quegli stessi incompetenti e corrotti che stanno condannando a morte l’intero progetto di Unione Europea, sempre più prossimo alla implosione. Parimenti la idea di produrre energia elettrica pulita per un intero nuovo settore elettrificato come per magia era altrettanta roba da neurodeliri. Ma ugualmente il problema delle emissioni nocive resta, soprattutto nelle aree cittadine ristrette e nei bacini geografici ad alto valore industriale, dove le emissioni si concentrano ancora di più. Per questo motivo è giusto prendere coscienza di essere stati presi in giro a proposito delle belle promesse di un futuro fatto solo di frullatori di banane su 4 ruote, ma ugualmente non ha senso passare al fanatismo opposto.

Anche il FULL ELECTRIC può avere il suo perché, come sulle biciclette e sui monopattini anche sulle MICROCAR e persino su scooter e motocicli (anche se qui si apre un diverso discorso sul problema del fascino insostituibile della motocicletta tradizionale, ma transeat). Il futuro anche in questo settore è già visibile, e ha più di una soluzione. E forse anche per fortuna. Sempre che, come nel caso della famigerata nuova normativa EURO 7, lo zombi europeo non dia il peggio di sé. Ma qualche volta quando si tocca il fondo si può anche risalire. Lo voglia il cielo, o meglio l’asfalto.

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Lapo Mazza Fontana

Guest Contributor LamiaFinanza.it

Con una decennale esperienza nei settori di analisi politica interna ed internazionale, analisi militare e geostrategica, ha diretto testate nel settore Automotive e Arti marziali/Sport da combattimento.
Dopo la pubblicazione di romanzi e saggi storici per le maggiori case editrici italiane e la collaborazione con alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane ed europee, tra cui La Voce di Montanelli, il ViviMilano del Corriere della Sera, l'International Herald Tribune e il The Guardian, oggi la sua carriera è caratterizzata dal focus per l'impatto della tecnologia in generale, della robotica e dell'Intelligenza Artificiale sul settore militare, sui mercati internazionali e sulla società occidentale nel suo complesso.

Areas of Expertise: Internationl, automotive, geopolitics
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