Venezuela, l’operazione che cambia le regole: intelligence, guerra multidominio e il fattore petrolio

Marco Bacini -

— a cura del Prof. Marco Bacini, Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale —

L’operazione statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro segna un punto di discontinuità importante nella storia recente delle relazioni internazionali e dell’uso della forza. Non tanto per l’impiego della potenza militare in sé, quanto per la qualità strategica dell’azione, per il livello di integrazione tra strumenti militari e intelligence e per il messaggio geopolitico che ne deriva. L’attacco ordinato dall’amministrazione Trump contro il Venezuela è stata un’operazione complessa, multidominio, costruita con precisione chirurgica e resa possibile da una lunga e silenziosa fase preparatoria.

Le informazioni disponibili delineano una sequenza operativa coerente con le più avanzate dottrine di conflitto contemporaneo. Prima ancora degli attacchi cinetici, il Paese è stato colpito nella sua infrastruttura nervosa,  comunicazioni degradate, sistemi di comando e controllo compromessi, blackout diffusi che hanno avuto l’effetto di isolare il vertice politico-militare dal resto dell’apparato statale. Che si sia trattato di un cyber attacco in senso stretto o di una combinazione di cyber, guerra elettronica e jamming avanzato, il risultato non cambia, il dominio informativo è stato conquistato prima ancora di quello fisico. In un’operazione di cattura di un obiettivo ad altissimo valore (HVT), la confusione dell’avversario diventa una condizione necessaria al successo.

Solo dopo questa fase si è passati all’uso della forza aerea, con bombardamenti mirati e attacchi selettivi contro installazioni militari e difensive nell’area di Caracas. L’obiettivo non era la distruzione indiscriminata, ma lapertura di corridoi operativi, la neutralizzazione di capacità di reazione e la creazione di una superiorità temporanea che consentisse l’ingresso delle forze speciali. Ed è così che è entrata in scena la Delta Force, impiegata per l’azione decisiva, ovvero penetrare i bunker presidenziali, superare i livelli di sicurezza più elevati e catturare vivo il presidente e la moglie, Cilia Flores.

Un’operazione di questo tipo, completata in poco più di un’ora e conclusa senza apparenti fallimenti, non può essere spiegata facendo riferimento esclusivo all’eccellenza tattica delle forze speciali. Il vero moltiplicatore di potenza è stato, con ogni probabilità, il lavoro di intelligence svolto a monte, in particolare dalla CIA. La capacità di individuare con precisione la posizione del target, di conoscere in anticipo la configurazione dei bunker, i percorsi di accesso, le procedure della scorta e le finestre temporali di vulnerabilità presuppone una penetrazione profonda della cerchia ristretta del potere.

E qui si erge con forza il ruolo insostituibile della HUMINT. Satelliti, droni e intercettazioni forniscono contesto, ma non certezze assolute. La decisione di entrare fisicamente nella residenza di Maduro richiede un livello di affidabilità informativa che solo fonti umane possono garantire. La taglia da 50 milioni di dollari nell’agosto 2025, per ottenere informazioni utili alla cattura di Maduro va letta non tanto come strumento propagandistico, ma proprio come leva operativa per incentivare defezioni, aprire canali informativi e creare fratture allinterno dellapparato di sicurezza del regime. È plausibile ritenere che l’operazione sia stata resa possibile da una o più fonti collocate in prossimità diretta del vertice, capaci di confermare in tempo reale la presenza del target e di fornire dettagli decisivi.

L’esfiltrazione finale, avvenuta via mare con il trasferimento dei prigionieri su una nave statunitense diretta verso New York, completa il quadro di un’operazione realmente multidominio. Terra, aria, cyber, spazio informativo ed elemento marittimo sono stati integrati in un’unica sequenza coerente, dimostrando come il conflitto moderno non si giochi più su singoli teatri separati, ma su una continuità operativa che attraversa più dimensioni simultaneamente. E questa cattura rappresenta l’inizio di una fase nuova, molto più complessa e rischiosa sul piano strategico.

L’arresto di Maduro apre infatti uno scenario altamente instabile. Il Venezuela entra in una fase di vuoto di potere in cui le forze armate, gli apparati di sicurezza e gli attori politici interni dovranno ridefinire rapidamente i propri equilibri, con una forte presenza sul territorio degli Stati Uniti che interverrà anche con i soldati americani. A livello regionale inoltre l’intervento statunitense riattiva memorie storiche profonde e genera reazioni contrastanti, con il rischio di riallineamenti geopolitici e di un irrigidimento delle posizioni da parte di attori tradizionalmente ostili a Washington.

A rendere il quadro ancora più delicato è il fattore energetico. Il Venezuela detiene una delle maggiori riserve di petrolio al mondo, un elemento che non può essere considerato secondario nella valutazione strategica dell’operazione. Il controllo, diretto o indiretto, delle infrastrutture petrolifere venezuelane rappresenta una leva fondamentale in un momento di forte instabilità dei mercati energetici globali. La possibilità di reintegrare progressivamente il petrolio venezuelano nei circuiti internazionali, sotto un nuovo assetto politico, avrebbe un impatto rilevante sui prezzi, sugli equilibri tra produttori e sulle strategie di sicurezza energetica degli Stati Uniti e dei loro alleati.

In questo senso, l’operazione contro Maduro va letta come atto di enforcement politico e giudiziario, ma soprattutto come una mossa di più ampio respiro, che intreccia sicurezza, intelligence ed economia. Essa dimostra come, nel mondo contemporaneo, il successo militare sia inseparabile dalla capacità di costruire superiorità informativa e come la HUMINT resti, nonostante l’evoluzione tecnologica, il cuore di ogni azione di intelligence. E al tempo stesso segnala che il controllo delle risorse strategiche continua a essere un driver fondamentale delle decisioni geopolitiche, anche quando è mascherato da motivazioni etiche o di sicurezza.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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