Amazon Europa e fisco italiano ancora in lotta
L’Agenzia Reuters ribadisce oggi sulla sua pagina internazionale che La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per la divisione europea di Amazon (AMZN.O), e per quattro dei suoi dirigenti, per presunta evasione fiscale del valore di circa 1,2 miliardi di euro (1,38 miliardi di dollari), secondo fonti attendibili a conoscenza diretta della vicenda. La mossa è senza precedenti per un caso di questo tipo in Italia, poiché Amazon ha accettato a dicembre di pagare 527 milioni di euro, interessi inclusi, all’Agenzia delle Entrate italiana per definire la controversia fiscale.

Della situazione la stampa italiana aveva ampiamente parlato il mese scorso, quando si era ipotizzata una “stabile organizzazione occulta” che produce redditi nel Paese senza dichiararli fiscalmente. Il fascicolo è coordinato dal pm Elio Ramondini, con indagini affidate alla Guardia di Finanza di Monza.
Secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il 2024 Amazon avrebbe svolto attività economiche in Italia attraverso strutture locali considerate formalmente di supporto, ma che di fatto avrebbero generato redditi tassabili nel Paese. Le indagini hanno portato a perquisizioni nella sede milanese dell’azienda, nelle abitazioni di alcuni manager e negli uffici della società di revisione KPMG, per acquisire documenti e dispositivi informatici utili all’inchiesta.
Il nodo della “stabile organizzazione occulta”
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda il concetto giuridico di stabile organizzazione. Nel diritto tributario internazionale una multinazionale deve pagare le imposte in un Paese se lì dispone di una struttura stabile che genera ricavi. La Procura di Milano ipotizza che Amazon abbia operato in Italia attraverso società locali e personale dedicato, ma che i profitti siano stati attribuiti alla società europea con sede in Lussemburgo, riducendo così l’imposizione fiscale in Italia.
Il decreto di perquisizione citato dai quotidiani sostiene che il gruppo avrebbe “omesso di dichiarare e versare le imposte sui redditi prodotti in Italia” sfruttando questo assetto organizzativo





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