Abi: prestiti bancari crescono del 2.1% a febbraio, rischio aumento tassi?
Prestiti bancari in crescita in Italia: chi guadagna davvero e perché
A febbraio 2026 i prestiti bancari a imprese e famiglie in Italia sono aumentati del 2,1% su base annua, confermando la tendenza espansiva iniziata a marzo 2025. L’analisi, contenuta nel rapporto mensile dell’Abi, mostra un progresso strutturale del credito: per le famiglie è il quattordicesimo mese consecutivo di crescita, per le imprese l’ottavo. Il contesto è quello di un graduale calo dei tassi su nuovi mutui e finanziamenti, che migliora le condizioni di accesso al credito. Parallelamente, la qualità dei bilanci bancari continua a rafforzarsi grazie alla forte riduzione dei crediti deteriorati rispetto ai picchi del 2015, con un peso ormai marginale sul totale degli impieghi.
In sintesi:
- Prestiti totali a famiglie e imprese +2,1% a febbraio 2026 su base annua.
- Nuovi tassi per imprese al 3,45% e mutui casa al 3,42%, entrambi in calo.
- Crediti deteriorati netti scesi a 27,1 miliardi, lontani dal picco 2015.
- Rapporto NPL/crediti totali all’1,28%, meno di un settimo rispetto al 2015.
Dinamica di prestiti, tassi e crediti deteriorati in Italia
Secondo il rapporto mensile dell’Abi, a febbraio 2026 lo stock di prestiti bancari a famiglie e imprese è cresciuto del 2,1% su base annua, dopo il +2,5% per le famiglie e il +1,7% per le imprese registrati a gennaio 2026. Si tratta di un consolidamento del ciclo del credito, con quattordici mesi consecutivi di incremento per le famiglie e otto per le imprese.
Il tasso medio sul totale dei prestiti in essere è rimasto stabile al 3,99%.
Per le nuove operazioni di finanziamento alle imprese, il tasso medio è sceso al 3,45% dal 3,53% del mese precedente, molto al di sotto del 5,45% di dicembre 2023.
Per i nuovi mutui per acquisto abitazioni, il tasso medio è sceso al 3,42% dal 3,45% del mese precedente, a fronte del 4,42% di dicembre 2023, segnalando un progressivo allentamento del costo del credito immobiliare.
Sul fronte della qualità degli attivi, a gennaio 2026 i crediti deteriorati netti – sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute/sconfinanti, al netto di svalutazioni e accantonamenti – ammontavano a 27,1 miliardi di euro, in calo dai 30 miliardi di settembre 2025 e dai 31,3 miliardi di dicembre 2024.
La riduzione strutturale degli NPL e le implicazioni future
Rispetto al massimo storico di 196,3 miliardi raggiunto nel 2015, i crediti deteriorati netti risultano oggi ridotti di oltre 169 miliardi, segnando una normalizzazione strutturale del rischio di credito nel sistema bancario italiano.
A gennaio 2026 i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,28% dei crediti totali, in miglioramento rispetto all’1,43% di settembre 2025, all’1,51% di dicembre 2024 e soprattutto al 9,8% di dicembre 2015.
Questa combinazione di crescita degli impieghi, tassi in graduale discesa e NPL su livelli storicamente bassi apre spazi per una maggiore capacità delle banche di sostenere investimenti di famiglie e imprese, influenzando nei prossimi mesi domanda di mutui, credito alle Pmi e condizioni complessive di finanziamento dell’economia reale.
FAQ
Di quanto sono cresciuti i prestiti bancari a febbraio 2026?
Sono cresciuti complessivamente del 2,1% su base annua, includendo prestiti a famiglie e imprese, proseguendo il trend iniziato nel marzo 2025.
Qual è il tasso medio dei nuovi finanziamenti alle imprese?
È pari al 3,45% a febbraio 2026, in calo rispetto al 3,53% del mese precedente e al 5,45% di dicembre 2023.
Quanto costano oggi i nuovi mutui per acquisto abitazioni?
Costano mediamente il 3,42% a febbraio 2026, leggermente meno del 3,45% del mese precedente e decisamente sotto il 4,42% di dicembre 2023.
Qual è oggi il peso dei crediti deteriorati sul totale dei crediti?
Rappresentano l’1,28% dei crediti totali a gennaio 2026, molto inferiori al 9,8% registrato nel dicembre 2015.
Da quali fonti sono tratte e rielaborate queste informazioni?
Derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it rielaborate dalla nostra Redazione.






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