Brevetti, spin-off e sostenibilità: l’indagine della Statale di Milano sullo “university factor” come leva di sviluppo del Paese tra divari territoriali e digitalizzazione

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L’Osservatorio MHEO (Milan Higher Education Observatory), dell’Università Statale di Milano e dedicato a studi e ricerche sull’istruzione terziaria, ha presentato il V Rapporto “The University Factor – Impatto economico e sostenibilità dell’istruzione terziaria e dell’università” curato insieme al centro HEYE, MEIC e all’Università di Bergamo. Le università italiane sono motori di crescita e innovazione del Paese, grazie alla richiesta di brevetti e alla creazione di spin-off. Emergono però forti polarizzazioni e disparità tra Nord, Centro e Sud.

Milano 23 febbraio 2026 – Il sistema universitario italiano è dinamico strategico per crescita e innovazione, ma resta fortemente polarizzato. Le eccellenze in termini di brevetti e spin-off si concentrano soprattutto nel Nord e nei grandi atenei, mentre persistono divari territoriali e strutturali. Sul fronte della sostenibilità si registrano progressi ambientali ancora limitati, a fronte di consumi in aumento, e contributi positivi sul piano sociale, in particolare per inclusione e parità di genere.

È quanto emerge in sintesi dal V Rapporto dell’Osservatorio MHEO (Milan Higher Education Observatory) “The University Factor – Impatto economico e sostenibilità dell’istruzione terziaria e dell’università”, presentato oggi all’Università degli Studi di Milano, promosso in collaborazione conCentro HEYE (Higher Education and Youth Employability) dell’Università degli Studi di Bergamo, eMEIEC (Milan Economic Impact Evaluation Center) dell’Università degli Studi di Milano. Il Rapporto, curato da Giovanni Barbato, Carlo Fiorio e Matteo Turri dell’Università degli Studi di Milano, e daMichele Meoli e Stefano Paleari dell’Università degli Studi di Bergamo, si propone di esplorare l’impatto economico e sociale delle università, prendendo in esame la crescita delle attività di brevettazione, lo sviluppo degli spin-off, i legami con il territorio e la sostenibilità.

“Le analisi condotte dall’Osservatorio MHEO dimostrano come le università rappresentino un fattore determinante per lo sviluppo di Milano e della Lombardia. La lettura dei dati consente di guardare al futuro con fiducia, poiché offre le basi per affrontare con consapevolezza i profondi cambiamenti attualmente in corso”, ha spiegato Matteo Turri, docente di Economia Aziendale dell’Ateneo e responsabile scientifico di MHEO.

“Il V Rapporto MHEO conferma ancora una volta il valore dei dati e delle analisi basate sull’evidenza del nostro Osservatorio, per comprendere le dinamiche dell’istruzione, del sistema socio‑economico e del mercato del lavoro, individuando sì criticità ma anche opportunità, in particolare nel contesto lombardo e milanese. Le trasformazioni che stanno investendo il mercato del lavoro e la nostra società nel suo complesso, sotto la spinta della transizione digitale, della AI, dei cambiamenti demografici e sociali in atto, fanno infatti emergere da un lato la richiesta di nuove competenze e dall’altro impongono alle università un profondo aggiornamento dei modelli formativi e  delle strategie di apprendimento – il nostro Ateneo sta ad esempio perfezionando nuovi percorsi formativi e una didattica innovativa proprio per rispondere a questa sfida. In questo percorso, il dialogo con il territorio e il contributo dell’Osservatorio MHEO della Statale di Milano rappresentano risorse strategiche fondamentali”, ha aggiunto la Rettrice Marina Brambilla.

Brevettazione universitaria: in Italia solo l’8% dei brevetti europei, di cui il 47% in Lombardia. Tra le cause, cultura brevettuale limitata e disallineamento tra offerta di ricerca universitaria e domanda industriale

  • In Europa, tra il 2000 e il 2020, la quota delle domande di brevetto universitario è cresciuta dal 6,2% al 10,2% del totale delle domande europee presentate da richiedenti europei. Le istituzioni italiane contribuiscono al 6,6% delle domande di brevetto accademico complessive, mentre dalla Germania arriva il maggior numero di domande (circa il 24%, seguita da Francia (17,9%) e Regno Unito (12,1%);
  • in Italia, la brevettazione universitaria costituisce l’8% del totale dei brevetti depositati da richiedenti italiani, quota superiore a quella tedesca 5,8% ma inferiore agli altri principali paesi europei. A fronte del significativo aumento registrato negli ultimi anni delle domande di brevetto derivanti dalle università italiane – da 186 domande nel 2000 fino ad arrivare a quota 1.235 nel 2022 – il numero di brevetti concessi si è stabilizzato, con un tasso di successo in diminuzione e un aumento dei brevetti non concessi o decaduti;
  • il sistema italiano della brevettazione universitaria risulta fortemente polarizzato: nel Nord Italia, in particolare, si concentra il 47% dei brevetti universitari, con la Lombardia al primo posto (29%), seguita da Piemonte ed Emilia-Romagna, che complessivamente coprono circa il 65% del totale nazionale. Queste attività si sviluppano prevalentemente nei settori farmaceutico, delle tecnologie medicali e delle biotecnologie;
  • cultura brevettuale limitata e disallineamento tra l’offerta di ricerca universitaria e la domanda industriale contribuiscono a spiegare perché molte università non traducono ricerca di qualità in proprietà intellettuale.

