Rischi ESG nei test di resilienza: l’Europa ufficializza linee guida per banche e assicurazioni

Redazione -

La stampa finanziaria internazionale valuta la novità come un passo importante verso una vigilanza più attenta ai rischi di sostenibilità.

Le Autorità Europee di Vigilanza (ESA), cioè EBA, EIOPA ed ESMA, hanno pubblicato ufficialmente il Final Report delle loro Joint Guidelines on ESG stress testing: sono le linee guida congiunte che forniscono alle autorità nazionali di vigilanza uno schema metodologico comune per integrare i rischi ESG (ambientali, sociali e di governance) nei stress test delle banche e delle assicurazioni.

Impatti finanziari profondi sulle istituzioni e sul sistema nel suo complesso

L’obiettivo delle linee guida è garantire che, quando gli stress test sono effettuati dai supervisori nazionali, i rischi ESG vengano considerati in modo coerente, comparabile e con una prospettiva di lungo periodo in tutta l’Unione Europea. Questo è importante perché rischi come quelli legati al clima o a problemi di governance possono avere impatti finanziari profondi sulle istituzioni e sul sistema nel suo complesso, come evidenziato anche dal lavoro preparatorio delle Autorità e dalla consultazione pubblica condotta nel 2025.

A differenza di altre iniziative normative, le linee guida non impongono un obbligo generalizzato di effettuare obbligatoriamente stress test ESG, ma si applicano come quadro di riferimento un approccio “comply or explain” che richiede alle autorità di vigilanza di spiegare se e come intendono allinearsi alle direttive pubblicate.

Cosa prevedono le linee guida

Il documento definisce i principi e gli elementi metodologici per progettare stress test che includano i rischi ESG, mettendo l’accento su alcuni punti chiave:
Quadro integrato: i rischi ESG devono essere considerati sia nei metodi esistenti sia, dove necessario, attraverso esercizi complementari per misurare gli impatti in scenari avversi.
Standard comuni e proporzionalità: uniformare le aspettative metodologiche pur lasciando margini di flessibilità, anche in relazione alla diversa maturità dei dati disponibili.
Organizzazione e competenze: richiede alle autorità competenti di dotarsi di competenze specifiche in ESG, gestione dati di qualità e risorse adeguate.
Materialità e approccio graduale: suggerisce un focus iniziale sui rischi climatici e ambientali, con possibili estensioni future verso rischi sociali e di governance a mano a mano che i modelli e la qualità dei dati migliorano.

Le linee guida entreranno formalmente in vigore dal 1° gennaio 2027, e le autorità nazionali dovranno notificare la loro conformità entro due mesi dalla pubblicazione nelle lingue ufficiali dell’UE.

Valutazioni della stampa finanziaria internazionale

La stampa finanziaria internazionale ha accolto la pubblicazione con interesse, inquadrandola come un passo significativo nell’evoluzione della vigilanza prudenziale europea:
MLex – agenzia di informazione finanziaria specializzata – ha sottolineato che le linee guida rappresentano una chiarificazione metodologica importante per i supervisori bancari e assicurativi europei, perché armonizzano gli approcci nazionali e consentono confronti più sistematici tra istituzioni e sistemi nazionali.
ESG Today, media internazionale dedicato alla sostenibilità nei mercati, evidenzia come il documento sia parte di uno sforzo più ampio per integrare pienamente i rischi ESG nei processi di vigilanza, seguendo progressi già compiuti in altri paesi o contesti regolatori (come la sensibilità crescente verso i fattori climatici nei modelli di stress test).

L’approccio “comply or explain”

Osservatori come A&O Shearman, FinReg e KnowESG segnalano che l’approccio “comply or explain” consentirà ai paesi dell’UE di adottare queste linee guida in modo flessibile, ma con l’obiettivo di standardizzare le pratiche di stress testing ESG a livello europeo, e che questo potrebbe portare a una maggiore trasparenza e comparabilità negli esiti delle analisi di resilienza.

Storicamente, la regolamentazione prudenziale europea ha gradualmente ampliato il concetto di rischio finanziario includendo fattori ESG, riconoscendo che rischi climatici e di sostenibilità possono tradursi in rischi creditizi, di mercato e di liquidità reali. L’integrazione metodologica nei stress test, che finora erano principalmente orientati a shock macroeconomici tradizionali, rappresenta un passo avanti nel colmare il gap tra finanza sostenibile e vigilanza prudenziale, e prepara il terreno per un’inclusione più strutturata dei rischi ESG nei processi di supervisione bancaria e assicurativa europei.