Spin-off universitari: riduzione costante del loro numero, localizzazione prevalente nel Nord Italia e focalizzazione in ambito ingegneristico con basso tasso di fallimento

  • Si registra una riduzione significativa e costante del numero di spin-off universitari, passati da 86 nel 2018 a 20 nel 2024, un andamento influenzato dall’incertezza generata dalla pandemia del 2020, dall’introduzione di regole più restrittive e da fragilità strutturali legate alle dimensioni ridotte, alla scarsa attrattività dei capitali e alla limitata crescita internazionale;
  • la distribuzione territoriale degli spin-off segue il trend già evidenziato per la brevettazione, con il Nord che raccoglie il 47% delle iniziative. La maggioranza di questi spin-off nasce all’interno di atenei di grandi e mega dimensioni e in prevalenza all’interno di un singolo ateneo, indicando una limitata collaborazione inter-universitaria;
  • gli spin-off sono in larga parte monodisciplinari (83%), con una prevalenza delle discipline ingegneristiche (46%). La maggiore creazione di spin-off nelle grandi università è favorita dal più ampio bacino di docenti, ricercatori e studenti, dalla presenza di Uffici di Trasferimento Tecnologico strutturati e servizi specializzati, dalla localizzazione in aree metropolitane o distretti industriali che facilitano i collegamenti con imprese, investitori e incubatori, nonché da una maggiore reputazione e visibilità, capaci di attrarre partner industriali, talenti e progetti di ricerca di alto profilo e di rafforzare la capacità innovativa e imprenditoriale;
  • nonostante le criticità, gli spin-off universitari presentano un basso tasso di fallimento: solo l’1% chiude entro il primo anno e il 7% entro cinque anni;

Sostenibilità ambientale e sociale negli Atenei: cresce la spesa energetica, aumenta la sostenibilità sociale 

Infine, il rapporto dedica una sezione alla sostenibilità degli Atenei, analizzata dal punto di vista ambientale, sociale ed economico-finanziario.

  • Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, tra il 2015 e il 2021 il consumo energetico degli Atenei italiani è aumentato del 24,1%, mentre la spesa è salita del 22,6%: l’autoproduzione, pur cresciuta di circa il 300% e coprendo solo il 2% del fabbisogno, ha contribuito a contenere l’incremento della spesa e indica un ampio potenziale di sviluppo verso una maggiore autosufficienza energetica.
  • Sul fronte dell’inclusione e della sostenibilità sociale, tra gli immatricolati si rileva un buon equilibrio di genere, con prevalenza femminile. Restano differenze tra aree disciplinari: le donne prevalgono nei settori umanistici ed educativi, mentre gli uomini in ingegneria e ICT. Si notano però segnali di riequilibrio, con crescente presenza femminile nelle discipline tecnico-scientifiche e maschile in quelle umanistiche. Nel 2022-2023 gli studenti esonerati dal pagamento delle tasse erano il 37,6% degli iscritti, oltre tre volte rispetto al 2010-2011.

Una sezione del V Rapporto è inoltre dedicata a una survey condotta su un campione di 2.500 studenti dell’Università Statale di Milano (maggio e ottobre 2025) sul benessere economico‑finanziario e sugli impatti sulla carriera accademica. L’affitto emerge come principale voce di spesa per gli studenti autonomi, sebbene il 62,6% risieda in abitazioni di proprietà familiare; il 25,6% che sceglie l’autonomia abitativa sostiene oneri rilevanti che incidono sulla qualità della vita universitaria. Il 57,6% degli studenti non lavora e dipende dal sostegno familiare, mentre circa un terzo degli studenti lavoratori affronta carichi orari significativi, con una conseguente scelta obbligata tra lavoro e continuità didattica. Un terzo degli studenti riesce a coprire al massimo 100 euro con risorse proprie, segnalando una vulnerabilità strutturale agli shock economici e una forte dipendenza dalla rete familiare. Infine, il 55% risparmia senza ricorrere a strumenti dedicati.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

Areas of Expertise: editoria e comunicazione digitale, scrittura e revisione editoriale, giornalismo economico-finanziario, progettazione editoriale, pianificazione e coordinamento dei contenuti, social media e marketing digitale, intelligenza artificiale applicata alla comunicazione, strategie digitali, analisi dei contenuti e storytelling, comunicazione istituzionale e ufficio stampa
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